venerdì 1 dicembre 2017

INSIEME RACCONTIAMO 27 RIEPILOGO


  

            INSIEME RACCONTIAMO 27

                         RIEPILOGO


#insiemeraccontiamo    #racconti  #fareblogging

Gran finale anche questa volta per INSIEME RACCONTIAMO.

A quanto pare il mistero ha colpito un po' tutti :)
Come al solito stabilire quale è il finale migliore diventerebbe difficile. Sono sempre più felice di non dover scegliere un vincitore/una vincitrice e non è per piaggeria. Semplicemente la vostra bravura è notevole! Ed è valido per i "vecchi" e i nuovi finalisti.

Ma apriamo subito le danze con il mio incipit e la foto scelta per questa puntata

LA SCOMPARSA

Si stava preparando il caffè pensando a cosa avrebbe dovuto fare per sistemare una determinata questione. La tivù era accesa come sempre, un sottofondo che ormai quasi non sentiva più.
Improvvisamente il volume audio si alzò in maniera assordante. Si voltò. La tazzina le cadde dalle mani.
C’era una sua foto sullo schermo. Una foto di tanti anni fa, quando ancora era una ragazza piena di speranze e carina.
“Vi mostriamo la foto della ragazza scomparsa. Chiunque la vedesse è pregato di rivolgersi alle Forze dell’Ordine. Ricordiamo che è introvabile da ieri pomeriggio e che al momento della sparizione indossava blue jeans azzurri, felpa rossa con la scritta bianca my sweet love, scarpe da ginnastica blu. Risponde al nome di….”




I vostri finali

SINFOROSA 

... Com’era possibile? Cominciò a misurare a grandi passi la cucina. Quel comunicato l’aveva sconvolta. Come era potuto accadere che tutti i sui sogni si fossero infranti? Era più sconvolta di quel fatto che non del vedersi in tv in una foto e notizia improbabili. Doveva rimediare. Annotò su un post-it almeno tre di quei sogni e si ripromise di realizzarli a costo di...
“Mamma...”.
Suo figlio la stava chiamando a squarciagola, lei si era appisolata che neanche s’era accorta. La tele continuava a sussurrare notizie e pro

clami e la tazzina era infranta sul pavimento. 
SINFOROSA
 

ARIANO GETA 

 Si avvicinò allo schermo.
La foto era sicuramente la sua, non c'era la possibilità che si trattasse di una persona che le somigliasse molto e fosse vestita come lei in quello scatto di... quanti anni fa? Venti, venticinque?
"... i famigliari hanno un assoluto bisogno di ritrovarla, non possono vivere senza di lei. Purtroppo negli ultimi tempi si è spesso assentata e sembra avere l'intenzione di farlo in modo definitivo nei mesi che verranno..."
Ma che caspita di dettagli stava fornendo il mezzobusto televisivo?
... che poi, a guardarlo bene, chi lo aveva visto prima? Non era uno speaker noto di nessun tiggì, soprattutto non del canale sul quale era sintonizzato il televisore...
Canale? Perché in basso a destra non c'era nessun simbolo?
"... il marito Giorgio e i figli Rossana e Simone le chiedono con tutto il cuore di ripensarci perché loro sono sicuri che in fondo al cuore la loro cara Elena è ancora quella ragazza dolce ma forte che si vede nella foto..."
Si lasciò andare a un'esclamazione di sorpresa, fastidio e divertimento al tempo stesso. In effetti avrebbe dovuto notare subito che il led del "play" sul lettore dvd stava lampeggiando.
"Uscite fuori, dai, lo so che siete nascosti da qualche parte! Bel modo di perdere una mattinata di lavoro e di scuola!"
Lo disse con un tono di rimprovero che tuttavia racchiudeva già il perdono.
Marito e figli entrarono dalla porta. Non dissero nulla, parlavano i loro sguardi.
Elena sorrise, aveva gli occhi lucidi.
"Va bene, l'avete voluto voi. Rimango. Ora telefono al centro psichiatrico per dirgli che rinuncio. Ma quando comincerò a rendervi la vita impossibile coi miei deliri..."
"Perché non dovresti guarire mamma? Chi ha stabilito che i farmaci non possano aiutarti?"
"Ne abbiamo già parlato" rispose la donna in un sussurro che tradiva il pianto imminente. "I matti devono stare in luoghi dove non possono essere un pericolo per gli altri..."
"Tu non sei matta" la interruppe sua figlia.
"Oppure sei una matta straordinaria che sono felice di aver amato sin dal primo giorno in cui l'ho conosciuta" la corresse il padre.
Si strinsero in un abbraccio collettivo.
ARIANO GETA


GUS O. 

