mercoledì 8 novembre 2017

La fine della storia


Questa lettura partecipa all’inziativa di Kly 


M 25 SFIDA ALL'ULTIMA PAGINA 2017

La fine della storia
di Luis Sepulveda
Guanda (2016)




La storia non ha mai fine. Almeno così sembra. Quando pare che si sia allontanata da noi quasi del tutto, inesorabilmente si ripresenta.
Come fantasmi che tornano dall’oltretomba, vecchie conoscenze si rifanno vive e ci invitano a dar loro retta. Un invito che è più un ordine ma tant’è. E’ la vita.

E’ così che si snoda questo romanzo. Tra passato sempre presente, passato di ritorna, memorie e ricordi e nuovi avvenimenti ad esso collegati.
Se da una parte c’è l’assente presenza della compagna di vita che non si è pù ripresa dalla “gita” a Villa Grimaldi, uno dei peggiori luoghi di detenzione e tortura ai tempi di Pinochet, dall’altra c’è un ritorno di fiamma, il passato che appunto fa l’appello e convoca il protagonista per un ultimo lavoro. E volente o nolente gli toccherà ritornare ad agire.

La storia infatti scorre tra ricordi, divisi tra l’addestramento in Unione Sovietica e la lotta in Cile, e il riavvicinamento di vecchi compagni di battaglie e ‘incontro con vecchi e nuovi nemici.

Finirà questa storia? In un certo senso, sì. Il protagonista otterrà due risultati. Riuscirà nel compito a cui è stato chiamato da un vecchio capo e riavrà la sua donna perché il mondo in cui si era nascosta dopo Villa Grimaldi incomincerà a sgretolarsi.
Però, solo in un certo senso ho detto perché resterà sempre impressa dentro di lui.. di loro. 
La storia fa parte di noi. Siamo noi. Ci entra sotto pelle in maniera tale che a volerla strappare ci scuoieremmo.

Anche se a prima vista questo libro può sembrare un po’ confuso coi salti repentini di luogo e tempo, di capitolo in capitolo, ci si rende conto che i ricordi fanno parte di esso e senza il libro non avrebbe senso. Tutto fila bene!

Sepulveda è un affabulatore nato. Poi, sinceramente quando scrive del suo Cile, della repressione o di torture ne sa parecchio. Troppo!
Patricia.

16 commenti:

  1. «Strano paese il tuo, Belmonte, dove si può prendere l’aperitivo con un genocida ma l’omicidio è un crimine che non va mai in prescrizione. Sarà un piacere rivederci..…»

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    1. Sarà che adoro Sepulveda, ma anche quwsto mi è piaciuto veramente
      buona serata

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  3. Io amo Sepulveda e questo romanzo in particolare è molto bello perché apre gli occhi sul suo paese, appunto il Cile, e su un pezzo di Storia che forse non tutti conoscono bene.
    Baci!

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    1. Tutti i suoi libri sono fortemente legati alla sua terra. Questo poi parla anche di un periodo veramente tragico ma appunto vedendolo con occhi diversi, non da stampa

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  4. Cara Patrizia sarebbe inutile dire che conosco questo libro io leggo molto poco.
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Lo so Tomaso, non ti crucciare. Hai qualche problemadi vista 😊
      Bacio stella

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  5. Adoro il Cile, conosco la sua drammatica storia, ci sono stato e quindi solo per quella tua chiusura già compererei il libro. Poi Sepulveda è un grande autore.

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    1. Io sono cresciuta con gli inti illimani e compagnia. Avevo 12 anni all'epoca del golpe e già potevo capire le cose. Sono stata una di quelle che si era inca***ta perchè non voleva che si giocasse la Coppa Davis in quel paese.
      Grande, si!

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    2. Io adoro gli Inti ho tutti i loro lavori ed all'epoca li ascoltavo ed ero anch'io conscio di quanto accadesse

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    3. Anch'io ho ancora le loro cassette. Peccato che non possa più ascoltarle ma di mangianastri ormai...
      Hanno lasciato un segno!

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  6. Un grandissimo scrittore che leggo sempre con piacere. E la tua è una bella recensione!
    Un abbraccio!

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    1. Ti ringrazio Ofelia e condivido quello che hai scritto.
      ciaooooo

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  7. Uno scrittore che di "fine" capisce ben qualcosa. Lessi alcuni anni addietro "Mundo del fin del mundo" del 1989, che mi piacque mondo. Poi la sua incredibile "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" e poi quel suo vecchio che leggeva romanzi d'amore. Mai patetico, mai superfluo, sempre attuale, stile e forma eccellenti.
    Sono tanti gli scrittori sudamericani tu si que vales. Sepulveda, Marques, Saramago, Paulo Coelho senza dimenticare Pablo Neruda. Questi sono quelli a me molto noti, ma gli scrittori sudamericani secondo me hanno una corda particolare che emette suoni particolari, molto coloriti e sonori.
    Bella la tua recensione. Sei brava e lo sapevo.

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    1. Sepulveda è incredibile e gli altri che hai nominato.... beh! Che si può dire su di loro? PerPersonalmente li amo tutti.
      E Amado? Ok, e brasiliano ma.... 😍
      Hanno uno stile loro. È inutile. Storia diversa alle spalle, modo di vivere diverso e mettono cuore in ciò che scrivono. Cuore e radici.
      bacio

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