giovedì 1 febbraio 2018

INSIEME RACCONTIAMO 29 RIEPILOGO

   

 INSIEME RACCONTIAMO 29

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Primo febbraio e via col riepilogo di INSIEME RACCONTIAMO 2018.
Se andiamo avanti così fanciulli..... siete formidabili!!!!! Ma che ve lo dico a fare? Ormai lo sappiamo tutti!


Vi chiedo anche scusa in anticipo se ci fossero errori vari o dimenticanze. Fatemeli notare senza problemi e io li sistemo.
Purtroppo sapete che negli ultimi tempi ho avuto qualche casino di troppo in famiglia e quindi la testa non è perfettamente regolata. Non che lo sia già di suo ahhahahaha ma ora è peggiorata ahahahah




Il mio incipit era questo

 
Quando si dorme

Era sfinita. Stanchezza, stress, rompimento di scatole... non ne poteva più. Aveva solo voglia di riposarsi e dimenticare tutto e tutti almeno per un po'.
Si gettò sul letto al buio e fu allora che....

La foto da me scelta 






 
I VOSTRI FINALI


POIANA

sentì un rumore, come qualcosa che cadeva infrangendosi. Perfetto, ci mancava solo questa! Il gatto doveva aver fatto cadere qualcosa, forse un vaso.
Cercò con la mano l'interruttore dell'abat jour, ma prima che potesse trovarlo, vide una piccola luce schizzare da una parte all'altra nella stanza. Ma cosa poteva essere?
Trovò l'interruttore e subito dopo sentì un nuovo "crash". Addio abat jour! Forse non era stato il gatto.
Prese il libro che aveva sul comodino e si mise in agguato. Appena la piccola sfera luminosa le passo di nuovo vicino a tutta velocità, sferrò un colpo secco con il libro. "Sbam!" Presa in pieno!
Corse ad accendere la luce della stanza e si trovò davanti un esserino grande poco più di un pollice, con un grande cappello a punta sulla testa.
- Ohi, ohi! - esclamò lo gnomo. - Ma ti pare il modo? -
- Ok, è ovvio che io stia facendo solo un buffo sogno. - disse lei fra sé e sé.
- I sogni non si prendono a librate, sai? -
Lei si scusò e fece notare all'esserino che lui, oltre ad averla spaventata, aveva rotto degli oggetti in casa sua.
- Ad ogni modo, chi sei? E cosa ci fai qui? -
- Oggi hai salvato un cucciolo di cervo da una trappola, non è così? -
- Sì, ma tu come lo sai? -
- Semplice, noi gnomi siamo molto legati agli animali. Quello che hai aiutato oggi è un nuovo nato del mio gruppo familiare.-
- Oh, capisco! - esclamò lei, sempre più convinta che si trattasse di un sogno.
- Ti siamo tutti molto riconoscenti. Hai un cuore buono, ma sei molto triste, per questo sono venuto ad offrirti la possibilità di venire con me. -
Le diede una piccola caramella colorata e sparì in un "puf" dicendo:
- se vuoi fuggire da questo mondo così stressante, mangiala. Qualcuno verrà a prenderti. -
Si ritrovò sdraiata sul letto, ad occhi chiusi. Accese l'abat jour, che era ancora al suo posto, e si sedette sul letto a pensare.
- Ma che razza di sogno...-
Si guardò in mano e trovò la piccola caramella colorata. Rimase perplessa, per un momento, poi sentì bussare. Andò ad aprire e si ritrovò davanti un maestoso cervo maschio, dai grandi palchi.
Un attimo di esitazione e decise di farlo: prese il gatto con sé e mangiò quella strana caramella, pronta finalmente a fuggire da tutto e tutti.
POIANA
 




SINFOROSA CASTORO


... si sentì sfiorata da qualcosa, come quando in estate, passeggiando per i boschi, i fili sottili e scintillanti di ragnatele tra albero e albero la sfioravano. Impossibile. Accese la luce e schok ... la ragnatela era proprio lì, a formare un bellissimo arco rovesciato fra l’angolo del soffitto e l’angolo del letto. Si alzò, andò a prendere la scopa e con un colpo secco la spezzò. Il ragno, per niente contento, decise di vendicarsi, scese a otto zampe, velocissimamente, e man mano scendeva dalla parete diventava sempre più grande, sempre di più e adesso era un mostro terrificante. Lei urlò così forte che si svegliò di soprassalto, madida di sudore.
SINFOROSA