Dopo l'incubo riapparso nella sua mente prese una tazzina di caffè e accese la TV. C'era della musica e ricordò quel giorno maledetto in cui fu rapita. La tennero segregata in un casolare sperduto con gli occhi bendati e una catena alle gambe. Suo padre pagò il riscatto dopo giorni terribili di trattative. Eppure, un po' di nostalgia affiorò quando guardandosi allo specchio vide che la bella ragazza rapita era diventata una donna con segni chiari di una vecchiaia che avanzava inarrestabile. In fondo l'azienda ereditata dal padre gestita male era fallita come il suo matrimonio con un marito che rincorreva ragazzine giovani. Si rimise a letto con la speranza di prendere sonno e magari rivivere la ripetizione dell'incubo che mostrava una ragazza bionda dal sorriso solare.
GUS O.
 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®   oppure QUI 


….Giovanna." Ecco, in quel momento tirò un sospiro di sollievo, non parlavano di lei, lei si chiama Giulia. Passato quell'attimo vissuto in modo attonito per poi riacquistare il giusto colorito sul suo viso, cancellando il pallore iniziale del momento, si iniziò ad interrogare sul perché pur non essendo lei la foto mostrata era indiscutibilmente la sua. Una foto scattata tanti anni fa quando era diciassettenne, lei che ora di anni ne ha 35. E poi l'incongruenza temporale: una sua foto di anni fa e la ragazza scomparsa da meno di 24h. Non capiva, non sapeva darsi una risposta.

Si affacciò alla finestra per capire e rimase sgomenta: il panorama era cambiato, lei sembrava vivere nei luoghi di quella ragazza scomparsa. Poi osserva meglio, era in un prato con in un angolo del terriccio ed un sinistro avvallamento. Ci si avvicina, scava e trova i resti di una ragazzina. Lei lo sa, sa che era Giovanna.

Si sveglia, "Menomale, è stato solo un orribile incubo". Poi accende di nuovo la tv e questa volta vede lo stesso messaggio ma la foto non è la sua ma di Giovanna Romuli, scomparsa ieri pomeriggio. Giulia sgrana gli occhi, presa dal panico e pensa il peggio.

Non sa che fare, non sa se sarebbe creduta, o perfino sospettata andando dai Carabinieri. Prende però il coraggio a due mani, va dalle forze dell'ordine e racconta il sogno, fornendo dettagli che rendono inequivocabilmente credibile il suo racconto.

Vanno sul posto indicato da Giulia, scavano e trovano Giovanna, morta.

Una fine orribile. Giulia scappa via, piangendo ed urlando. Non poteva esserci peggior modo possibile per scoprire di essere una medium.
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®


ANNA PIEDISCALZI

Nina...


"Nina???" Ripetè come volersene convincere. Si guardò allo specchio e si disse: "Ma se io sono qua... Chi è stata rapita al posto mio?" Lo sguardo vuoto dello specchio non le rispose.
Poi un flashback la trafisse, immagini caotiche e cariche di colori le invasero gli occhi.
All'improvviso come uscita dal trance di ricordò chi e quando.
Un velenoso dolore allo stomaco le ricordo anche il perché.

Prese la sua valigetta nera, senza neanche aprirla e lasciando la stanza così com'era si avviò alla porta.
Un altro caso è un'altra vita stava per essere rubata a causa sua.
Non poteva più nascondersi. Tacere. Era venuto il momento di tornare su i suoi vecchi passi e questa volta non avrebbe fallito.
Nel aprire la porta guardò la foto della sua piccola bambina e mormorò: te lo prometto.
Poi il silenzio di una porta che si chiede. Nina stava tornando a Praga e solo il tempo avrebbe detto se sarebbe tornata in Italia.
ANNA PIEDISCALZI 


