giovedì 15 febbraio 2018

Gli amici di Myrtilla scrivono 28

RICORDO CHE LE POESIE PUBBLICATE SOTTO QUESTA ETICHETTA SONO DI ESCLUSIVA PROPRIETÀ DEGLI AUTORI.

IO LE POSTO DIETRO LORO AUTORIZZAZIONE.

L'USO NE È VIETATO SENZA IL LORO BENEPLACITO.




Il mio POST e l'intervento di VINCENZO IACOPONI MALAVISI

# VITA

Vita.
la butto
ma poi me la ripiglio;
ci gioco a palla
ma ve la consiglio:
la prendi,
ti scappa,
l'agguanti pel collo
a volte ti gloria
altre volte
ti riduce un pollo,
ma quando ti serve
non si lascia fregare
è lei che ti piglia
pel naso,
e che ti fa fesso,
cornuto e contento
ma va bene lo stesso,
prima o poi
ti capita
la grande infrociata,
e lei che sghignazza
scurrile e lontana
fa quello
che ha sempre fatto
da grande puttana.
E allora perché
prendersela tanto
se qualche volta ti pianta
in un canto?
A calci nel culo
la devi pigliare
e poi te ne vai
raspando per terra,
come fanno i cani maschi
dopo che l'hanno
piantata
bella grossa
la loro frittata.
VIN.IAC.MAL.


ANNA PIEDISCALZI

Vite di vita

Mi ricordo ancor,
mio splendido ricordo
gli anni miei orsono che volati ormai sono.
Ma di te, mio splendido ricordo
non c'è tempo che cancelli via il sapore.
Intenso eri tu, mia vite di vita.
Sì, desiderato, delicato ed anche impetuoso
come il mare che chiama a sé le
sue ballerine onde
ma anche come la splendida vite che
produce i suoi prelibati frutti.
Oh sì tu, vite di vita, fra i tanti che
mi tentarono al cuore scelsi te.
Perché anima mia?
Perché mi presi cura di te
Persi tempo con te e questo
mi rese cara l'anima tua.
Ti lasciai andare per
un tempo che mi parve infinito
affinché tu divenissi quello per cui eri nato.
Ritornasti da me, oh sì!
Come la sete, come il desiderio
come la voglia di riassaggiar un buon rosso d’annata.
Ecco l'immagine di te che ogni
sera mi accompagna
come questo rosso
fruttato e vellutato
ma intenso e corposo
com'era la pelle tua
che pareva seta robusta e un po’ ruvida.
Profumato come la natura sa essere
e melodioso come la lingua che al
palato schiocca inebriata dal tuo
piacere.
Fra le rosse luci di questo
bicchiere ti rivedo ancor ridere, scherzare, diventar intenso
e scivolar via dentro le mie stanze
interne.
Sì, fra queste splendide
acque rosse di ricordi ti amai
mai più smisi
ed ogni volta come se fosse la prima
ti riassaggio e nel contempo stesso ti ripenso
un rosso d'annata fosti
oh si vita mia
d'annata come gli anni miei che si
specchiarono nei tuoi.
ANNA PIEDISCALZI

 

Il mio POST e la risposta di VINCENZO IACOPONI MALAVISI (il terribile ahahahahahahah)

Oltre i vetri


Guardo e guardo e riguardo
oltre i vetri
e non vedo un tubo,
guardo meglio, porto via
con la manica
quella patina vezzosa
che tutto copre;
adesso guardo meglio
e non vedo un cacchio
e poi porcaccia vacca mi incacchio
e gratto e gratto
e viene via
anche il muro,
anzi viene via solo muro
perché sta cazza de finestra che sto grattando
l'ho disegnata sul muro
della camera mia
e ti credo che non
vedevo un cacchio.
Ha ragione mia moglie
devo smetterla
di scolarmi la grappa
friulana
dopo cena.

VIN. IAC. MAL.


Il mio POST e la risposta di

VINCENZO IACOPONI MALAVISI

Ieri sera
tra lusco e brusco
ho scoperto una nuvola
che scorazzava solitaria
e giuliva
lungo i prati del cielo
ancora intatti.
Ho penato che fossi tu, venuta
da lontano a cercarmi
per scaricarmi addosso
tutte le tegole
che avevi strappato via
dai tetti aguzzi
delle case dei tuoi paesi
per fare il tiro a segno
sulla mia cabeza
e cercare
di farmi diventare più umano,
più mite
nei tuoi confronti.
Tutta la notte
ho tenuto un occhio aperto
e stamattina
prestissimo ho sollevato
lentamente le tapparelle per vedere
se la nuvola fosse
sempre lì.
Purtroppo era già andata via
ma aveva lasciato
per terra
il ricordo di sé:
un mucchietto di neve.
Ma io non mi sono
fidato.
Io lo so come sei
non sarebbe da escludere
che tu avessi
dipinto di bianco
la cacca delle vacche
che ieri pomeriggio
pascolavano
qui sotto.
No, Pat, non potrai
mai fregarmi così facilmente.