MIKIMOZ


...sentì chiamare il suo nome.
Aprì un solo occhio, come a dire "ok, forse è interessante".
Un'intera giornata fuori l'aveva stremata.
La chiamarono ancora, con insistenza.
Poi, il suono dei croccantini nella scatola. Micia abbandonò il sonno e corse in cucina.
MIKI MOZ


VINCENZO IACOPONI MALAVISI



...sentì quel rumorino che da tanto tampo non sentiva più. Di colpo la stanchezza le era passata. Aguzzò le orecchie, tese i baffi nella direzione del rumorino e spalancò gli occhi verdissimi, che le diedero la visione profonda di tutto l'ambiente. Era tesissima, voleva scoprire il ritmo di quel rumore, calcolare la lunghezza delle pause per avere una certezza. Dopo un attimo fu sicura. Si trattava del suo mortale nemico, Mustakan, il topastro che in un combattimento ravvicinato le aveva strappato un pezzetto del suo prezioso naso. Stava velocemente scavando il muro dove un tempo era il buco della sua tana, che Patricia la sua padroncina aveva murato con del cemento.
Proprio in quel momento Patricia si voltò nel letto e Myrtilla dovette tirar fuori gli unghioni per non cadere di sotto. Aveva pur cercato di far capire a Patricia che quel filo di cemento non avrebbe impedito a Mustakan di uscire nella stanza. Adesso doveva rimanere immobile ed attendere; ma non le riusciva mai quando si trattava di Mustakan.
Myrtilla discese dal letto e si distese sulla pancia in posizione di attacco. Dopo un paio di minuti vide che il muro cedeva e che spuntava il muso appuntito di Mustakan.
Myrtilla pensò di avere sbagliato a scendere dal letto: adesso lui l'avrebbe vista e sarebbe sparito, accidenti a lui. Invece Mustakan che le teneva gli occhi puntati addosso saltò fuori da buco e si avvicinò.
Cosa diavolo sta facendo? Pensò Myrtilla. È diventato matto? Vuole provocarmi? Era sorpresa perché non riusciva ad immaginare le intenzioni del topo. Mentre teneva Mustakan sotto tiro vide un'ombra muoversi: un altro topo stava cercando di uscire dal buco.
Un attacco a due, e questo doveva essere bello grosso perché faceva una gran fatica per uscire. Impiegò parecchi secondi e quando uscì Myrtilla vide che aveva una pancia enorme. Ma è una femmina, ed è incinta. Cavolo questa è la moglie di Mustakan che deve partorire i suoi topini nel fango della cantina. Finalmente Myrtilla aveva capito tutto.
Mustakan era oramai arrivato a meno di un metro da Myrtilla. Stava facendo il kamikaze, si stava sacrificando per permettere alla sua femmina di partorire. Ora infatti sarebbe bastato un balzo a Myrtilla per agguantare Mustakan e mangiarselo.
Ma lei si eresse lasciando la sua posizione di attacco, in modo che lui capisse.
Mustakan avrebbe sacrificato la sua vita e Myrtilla non poteva essere da meno di un topastro.
Una buona azione all'anno è prevista dal nostro codice, pensò Myrtilla. Stanotte è toccato a te, Mustakan.La prossima volta stai bene attento.
E saltò di nuovo sul letto, cercando la posizione più comoda.

VINCENZO IACOPONI MALAVISI



GUS. O.



Era sfinita. Stanchezza, stress, rompimento di scatole... non ne poteva più. Aveva solo voglia di riposarsi e dimenticare tutto e tutti almeno per un po'.
Si gettò sul letto al buio e fu allora che senti una mano poggiata sul suo seno. Improvvisamente dimenticò la stanchezza e restando in spasmodica attesa. Il contatto diventò ancora più piacevole dopo che l'incognito aveva sbottonato la sua camicetta e seguitava ad accarezzare i suoi seni mentre la baciava ripetutamente. Erano anni che il marito la trascurava e i suoi sensi diventati appannati cominciarono a vibrare impetuosamente. L'incognito non aveva nessuna intenzione di fermarsi perché aveva capito che lei voleva arrivare fino infondo quando cominciò ad aiutarlo per sfilare la mutandina che strisciando sulle gambe emetteva un suono come un fruscio dolce. Ben presto si sentì penetrata in profondità e i movimenti erano armonici e prolungati fino all'urlo finale. Sfinita, accese la lampada accanto, giusto in tempo per vedere un uomo che usciva dalla porta della sua stanza.
GUS. O.



