mercoledì 1 novembre 2017

IR 26 RIEPILOGO



INSIEME RACCONTIAMO 26 RIEPILOGO 

#insiemeraccontiamo  
#racconti
#fareblogging 
 

Siamo al riepilogo  mensile di una nuova puntata di questo gioco che questo mese vede partecipanti nuovi. Li ringrazio e che dire d'altro? E' un vero piacere sapere che nonostante i due anni abbondanti, questo appuntamento continua a destare interesse.
Grazie di cuore a tutti!




Ma via col riepilogo!  
La foto e il mio incipit
 



LA GITA

 
Non sapeva perché aveva aderito a quella gita. Ora, però, tra ultrasessantenni si sentiva fuori posto. Non che lei fosse tanto più giovane ma sperava di trovare più allegria e chiacchiere. Un mortorio, invece. E solo chiese da visitare.

Un’occhiata e fu allora che le vide. Rovine di un vecchio castello in cima ad una collina verdeggiante.


I vostri finali


GUS O.

Il Castello era misterioso e si sentivano lamenti di fantasmi, di epoche passate. Cominciarono tutti a discutere e fare congetture. Gli anziani inventarono cose pazzesche e la donna cominciò a ridere.
Portava una radiolina e si misero tutti a ballare. Anche i fantasmi partecipavano. Una donna-fantasma era bellissima. Capelli neri e occhi verdi. Si lanciò in un tango appassionato. Qualche vecchietto rimase estasiato e cominciò a volare. 



DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
E QUI


Quelle rovine respiravano Storia ed un forte desiderio di raccontarla. Si avvicinò ad esse come se lei fosse stata parte di quel groviglio di pietre e di quella vita passata.

E mentre si avvicinava intanto si domandava incessantemente perché i compagni di quella gita fossero così noiosi e soprattutto non la degnassero neanche di un saluto. E poi perché era così attratta da quelle rovine? Vi si avvicinò, con la mano si protese verso la parete toccandola. Svanì nel nulla tornando a far parte del suo mondo, della sua terra e del suo tempo. Fu per un solo istante. Adesso però poteva da oggi essere un'anima ed uno spirito libero non più imprigionata nel futuro, ma fluttuante nell'Universo.


SINFOROSA CASTORO

... le aveva già viste, ne era sicura, le aveva sognate tante di quelle volte che trovarsele li, inaspettatamente, la fece rimanere basita. Uscì dal gruppetto e s' incamminò verso quei ruderi ed ecco venirle incontro una signora elegantemente vestita che la salutò. Non aveva più dubbi quella donna era lei, nella sua precedente vita. Un urlo soffocato e svenne.



VINCENZO IACOPONI

...lo riconobbe immediatamente, ce l'aveva ancora dentro gli occhi e dentro il cuore...quello era il castello dove era rimasta chiusa per così tanto tempo...e adesso che lo riguardava scomparve tanto, tantissimo del paesaggio e degli odori di prima...scomparve il torpedone, e i vecchietti suoi compagni e insomma tutto...sentì come un puzzo di pelli conciate, un odore di cibi arrostiti...riguardò tutto intorno e adesso lo vide nel suo splendore...non più rudere di se stesso, ma splendido castello...e i due uomini ai suoi lati che la tenevano per le braccia ed il loro linguaggio duro quasi sconosciuto...ma poi iniziò a capirli a registrare ogni parola. La conducevano dentro, le facevano salire scale poco illuminate, la lasciavano dentro una stanza nuda con un giaciglio a terra, un pagliericcio, degli stracci..."E questa volta prova ad allontanarti che ti strappiamo la pelle a frustate"...forte e chiaro ché ancora le bruciava la schiena dall'ultima volta...Dal finestrino entrava un po' di luce del giorno. Si affacciò. Era chiusa nella torre, una delle due torri del castello...sotto stavano drizzando un palco dove avrebbero ucciso qualcuno..."Ma chi?" urlò..."Te, non l'hai capito?"...C'era qualcuno nel buio di quella stanzaccia...Aguzzò lo sguardo e lo riconobbe, era suo fratello...un grido di gioia, forse era salva..."Sei venuto a portarmi via di qui?"..."Sono venuto a liberare la tua anima, a salvarti dal disonore di una morte abominevole"...L'uomo uscì dall'ombra e lei sentì immediatamente l'infinito bruciore della lama dentro le sue carni. Si sentì scivolare a terra mentre un freddo totale si impossessava di lei.