VIN. IAC.MAL.


Il mio   POST e la  risposta di
VINCENZO IACOPONI MALAVISI 
SOGNI

Io sogno in piedi
io sogno a testa sotto
io sogno sdraiato,
io sogno col doppio carpiato,
io sogno quando lavoro,
quando mangio,
io sogno mentre bevo
e mentra assaggio
io non so più che sogno
e che non sogno.
io sono un sogno mio
seppure sono io
il sogno di un altro,
io sbavo e sogno,
mi accartoccio e sogno,
mi scaccolo il naso
e intanto sogno,
mi giro da una parte e sogno doppio,
m'arigiro di quà
e sogno dimezzato;
sono tutto squassato
dai miei sogni e dai vostri
che non so più dove
metterli,
dove infilarli, pressarli,
come ingabugliarli,
come assecondarli
come smettere di sognare
e adesso sto cercando
di trovare il modo
di smettere di scrivere di sogni
che tanto non la smetto
e vado di là a continuare
questo bel sogno
che non si interrompe mai
che non può interromparsi,
che -ta sicura-
non la smette più,
pure se adesso smetto
di parlarne.
VINCENZO IACOPONI MALAVISI


Il mio  POST  E le risposte di




DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®   oppure QUI

LO SCOGLIO"

Immobile in attesa dell'attimo finale
Osserva gli scogli schiaffeggiati dal mare.

Poi si libera leggiadra nell'aria
Precipitando nel vuoto
Per planare dolcemente in acqua
Ed affondare serena
Conscia di perdere la vita
Ma ritrovare la libertà.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



GUS O.

Gaia aveva preparato tutto alla perfezione. Il marito aveva bevuto il te avvelenato. Ora il problema era liberarsi del corpo. L'idea era quella di arrivare al mare e buttarlo in acqua. Il posto era ideale. Una scogliera che nel mese di novembre, quando il vento e la luce si azzuffano e il mare è pazzo di schiuma e bagliori. Il lavoro andava fatto di notte per evitare di essere vista quando trasportava il marito, grazie a un cordone che legava il corpo del morto, dalla sua villa al mare. La distanza non superava i cento metri. Pur sudando per lo sforzo Patricia riuscì ad arrivare nel luogo dove avrebbe buttato il cadavere. Con le mani fece rotolare il corpo lungo gli scogli e quando l'acqua prese possesso del fedifrago urlò di gioia guardando la luna che le sorrideva. Nelle tasche dei pantaloni del marito Gaia aveva messo pietre molto pesanti che trascinarono in basso il corpo. Il giorno dopo, mentre dormiva, sentì squillare il campanello. Erano poliziotti che comunicavano all'assassina che il corpo del marito era stato avvistato da una coppietta di fidanzati che avevano notato un cadavere incastrato da una corda negli scogli. Cosa era accaduto? La furia del mare, che faceva sbattere l'uomo ripetutamente contro uno scoglio aguzzo, aveva tagliato il pantalone che conteneva i pesi messi da Gaia per non far riemergere dai fondali del mare il corpo del marito.
GUS O.

8 commenti:

  1. Risposte
    1. DAvvero Tiziana!
      Magari a marzo aspettiamo anche te :)
      Ciaoooo

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  2. Risposte
    1. SEmpre bravi voi!
      (un po' meno blogger che i ambia i caratteri di buzzo suo!)

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  3. Patricia mia non me ne volere ma è giusto svelare la verità una volta per tutte e non andare avanti con i sotterfugi per salvaguardare la tua privacy, ho scoperto il tuo secondo nome e il tuo segreto ............. Tu sei Patricia Talia Moll, musa ispiratrice e non provare a smentire perché è ormai evidente.
    Ti abbraccio e complimenti ai poeti per la loro ironia.

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    Risposte
    1. ahahahahahahahahahhah troppo buona, Sciarada!
      Però e permetti questo tuo commento lo stampo e lo appiccico sul piatto del marito coì magari smette di dirmi che sono una befana ahahahaah
      Diciamo la verità! Siete voi lettori che siete bravissimi!!!!
      Bacio!

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