VINCENZO IACOPONI MALAVISI 

 Ma questi qui sono scemi, proruppe la ragazza spegnendo sdegnata la TV. Come sarebbe a dire "introvabile da ieri pomeriggio"? Ma io sto qui da tre mesi e loro se ne accorgono solo adesso?
Attraverso i vetri della finestra lo vide arrivare. Era sceso dal suo trabiccolo e si stava avvicinando alla sua porta. Gli aprì prima che lui suonasse. Lui le fece un cenno perentorio prima che lei dicesse qualcosa.
-Vestiti che che ne andiamo.
-E la mia roba?
-Resta tutto qui.
-Mi metto un po' in ordine.
-Stai bene così.
In macchina non parlava, allora lei si fece uscir fuori il fiato.
-Che vuol dire "introvabile da ieri pomeriggio"?
-Dice quello che gli è stato scritto su un foglio, insomma lui legge come hai potuto vedere,
-Ma dice scemenze.
-No, nessuna scemenza. Ieri mattina sei stata filmata mentre uccidevi tua sorella. Adesso tutta la polizia ti sta cercando.
-Ma quello non ha detto niente di questo...e poi come sarebbe a dire che sono stata filmata?....Da chi?
-Dai Servizi.
-Ma io non ho una sorella, sono figlia unica.
-Non l'hai più. L'hai ammazzata ieri, prima di sparire.
Questo è matto, pensò la ragazza. Devo badare a quel che dico.
-Adesso dove mi stai portando?
-Da amici nostri.
Accelerò di colpo. Prese una curva a velocità folle. La ragazza non credeva ai suoi occhi: quella vecchia carcassa stava andando ad oltre duecentocinquanta orari, e non emetteva più quei comici rumori di ferraglia strapazzata.
C'era un posto di blocco. L'uomo diede gas e passò oltre come un razzo.
La ragazza vide i poliziotti saltare sulle due macchine e immediatamente inseguirli con sirene spiegate e luci blu accese. La loro macchina guadagnò ancora terreno. Dopo una curva l'uomo frenò a morire e riuscì a fermarla.
-Apri la portiera e riparati dietro quel muro, che io me li porto dietro.
-Ma che faccio da sola?
-Torno a prenderti.
La ragazza corse dietro il muro che l'uomo le indicava. Si girò ma lui non ripartiva, anzi discese dalla sua auto.
-È lì dietro, disse l'uomo ai poliziotti. State attenti che è armata.
Il primo poliziotto sparò immediatamente una raffica dal suo mitragliatore. La ragazza volò contro il muro in un lago di sangue.
-Morta, disse il poliziotto.
Un altro, che sembrava il capo pattuglia si avvicinò all'uomo, seduto sul cofano della sua auto.
-Tutto a posto.
-Un corno, gli rispose l'uomo. Adesso deve sparire. La moglie del Presidente non aveva sorelle, ma la storia l'abbiamo pensata bene e non inventata in quattro e quattrotto.
-Che succede adesso? Chiese il capo pattuglia.
-Niente. Fate sparire quel cadavere e da domani si ricomincia.
VINCENZO IACOPONI MALAVISI
 

CLEMENTINA DANIELA SANGUANINI


 “Ecco, è successo di nuovo. Non ne posso più!”
Tutti i giorni, dopo essersi svegliata, si spinge in cucina per concedersi una tazza di caffè e progettare una via di fuga dal suo più grande incubo, ma in quel preciso istante la tv le propina sempre la stessa scena. A cominciare da qui la sua giornata trascorre inesorabilmente allo stesso modo della precedente.
Ha già provato a disattivare l’elettrodomestico più e più volte, lo ha persino fracassato a colpi di accetta, ma qualsiasi tentativo sperimentato fino ad ora non è mai valso a nulla. Niente da fare: implacabile come un mostro, l’apparecchio magicamente si riattiva, in principio partendo con il volume in sordina, per poi alzarsi al massimo livello e tempestarla con quella notizia martellante e soprattutto falsa.
Ogni giorno, da dieci anni a questa parte, nella vita di Sara gli eventi si ripetono esattamente uguali, intrappolandola in un orribile incantesimo che la costringe a ripetere sempre le stesse cose.
Cosa non aveva funzionato nel suo astuto piano?
Chi, tra i tanti colleghi scienziati che la supportavano nel segretissimo progetto di ricerca, imperniato sulla teoria delle stringhe e volto a indagare il tema delle dimensioni parallele, era riuscito a neutralizzarla, ingabbiandola per sempre in questo eterno reiterarsi degli accadimenti?
Ma, soprattutto, Sara riuscirà a trovare una soluzione al suo dramma?
Per scoprirlo, restate sintonizzati su questo canale!