"Cosa fa, signora, non viene a visitare le cantine del castello? So
iamo già tutti entrati e mi sono accorto che lei ancora si attardava lì fuori". La guida turistica che avevano ingaggiato era una persona molto attenta e solerte. "Vengo, vengo" rispose. Si sentiva liberata di un gran peso. Adesso aveva finalmente capito cosa era quel bruciore di pancia che avvertiva regolarmente ogni mercoledì pomeriggio, e che nessu medico internista aveva saputo diagnosticare. Oggi era appunto mercoledì e lei aveva rivissuto la sua morte di chissà quanto tempo prima...Ci avrebbe potuto ripensare con calma una volta tornata a casa sua. Per ora le bastava. Doveva scriversi il nome della località e fare delle ricerche, ma pensava che la laurea in storia e filosofia presa alcuni anni prima l'avrebbe aiutata, e poi la biblioteca della sua Università era a su disposizione. La lingua che aveva parlato era il celtico, quindi aveva un punto sicuro di riferimento. Sospirò soddisfatta riaggregandosi al suo gruppo.


SFINGE CHAOS

Non perse tempo a pensarcisi, i compagni di viaggio stavano tutti intorno alla guida ad ascoltarne le spiegazioni, gli sembrò anzi che non riuscissero neanche a guardarsi intorno, salvo qualcuno, che si dava da fare a scattarsi foto sullo sfondo panoramico. Solo al momento dello scatto le labbra grinzose si schiudevano nel sorriso. Gli si strinse il cuore: alcune coppie parlottavano sottovoce con fare complice e colpevole e di certo si lamentavano delle scarpe e della schiena o della colazione consumata in fretta in autogrill prima di raggiungere la vallata. Sorrise tra sé e sé: di certo non mancavano in quelle piccole confidenze intime lamentele di stanchezza ed i mugugni sulla levataccia che gli era toccata quel mattino. Probabilmente tutti aspettavano speranzosi l'ora di pranzo per potersi rinfrescare e rilassarsi. Qualcuno sgranocchiava crackers rigorosamente integrali per stimolare l'intestino impigrito dagli anni. Per un attimo provò ad immaginarsi la conversazione a tavola e dovette in tutta fretta girarsi ed allontanarsi per dissimulare una risata cattiva, amara come il suo animo. Continuò a camminare diretto al rudere sulla collina, mentre insieme ai suoi passi frettolosi si andava snodando davanti ai suoi occhi un sentiero di ricordi. Non era più stato lo stesso da quando l'ala fredda della morte lo aveva sfiorato così da vicino da portargli via l'amore della sua vita. Con la sua Margherita tutto era diverso: in una circostanza del genere gli sarebbe bastato uno sguardo complice e divertito e di sicuro avrebbero saputo godersi quella gita sogguardandosi, strizzando un occhio, chiacchierando con quella sfumatura di condiscendente cortesia che solo lei sapeva intonare e che lo faceva sentire insieme partecipe e distaccato, gratificato dalla bellezza di lei e da quella piccola superiorità che i suoi modi conferivano alla loro coppia, non più giovane, certo, ma nulla a che vedere con la squallida tristezza della vecchiaia chiusa nei suoi piccoli acciacchi di amici e compagni occasionali che si trovavano intorno.