ARIANO GETA


Driiin!
"Ma che caspita...?"
"Pronto mamma, come va?"
"Ehm... bene, sono solo un po' stanca. Anzi, ti dispiace se..."
"Posso venire da te un attimo?"
"Quando?"
"Adesso..."
"Hanno creato una linea aerea diretta da Roma sino a casa mia e ti sganciano col paracadute?"
"Non sono a Roma mamma..."
"E dove sei?"
"Qui. Sono partita stamattina e..."
"Perché non mi hai avvisato?"
"Non sapevo come spiegartelo mamma..."
"Cosa è successo, diosanto?"
"Mi sento stanca mamma. É un lavoro troppo stressante, mi sta sfiancando. Mi sono presa il venerdì di ferie per poter passare un week end insieme a te e... Insomma, se possiamo parlare un po'. Stavo valutando alcune scelte ma... lo sai che ho sempre bisogno dei tuoi consigli prima di decidere".
L'ultima frase era stata pronunciata con quel tono di voce un po' ammiccante e un po' implorante che era il marchio di fabbrica dei momenti di crisi della figlia.
"Va bene, vieni. Non mi devi mica chiedere il permesso. Questa continua a essere anche casa tua".
"Sì, certo. Però volevo essere sicura che... Non so, magari avevi ospiti o forse eri stanca e avevi voglia di riposare..."
Sospirò senza farsi sentire dalla figlia. Essere madre è un mestiere faticoso e soprattutto con orari non-stop. Un'occupazione con "reperibilità h24" come dicono certe didascalie pubblicitarie.
"No, non stavo riposando, tranquilla. Vieni pure, così mi spieghi cosa vorresti fare".
Riattaccò e guardò il letto con aria di sfida: "Non credere di esserti liberato di me, sai? Torno fra qualche ora!"
Il campanello suonò in quell'istante. La donna doveva dare la precedenza al suo essere mamma, e in fondo questa constatazione la faceva sentire meno stanca e meno avvilita.
ARIANO GETA



MARIELLA

Una musica dolcissima proveniente dall'appartamento accanto, cominciò a farle compagnia.
I ricordi legati a quel motivo, cominciarono ad affacciarsi lentamente.
Piano piano si addormentò mentre, la musica di Sting, la cullava dolcemente.
Sognava.
Aveva di nuovo 17 anni e quell'abito lilla che le lasciava scoperte le spalle.
La sera e il luccicare del mare promettevano bene.
Aspettava con tanta ansia quel giovane ragazzo romano, che continuava a ronzarle intorno da oltre una settimana.
Era finalmente riuscito a strapparle un appuntamento. Lei sorrideva pensando ai loro pochi anni e ai loro sguardi.
Lo vide arrivare, altissimo e dinoccolato, con una massa incredibile di capelli ricci e chiari, lo sguardo azzurro intelligente e carico di promesse.
E quel leggero difetto di pronuncia che rendeva la sua "esse" unica.
- Sei così bella, questa sera. Una principessa. Le disse, sorridendo.
- facciamo una passeggiata e andiamo prendere un gelato?
- Sì. Gli rispose entusiasta.
Si fermarono a mangiarlo al baretto dove passavano i pomeriggi a giocare a biliardino o ad ascoltare musica.
Gambe ciondoloni sul muretto e vista mare.
La musica dei Police a fare da sottofondo.
- Sai, un giorno diventerò una rockstar. Disse ad un certo punto sorridendo.
- voglio girare il mondo e cantare. Non voglio fare altro.
Lei gli sorrise pensando che milioni di ragazzi volevano fare le rockstar. Anche lei voleva fare la ballerina.
La baciò. Ah il primo bacio, indimenticabile.
Rimasero stretti stretti, per un tempo infinito.
Lui raccontò le sue passioni, l'amore per le moto, per la musica, per gli altri. Era entusiasta e così convinto che lei cominciò a pensare che ci sarebbe riuscito a diventare ciò che desiderava.
Dopo quell'estate non lo vide mai più.
Almeno non da vicino.
Ci è riuscito. E' una grandissima rockstar. E lei è una sua grandissima fan.
Ecco. Sì è svegliata. Si gira e rigira nuovamente nel letto. Un'altra musica arriva. "Bella".
Torna ad addormentarsi, con il cuore pieno grazie a quel bellissimo ricordo tutto suo.
MARIELLA



DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
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...Si accorse che non aveva più il letto. Pignorato anche quello. Suo marito aveva perso tutto al gioco e lei era oramai dentro un incubo di una casa vuota. E questo fino a quando sarebbe stato possibile mantenere la casa.