CLEMENTINA DANIELA SANGUANINI


SCIARADA SCIARANTI 

Nefeli, lei la più bella della vigna a cui due piccoli angeli, ammaliati dal fascino che emanava, avevano rubato il nastro d'oro che usava per adornarsi i capelli. Volevano portare la sua consistenza nell'inconsistenza dei loro sogni, privarla della volontà facendo cadere la sua mente nell'oblio pascendola con melograno e miele e per portare a compimento il loro piano l'avevano ingannata con l'aiuto dei giacinti e dei gigli che le avevano rubato il profumo e degli amorini alati che l'avevano colpita con le frecce dileggiandola, ma il buon Zeus era intervenuto e con l'acqua della giovinezza l'aveva trasformata in nuvola permettendogli di dileguarsi e di fuggire. Si era nascosta tra gli umani e per un po' di tempo era riuscita a vivere in serenità toccando addirittura gli apici della più pura gioia. I due angeli però erano così tanto ossessionati da non aver mai smesso di darle la caccia e la foto mostrata in televisione risaliva a ventitré anni prima, quando l'avevano rintracciata e lei ancora una volta aveva dovuto lasciare il luogo che l'aveva accolta per inventarsi una nuova vita altrove. Adesso le Forze dell'Ordine la cercavano e lei era scoppiata in una fragorosa risata perché non l'avrebbero trovata, i due angeli ignoravano che il suo corpo terreno invecchiava e nessuno l'avrebbe associata alla foto di quella ragazzina. Nefeli si mise davanti allo specchio in cui erano riflessi giacinti e gigli recisi contenuti in un vaso sul tavolo e un quadro sulla parete in cui degli amorini alati scoccavano delle frecce gli uni contro gli altri, raccolse i capelli e li legò con il suo nuovo nastro d'oro, si sentiva libera e... felice.

                   https://youtu.be/brVPR4a_5Sw

SCIARADA SCIARANTI
 

CRISTIANA 2011


In effetti,non era l'audio della TV che era aumentato, era stato quel nome, Nicole Pellissier, che le aveva perforato i timpani
Già quando era iniziata quella vicenda aveva paragonato una sua foto di diciottenne a quella di quella ragazza che si era insinuata nella sua esistenza e non aveva dubbi che quella fosse sua figlia perchè erano identiche, a parte gli occhi , scuri i suoi, molto chiari, quasi trasparenti quelli della giovane donna che aveva più volte tentato di comunicare con lei, obbligandola a rivivere un incubo che aveva sempre tentato di scacciare dalla mente, un incubo che aveva rivissuto sia nei sogni che ad occhi aperti, che continuava ora nella realtà.
Quando avevo partorito, aveva lasciato la bambina nella struttura ospedaliera, come consentito dalla legge, cercando di continuare a vivere come nulla fosse successo, e mai si era pentita della decisione presa e il senso d'ingiustizia per quell'oltraggio subito, quel senso di sporcizia morale che aveva sofferto, non l'avevano mai abbandonata.
Ora quella Nicole Pellissier tentava la carta del ricatto e, dopo essersi rivolta al Gazzettino e al Tribunale che si è occupato della sua adozione si era rivolta ad un noto programma della Rai
Giulia aveva risposto con una lettera " Nicole non ho scelto io di chiamarti così . Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni, altro che madre naturale. Ero una ragazza, più giovane di quello che sei tu ora. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subito e di cui sei simbolo". "Ricordo i suoi maledetti occhi azzurri...", scrive ricordando la violenza sessuale di cui è stata vittima, "per questo ti chiedo di rispettare la mia privacy.Rispetta il mio dolore e la mia solitudine". "Se avessi avuto anche una sola buona ragione per volerti vedere avrei risposto agli appelli del Tribunale, non trovi? Accetta un consiglio,non da una madre ma da una donna ferita, non giocare mai con le vite degli altri e nemmeno con la tua." Mai avrebbe contattato le Forze dell'Ordine, mai l'avrebbe data vinta a quell'intrusa.Probabilmente, chi sapeva l'avrebbe giudicata una madre indegna, senza sapere che lei si era sempre considerata la vittima di un atto di violenza da parte di un mostro con gli occhi azzorri , quasi trasparenti, e non una madre.