Continuava a camminare veloce, la strada era in salita e cominciò ad ansimare, ma non volle fermarsi, tutto era come quella volta, loro due giovani che correvano ad esplorare le rovine di un vecchio castello, quel viaggio organizzato, non c'erano ancora i bambini, come ridevano e come andavano di corsa per tornare in tempo prima che finisse la pausa concessa al gruppo sul terrazzo... sembravano magiche quelle rovine e... no, non tornarono in tempo perché si fermarono lì in un anfratto forse di un antico sotterraneo e lì come invasati dagli spiriti di paggi, fantesche e baroni si amarono di una passione che sale al cielo, perché nessun nascondiglio può contenerla. Per un attimo si sentì venir meno al pensiero, come se rotolasse in un dirupo, ma la cima era così a portata di mano e la raggiunse, scoprendo con straordinario stupore che erano proprio quelle stesse rovine, quelle di tanti anni fa. Cominciò ad esplorarle febbrilmente per ritrovare quella stanza nascosta e semidistrutta, qualcosa di indistinto lo guidava ed infine la rivide...

La polizia stacciava la zona con i cani, erano arrivati i figli sconvolti che aspettavano notizie sul piazzale della vallata. Con il passare delle ore la disperazione si faceva più cupa: nessuna speranza ormai di ritrovarlo vivo, ma almeno poterlo trovare e rivedere prima che gli animali del bosco ne facessero scempio. Un elicottero pelustrava la zona dall'alto. Lo trovarono dopo dodici ore di ricerca: era freddo, sorrideva...


CRISTIANA


In fondo sapeva perchè aveva aderito a quella gita : da quando la sua cagnolona Pretty l'aveva lasciata si sentiva sola come non mai e aveva tentato alcuni escamotages ,come partecipare al bingo o imparare i balli sudamericani, ma dopo poco aveva perso ogni interesse e l'unico rimedio era leggere e ancora leggere con accanto la copertina della dolcissima amica La vista di quel castello diroccato l'aveva distolta dai suoi pensieri e
finchè fu possibile, seguì con lo sguardo quei ruderi, poi il pulmann fece una svolta e si sentì defraudata di...qualcosa che non poteva spiegarsi.
In quel momento il mezzo s'arrestò e corse dall'autista per sapere quanto si sarebbero fermati ; seppe così che quella sarebbe stata una sosta di un paio d'ore per rifocillarsi e per comprare i prodotti che una ditta avrebbe mostrato.
Avvisò che sarebbe andata a fotografare le rovine del castello e che sarebbe tornata per tempo Si era accorta che , sia l'autista che coloro che avevano colto le sue parole, si erano guardati con una strana espressione, ma che andassero a farsi fottere.
Recuperò lo zainetto con il the freddo e i panini e si avviò verso quelle rovine
che tanto tanto l'avevano attratta e che , in qualche modo, la stavano chiamando.
Affrontò quella che le era parsa una breve salita , ma poi si rese conto che più saliva e più quelle rovine parevano allontanarsi , ma non demorse e continuò a salire perdendo la nozione del tempo fino a che riprese conoscenza ritrovandosi a camminare in una valle senza confini, priva di orizzonte, ma ricca di alberi e piante e fiori di specie mai viste . Imboccò un sentiero in fondo al quale le parve di vedere qualcosa di luccicante e infatti dopo breve tempo giunse ad un fiume limpido nel quale, specchiandosi, scoperse che pur essendo quella di sempre, i capelli erano divenuti bianchi come raggi lunari. Quel fiume era attraversato da un ponte che grazie alla rifrazione dei raggi solari con l'acqua , assumeva i colori dell' arcobaleno. Capì allora dov'era arrivata e capì che la leggenda degli indiani d'America era la pura verità . Scese dalla parte opposta del ponte emozionata e col cuore palpitante, certa che fra breve avrebbe riabbracciato la sua PrettY.