( da una storia vera ) 
CRISTIANA


MARINA GUARNERI

...Alessandra Ripamonti.”
Guardò con attenzione quella foto e un pensiero molesto attraversò il suo cervello, qualcosa che annebbiò la sua vista e fece per un attimo perdere la sensibilità alle sue mani. Quegli occhi erano familiari, quella felpa, la sua preferita. Si fermò in mezzo alla stanza, un ricordo arrivò improvviso: in un attimo si vide ragazza, giudicata male dalle amiche perché non indossava mai una gonna e ignorata dalla sorella perché la vedeva diversa da lei. Il padre le vietava di tagliarsi i capelli corti e quando la vedeva giocare con i maschi del quartiere a calcio, la rimproverava e la riportava a casa in lacrime.
Aveva dimenticato e ora la voragine dei ricordi si era aperta sotto ai suoi piedi.
Corse in camera sua e dal cassetto prese un foglio di carta filigranata bruciato nei bordi: era il patto firmato con l’uomo che, un giorno, era venuto a parlarle fuori dalla scuola e le aveva promesso di accontentarla se lei avesse accettato un viaggio nel futuro. Le dava ciò che voleva in cambio della sua sparizione, una nuova identità con l’unico, insindacabile, vincolo di seguirlo ovunque e senza condizioni.
Aveva accettato e si era ritrovata in una casa nuova, con i ricordi del passato azzerati e la vita che voleva avere, solo dieci anni dopo.
Aveva regalato al diavolo il tempo della sua infelice giovinezza per potere vivere la nuova condizione senza essere giudicata da nessuno, adesso che nella carta d’identità il suo nome era Alessio.

MARINA GUARNERI


VERBENA C

 
http://www.widehdwallpapers.in/wallpapers/Nature/Rain/Lovely-girl-Rainy-Day-Photos-3d-Oil-Paintings.jpg

 


In quel momento squillò il telefono e non riuscì a sentire il nome. Purtroppo la telefonata di suo marito le impedì di ascoltare altro. Quella immagine, vista per pochi secondi sullo schermo le aveva dato l’impressione di essere lei, di com’era tanti anni fa ma c’era qualcosa che le faceva pensare :
No, non è possibile.
L’abbigliamento casual non è mai stato il suo preferito, lei amava l’eleganza nel vestire e mai avrebbe indossato scarpe da ginnastica per uscire, nemmeno da giovane. Non ci pensò più, raccolse i cocci della tazzina e si preparò per andare in ufficio. Un pensiero fisso però la tormentò per tutto il giorno. Quella ragazza le somigliava tantissimo, la sera aprì il giornale che suo marito posò in salotto e in un angolo ritrovò lo stesso appello e la stessa foto con il nome della ragazza: Renata. Si ritrovò improvvisamente in uno stato d'ansia seguito subito dopo da una miriade di pensieri. Renata era il nome di sua madre che era mancata qualche anno prima.
Una parte di lei le faceva pensare che potesse essere una sosia, d’altronde al mondo ne esistono tante persone che si somigliano pensò, e quella ragazza non avrà nulla a che fare con lei.
Il dubbio e il pensiero che potesse essere sua sorella la tormentò per tutta la notte. Il mattino dopo decise di andare a chiedere a sua nonna che alloggiava in una casa di riposo.
Il colloquio fu molto dispersivo, pareva che la nonna non volesse parlare di quell’argomento e cambiava spesso discorso. Insomma una delusione. Mentre si salutarono però la nonna disse:
- Non la troverai mai tua sorella….
Sorella? Lei è sempre stata figlia unica!
Uscì per strada, stava iniziando a piovere una lacrima le bagnava il volto. Forse quella ragazza era davvero sua sorella ma ora era scomparsa, così come scomparve dalla sua vita tanti anni fa.
VERBENA C



IVANO LANDI 

Outback dusk. Pastel Australian Outback landscape by Sian Butler. Dal sito: Tracts4free.


Il suo nome! Anche se era la prima volta che lei lo sentiva pronunciato così strano, perché… perché la sua tv all’improvviso aveva cominciato a trasmettere in inglese. E la sua mente aveva automaticamente tradotto tutto in italiano, compreso il momento in cui lo speaker aveva asserito di essere in onda nell'estate del 1974! E se anche quell’assurda storia di lei tredicenne scomparsa poteva spiegarsi come uno stranissimo tipo di errore, come aveva fatto a imparare all’istante e dal nulla una lingua di cui aveva una conoscenza meno che scolastica?
Ma già pochi attimi dopo che ogni cosa era tornata come prima, cominciò a chiedersi se non fosse stata piuttosto vittima di un’allucinazione. In fondo, quale altra spiegazione poteva esserci?

Fu allora che il ricordo sopraggiunse e la sopraffece.

Un amico di suo padre, in procinto di trasferirsi in Australia con moglie e figli, era passato a salutarli un'ultima volta. Prima di andarsene le aveva chiesto cosa avrebbe voluto ricevere dall'Australia e lei, allora undicenne, aveva risposto con la prima cosa venutale in mente: un boomerang.
Che le arrivò circa sei mesi dopo, quando ormai non ci pensava neanche più. Quella notte sognò però ugualmente di un deserto dalla sabbia rossa e di una musica simile a una vibrazione, che si riavvolgeva su se stessa all’infinito chiamandola a sé.

Giorni dopo il suo ricordo di quel lontano episodio, un noto programma di Rai Tre diffuse la notizia della sua sparizione, accompagnata da una sua foto, nel frattempo che facevano anche del loro meglio per spiegare l’incongruenza: «Per ragioni inspiegabili, non è stato possibile reperire foto recenti della donna scomparsa, dell’età di circa sessant’anni, nemmeno sui documenti ufficiali del suo comune di residenza. Solo quella di lei ragazzina, con indosso una felpa rossa con scritto My Sweet Love. Niente di utile, insomma, per le ricerche». 
IVANO LANDI

MARINA ZANOTTA

IL PARAVENTO 

Monica Fedeli. Rimase sbalordita dall’udire il suo nome. Nessuno la chiamava più in quel modo. Ora era conosciuta come Camilla Verdicchio, la splendida moglie del ragioniere Verdicchio. Aveva cambiato nome dopo essere entrata nel programma di protezione dei testimoni. Prese in mano la cornetta del telefono e chiamò l’agente che si era occupato del suo cambio d’identità. 
“Lo so Camilla cosa sta pensando”, esordì una incerta voce al telefono. “Abbiamo dovuto farlo perché è emerso un piccolo problema, ma non si deve preoccupare, lo abbiamo risolto”. 
Camilla non avrebbe mai potuto dimenticare il giorno della sua testimonianza, la sua voce carica di paura mentre raccontava, dietro un paravento e con la voce camuffata, i particolari di quel tremendo omicidio cui aveva assistito per puro caso. 
“Dovevamo farla sparire dalla circolazione, prima che ….”
“Prima che cosa?”
“Gliel’ho detto abbiamo già risolto tutto. Stia tranquilla.”
“Prima che cosa, agente Voiello”, insistette imperterrita. “Non ci provi a condirmi via in questo modo. Voglio sapere cosa sta succedendo.”
“La stanno cercando. I fratelli Borelli, la stanno cercando per … per …”
“Per farmi fuori?”
“No, per costringerla a ritrattare, e sanno essere persuasivi. Senta signora, facendola scomparire …”
“Voi avete rivelato la mia identità, e gli avete fatto capire che sono sotto protezione. Questi non molleranno più la presa.”
“La conoscevano già. Il piano è inscenare un incidente, e farla sparire per sempre dalla circolazione”.
“Agente Voiello, quelli non sono mica stupidi. Crede davvero che non intuiranno la messa in scena?”
“No se facciamo trovare un corpo.”
“Oh mio Dio! Sta scherzando?”
“Purtroppo no, ma come le ho già detto abbiamo pensato a tutto. Potrà essere finalmente una donna libera”
“Pensato a tutto come l’ultima volta? Lei è solo un povero illuso”, e riattaccò il telefono.
Vorrei poter viaggiare nel tempo, sospirò sconfortata.

               Immagine tratta liberamente dal web
MARINA ZANOTTA


POIANA

Il conduttore televisivo scandì bene il nome: "Daniela."
Quella foto ritraeva certamente lei, non c'era dubbio, ma non ricordava affatto di averla scattata, né tanto meno di aver mai posseduto gli abiti descritti. E poi il nome era diverso, lei non si chiamava "Daniela".
Tornò a fare attenzione alle parole dette in TV.
"...un biglietto con sopra scritto: - Colosseo 1974. 43 anni dopo, stessa ora. -"
Quella scritta le fece balenare in mente un ricordo ormai assopito nel tempo, il pensiero di un sogno.
30 novembre 1974, quarantatre anni dopo, ovvero l'indomani. Prese la giacca e corse in stazione. Comprò un biglietto per il treno notturno e partì, cercando di ricordare quel giorno di tanti anni prima.
Il 30 novembre 2017, alle 9:45 in punto si trovava a Roma, davanti al Colosseo. Il punto esatto non lo sapeva, ma ricordava un centurione romano e si mise vicino ad un figurante. Il cuore le batteva forte in petto e si guardava intorno emozionata.
"Ciao Elly!" Una voce alle sue spalle la salutò. "Ero certa che saresti arrivata".