MARIELLA

"Oltre l'edera che in quel tiepido ottobre colorava quel che restava del castello di un rosso brillante, si accorse di un piccolo sentiero che si perdeva in un bosco fitto.
Lo attraversò senza pensarci troppo.
L'aria era frizzante ma un bel sole l'accompagnava facendole luce e donandole conforto.
Ed ecco che, ad un certo punto, la radura sì aprì e apparve un piccolissimo cimitero.
Le lapidi erano posizionate in circolo, tutte alla stessa distanza l'una dall'altra.
Un'intera famiglia riposava in quel quieto giardino.
Madre, padre e tre figli.
Lesse i nomi e poi le date. Giovani i genitori, giovanissimi i figli.
La stessa data di morte.
Cosa poteva mai essere successo?
Quale terribile catastrofe poteva avere portato alla distruzione di un'intera famiglia?
Si guardò indietro e prestò più attenzione alle rovine alle sue spalle.
Tracce di fumo qua e là, travi di legno consumate.
Era stato un incendio che in un attimo aveva portato via tutti.
Ora però erano tutti insieme, uniti da quel girotondo di pietra che li custodiva come in un abbraccio.
Sorrise e lentamente, tornò alla sua comitiva".



SCIARADA SCIARANTI


Chi sa se quel colosso di pietra ferito dal tempo aveva un'anima e chi sa se anche lui, simbolo dell'antico splendore dell'imperatore Massenzio, per il suo esatto contrario, si sentiva fuori posto nella sua forma ormai dimessa e dismessa circondato da quel brulicare di vita che in ogni singolo filo d'erba faceva mostra di sé, si fece un rapido esame di coscienza e si domandò se i suoi compagni di viaggio si sentivano fuori posto al cospetto della sua insofferenza. Il gruppo si interpose tra lei e il castello per la tradizionale foto ricordo, li guardò muoversi con lentezza spossati dal peso degli anni, avevano perso l'esultanza della giovinezza, ma sorridevano, lasciavano a ogni gesto una traccia di quello che erano stati e lei non l'aveva notato, fece un passo in avanti e sentì scrocchiare l'erba sotto i suoi piedi, posò gli occhi su di essa e capì che nessuno di loro compresa lei era fuori posto, solo la prospettiva da cui guardava doveva essere cambiata, come quel rudere che troneggiava in quel vasto campo i suoi compagni erano stati calpestati dalla vita e nello stesso modo lei senza consapevolezza aveva calpestato un respiro vitale che si sarebbe afflosciato ma che con fatica e perseveranza avrebbe continuato a lottare per non morire. Corse verso quella gente che in un attimo era diventata familiare, voleva esserci anche lei nella foto ricordo, durante il tragitto di ritorno si sarebbe fatta raccontare il loro vissuto regalandogli un'attenzione che li avrebbe fatti contenti e lei si sarebbe arricchita con le loro storie. 






IVANO LANDI

 

L'illustrazione  del finale di Ivano è un dipinto su ardesia raffigurante un paesaggio ligure con rovine del ’700. Dal sito: http://www.antiquares.it


“E quelle rovine lassù?” chiese alla guida.
L’uomo si voltò a guardare e con lui tutta la comitiva. Ma poi, l’attimo dopo, tutti si girarono nuovamente, verso di lei stavolta, con un’espressione sconcertata in volto. Alcuni si scambiavano tra loro occhiate fin troppo eloquenti e mancava solo che si picchiettassero con il dito la tempia.
Eppure non era un’allucinazione la sua, perché anche se chiudeva gli occhi e li riapriva, le rovine restavano al loro posto, sulla sommità della bassa collina. Nessuno in ogni caso badava già più a lei e tutti avevano ripreso a camminare come prima. A differenza di lei, le cui gambe sembravano non volerne più sapere di ubbidire ai suoi comandi mentali. E lo stesso la sua lingua, che sembrava come paralizzata. Poté così solo osservare i suoi compagni di gita sparire a uno a uno, oltre la prima svolta del sentiero, finché, quando ormai nessuno era più in vista, non tornò a guardare le rovine. C’era anche della paura in lei in quel momento, ma vissuta in modo lontano e opaco come se uno schermo si frapponesse fra lei e le sue emozioni, così come prima qualcosa si era frapposto fra lei e il suo desiderio di muoversi. In quanto al gruppo dei gitanti, qualcuno sarebbe certamente tornato indietro a cercarla, non appena si fossero resi conto che non era più con loro. Intanto però, in quell’attesa immobile, lei sentiva come se i piedi le penetrassero fin dentro la terra e le tirassero in alto i capelli.