Si girò e vide una donna identica a lei che le sorrideva. Teneva in mano una foto che rappresentava un uomo e una donna con in braccio due bambine identiche, Eleonora e Daniela, gemelle separate tanti anni prima, quando il 30 novembre una delle due era scomparsa vicino al Monumento senza lasciare traccia. Osservava attonita quella figura quando il suono di un clacson la fece sussultare.
"Abbiamo tante cose da raccontarci..." riuscì soltanto a dire.
La gemella annuì.
"Io non ho fatto colazione: prendiamo un tè da qualche parte, che ne dici?"
E si incamminarono insieme in mezzo alla folla.

POIANA

MASSIMILIANO RICCARDI 

Non ascoltò altro. Conosceva benissimo quel nome. La televisione tornò a trasmettere a volume basso. Altre immagini. Decise di spegnerla.

La donna si chinò a raccogliere i cocci caduti.

In silenzio.

Grosse lacrime lambivano le palpebre arrossate. Quando alla fine presero a scendere sulle guance, lo fecero lentamente. Calde, consistenti. Attraversando il corridoio che dalla cucina portava alla camera da letto, si soffermò a guardarsi nello specchio che sovrastava una vecchia consolle in legno. Non era più la bellezza di venticinque anni prima, ma restava sempre una bella donna, per quanto le rughe amare di espressione rendessero il volto più cupo, quasi dolente.

Giunta in camera si spogliò davanti all'ennesimo specchio dell'armadio e si coricò a letto. La fitta al petto che l'aveva accompagnata tutto il giorno si fece prepotente. Non ebbe paura. Aspettò.

Di nuovo la televisione prese vita. Una vecchia canzone risuonò a tutto volume. Ancora una volta non si spaventò. Portò le mani al petto e premette con tutta la forza. Sentì una pressione delicata sul dorso delle mani. Aprì gli occhi.

Sua sorella era lì accanto a lei, seduta sul bordo del letto. Bellissima. Giovane.

La sua gemella.

«Ti ricordi quanto ci piaceva cantare quella canzone?»

La donna disse di sì con un cenno del capo. Il dolore al petto era svanito.

«Ti ricordi come ci arrabbiammo quando facemmo stampare la scritta sulla felpa e ci ritrovammo scritto love invece di Lord?»

La donna sorrise per quell'equivoco che poi, invece, le aveva divertite

«Vieni con me, andiamo.»

Tenendosi per mano si avviarono. Lo sguardo della donna cadde sull'immagine riflessa sullo specchio da camera, vide due ragazze identiche, ambedue indossavano una felpa rossa con la scritta bianca "my sweet love". Subito dietro, nel letto, il corpo sdraiato di una donna più matura. Il volto sereno, le rughe di espressione distese in un lieve sorriso.

Le note di My sweet lord continuarono a riempire la casa, la voce di George Harrison intonava dolcemente … I really want to see you

Really want to be with you

Really want to see you, Lord

But it takes so long, my Lord...
MASSIMILIANO RICCARDI

Il mio finale
 
Ancora quella vecchia storia! Lui riusciva a farle rivedere quel vecchio spezzone ogni giorno come a ricordarle quanto l’aveva fatto soffrire. Che lei avesse cercato di mettersi in salvo da un amore paterno possessivo ed egoistico non gli importava niente. Se non era stalking quello!

Certo che il difficile era capire come facesse lui ad intromettersi così… ad infilarsi in quel modo nelle trasmissioni televisive…

Prese il cellulare.

- Pronto Polizia Postale?

- No, amore... sono sempre io...

Patricia

28 commenti:

  1. Uhm... Stalking extrasensoriale ... Ottimo per un libro di Stephen King.

    RispondiElimina
  2. Sì, veramente difficile scegliere tra questi racconti, per cui promossi tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti! O l'incipit vi ha colpito veramente oppure... SIETE BRAVISSIMI!!!!

      Elimina
  3. Diabolico il tuo finale Patty, davvero sorprendente ed inquietante. Mi sono piaciuti anche molti altri finali che ho letto in questo post.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Daniele! Sarà che al momento ho proprio un diavolo per capello.... ahahahahhaha
      Ripeto. Per fortuna non devo scegliere il migliore perchè sarebbe veramente dura!

      Elimina
  4. Cara Patrizia, come vedo ai fatto veramente bene con questa iniziativa di insieme raccontiamo, complimenti del grande successo.
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
  5. Ma io vorrei continuare la storia partendo da quella di Patricia...
    Se mi consente l'autrice. Mi ci sente?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Anna. Arrivo, solo un po' di calma ahahahahh
      Mi hai fatto venire il dubbio di non aver messo il tuo finale.
      Per fortuna non l'ho dimenticato.
      In teoria il gioco finisce qui. Però... però se lo vuoi continuare che problema c'è?
      Praticamente scriveresti il finale del mio finale? Bene! Chissà come continua la storia :)

      Elimina
    2. Veramente il tuo non è affatto un finale ma più che altro un proseguo... A mio avviso... O un comunque un finale aperto... che può essere proseguito...

      Elimina
    3. Io lo considero un finale.
      La protagonista he creedeva di aver risolto tutto mentre invece il suo persecutore è sempre lì.
      Se tu vuoi andare avanti fai pure. FAcciamo un post comune sul mio e sul tuo blog.

      Elimina
    4. SEmplice.
      Metti l'incipit, il mio finale e poi aggiungi il tuo finale al mio su un foglio di word o cosa usi per scrivere.
      Prepariamo un post sulla mail del blog myrtillashousebis@gmail.com e quando va bene a tutte e due lo postiamo contemporaneamente

      Elimina
  6. Complimenti a tutti coloro che hanno partecipato e proposto un finale. Io sono proprio negata per scrivere e, per me, son tutti finali molto interessanti. Ciaooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Mirtillo!
      Si è formata una squadra veramente notevole :)
      Bacio

      Elimina
  7. Bellissimi tutti i finali. Alcuni mi hanno commossa.
    In un certo senso posso dire di aver concluso in modo positivo quello di Verbena? 😂😂😂
    Molti finali cupi questo mese.
    Aspetto di leggere il post con il finale del finale Anna-Patricia 😉
    Ciaooooooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Puoi dirlo, Poiana! :)
      Alcuni sono veramente commoventi.
      Che squadra siamo!!!!!!!!

      Per il post a quaattro manni niente è ancora stabilito. Si vedrà. :)
      Bacio

      Elimina
  8. Quante belle storie. Alcune devo ancora leggerle, le ultime dopo la mia, per esempio. Lo farò volentieri, è sempre bello vedere quante strade possa prendere una stessa suggestione.
    Un applauso a te e a tutti! 👏🏻👏🏻👏🏻

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Continuo a ripeterlo Marina, siamo una GRANDE SQUADRA!!!!!!
      Applauso a te e a tutti i partecipanti e ancora grazie infinite!

      Elimina
  9. Devo dire, Patricia, che un po' tutti i tuoi finali sono all'altezza dei tuoi incipit. Questo è bello e fulminante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Ivano!
      siamo una grande squadra! Non mi stuferò mai ripeterlo!

      Elimina
  10. Sono tutti bellissimi finali ...alcune storie mozzafiato ... complimenti a tutti ... soprattutto a te Patricia ... bravissimi siete grandi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. DAvvero Giusi!
      Complimenti a tutti! Siamo una squadra eccezionale!

      ps e tu, quando ritorni? :)

      Elimina
  11. Ah Patricia, se non ci fossi tu con le tue idee brillanti, il mondo blogger sarebbe, a volte, molto più noioso.
    Bello anche l'invito del post di oggi e vedrò cosa dire e fare.
    Cri

    RispondiElimina
    Risposte
    1. O sarebbe più tranquillo??? AHAHHAAHAHHA
      Ciao Cris

      Elimina
  12. Beh che dire? Finali per tutti i gusti e complimenti ai partecipanti.

    RispondiElimina

Chi commenta su questo sito lo potrà fare solo loggandosi a Blogger o Google. Deve quindi essere consapevole che il suo username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile. Potrà portare al Profilo di Blogger o a quello di Google+ a seconda della impostazione che si è scelta.
Leggere qui la POLICY PRIVACY