* * *

Al mattino, quando la Signora del castello si affacciò per la prima volta quel giorno alla finestra, indicò qualcosa alla sua damigella di corte. «Guarda» le disse. «Si direbbe che una ninfa di passaggio abbia trovato di suo gradimento un angolo del nostro giardino. Quell’albero ieri non c’era».


Il mio finale

Si guardò intorno. Nessuno faceva attenzione a lei. Approfittò così delle tre ore di sosta e di libertà per starsene un po’ da sola. 

Prese il sentiero che costeggiava il prato e salì ai ruderi. Tanto, tra ruderi in mattoni e ruderi umani erano preferibili i primi si disse. Erano bellissimi! Austeri. Antichi. Peccato che fossero lasciati andare alla malora così.
Girò intorno a ciò che restava della costruzione e si accorse che nella parte posteriore c’era un’apertura squadrata. Ciò che restava di una porta probabilmente. A quel punto la curiosità vinse su tutto. Non pensò a crolli o altro. Entrò. Nella semioscurità un rumore la fece sussultare. C’era qualcuno lì. Sperò che non fosse un animale selvatico anche se tra animali e bestie umane ormai la differenza era ben poca.
Col cuore in gola si guardò intorno. Allacciati e semisvestiti, con lo spavento negli occhi, il signor Rossi e la signora Delcore.
Brontolando a mezza voce scusate scusate voltò le spalle e si allontanò veloemente. A metà discesa scoppiò a ridere. “Hai capito quei due? Sul pulman non si parlano e poi… poi si sono imboscati come due ragazzini. Chissà se i rispettivi coniugi...”
Ma eccoli lì, i rispettivi coniugi. Le stavano venendo incontro affannati, allarmati.
- Signora ha visto mio marito?
- E mia moglie? Ha visto mia moglie?
“Eccome se li ho visti. Si stavano divertendo un mondo alle spalle vostre!” ma lo pensò solamente. In fondo non erano affari suoi.
- No, mi dispiace… perché?
Patricia

14 commenti:

  1. Cara Patrizia, non sto qui a elencare tutti i nomi, ma vi dico forte! BRAVI TUTTI!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Grazie a nome di tutti stella!
      buona giornata e un bacione

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  2. Sempre interessante leggere come ciascuno di noi vede il finale partendo tutti da un incipit comune

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    1. Vero? 😊 è proprio quello il bello.
      buina giornata!

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  3. Stavolta ho "saltato", la prossima vedrò di non mancare e... certo che il signor Rossi e la signora Delcore rischiano seriamente di essere pedinati da Andrea Arcani :-D

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    1. Per questa volta non ti sgrido 😃😃😃😃😃😃
      Comunque avvisa pure Andrea Arcani. È già pronto il numero 27 e mi sa proprio che avremo bisogno di lui 😉

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  4. Ahahah, quanto sei simpatica Patricia!
    Molto realistico il tuo finale.
    Cri

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  5. Pat...sei unica! Solo a te è venuta in mente l'idea della scopatina. Adesso che ci penso...ma l'incipit non è tuo?...Mumble mumble mumble...ah ecco allora....ho capito....

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    1. 😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂
      questa volta t'ho fregato! 😂😂😂😂😂😂

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  6. complimenti a tutti!
    Io non riesco a star dietro neppure a uno di questi "insieme raccontiamo", l'ultimo era il 14...sto invecchiando

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    1. Lo so, stella ma so anche che ci sono momenti in cui è impossibile stare dietro a tutto.
      Tu invece sai che qui la porta è sempre aperta e quando avrai tempo e voglia di unirti a noi sarai sempre ben accetta. Come se fossi sempre stata presente.
      Bacione grande!

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  7. Hai capito la coppia fedifraga che coraggio con i rispettivi partner nei paraggi, ah la passione che fa fare!
    Complimenti e un saluto a tutti!

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    1. ahahhaahahhahahah volevo qualcosa di diverso ahhahaha
      Sì, complimenti davvero a tutti! Siete stati bravissimi come sempre.
      Bacio!

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