Andò in bagno, prese dei sonniferi dalla mensola, per svegliarsi in Paradiso.
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



SEMPLICEMENTE GIUSI

cadde in un sonno profondo e vorticoso. Dormiva eppure le sembrava di essere sveglia.
Riviveva la sua sua vita a ritroso … tutti i dolori , le delusioni, i fallimenti e le gioie anche quelle.
Fino a che si ritrovo' bimba appena nata. Riconobbe quel volto acerbo , sorridente , tanto amato.
La sua mamma, la prese in braccio e la strinse forte al petto.
Il destino concedeva un'altra possibilità , poteva essere cambiato … forse e pregò non fosse un sogno.
SEMPLICEMENTE GIUSI



ANNA PIEDISCALZI



Il letto la risucchiò dentro di sé, fino a finire in mondo parallelo. Solo che il letto stava sul soffitto e il lampadario sul pavimento.
Sì attaccò al letto spaventava. Improvvisamente non aveva più sonno e aveva anche paura di cadere. Quando un gatto le miagolò che non doveva avere paura e lei lo comprese. Comprese il gatto e questo le fece ancora più paura. Ma non finì di tremare per il gatto, quando una lei dagli occhi allucinati camminava come se nulla fosse sul soffitto e di sedette accanto a lei, senza neppure vederla.
Lei guardò il gatto e il gatto guardò lei ma poi volse la testa dall'altra parte per farle capire che si era offeso che lei avesse avuto paura. Finché l'altra lei non disse al gatto che andava a lavorare e detto ciò si sdraiò nel letto e scomparve fra le coperte. Allora lei si risdraio nel letto ma non scomparve affatto. Con gli occhi implorò il gatto che stufo di vederla le disse che dall'armadio poteva uscire dalla stanza. Lei ringraziò il gatto e prese la via dell'armadio e di ritrovò in cucina. Allora il cane le disse di prendere la via del frigorifero e si ritrovò in bagno dove il canarino le disse di entrare in doccia e aprire l'acqua per tornare da dove era venuta. Lei allora si ritrovò in cantina in cui c'era un letto, dove stanca si sdraiò e finalmente tornò nella sua stanza; dalla gravità giusta. Solo che appena aprì gli occhi vide il grosso gatto che rideva. Urlò è così facendo si svegliò, tutta sudata nel suo letto. Aveva mangiato troppo, di disse. Mai mangiare il Coniglio della nonna quando il gatto misteriosamente viene a mancare^^
ANNA PIEDISCALZI


CRISTIANA

Fu assalita da una crisi di pianto irrefrenabile ; si sentiva sola, era sola , senza nessuno al mondo con cui parlare .Nella mente di Giulia apparvero i fotogrammi della sua vita di adulta : i genitori che aveva perso in un incidente aereo, la laurea in legge che le aveva permesso di diventare la titolare di uno studio legale cui aveva accluso uno studio con commercialisti e uno notarile, e poi il matrimonio con Stefano, rivelatosi assai presto quello che una volta si definiva 'cacciatore di dote' menefreghista , spesso assente e con una cerchia di amicizie equivoche. Da due anni aveva chiesto il divorzio al marito e se ne era andata, lasciandogli l'appartamento di sua proprietà in cui avevano vissuto assieme e si era trasferita nella villa di famiglia sulla collina di Fiesole , ma lui rimandava sempre e insisteva affinchè ricominciassero una vita in comune, presentandosi talvolta nel suo studio con omaggi floreali e proposte di viaggi che avrebbero potuto rappacificarli, come diceva lui ai suoi collaboratori. I singhiozzi si affievolirono e cadde in una sorta di dormiveglia che le permise di sentire un grido d'aiuto e i forti colpi alla porta,

Scese le scale trafelata, non prima di aver cercato il cellulare che poi ricordò aveva perso o le avevano rubato nel pomeriggio , apri la porta senza togliere la catena di sicurezza e le apparve una ragazza scarmigliata e tumefatta che la pregò di aprirle perchè temeva che 'lui' potesse averla seguita.

Esitò giusto un attimo, poi decise di aiutare quella donna e la fece entrare, mentre lei iniziava a raccontarle che lui aveva tentato di strangolarla quando gli aveva detto che la loro storia non poteva continuare a causa della sua eccessiva gelosia e delle continue interferenze nel suo modo di vivere...

Giulia la fece sedere nel soggiorno e le disse di calmarsi , mentre andava a prenderle un bicchiere d'acqua e quando uscì dalla cucina se la trovò davanti, con una pistola con silenziatore stretta fra le due mani che le intimò di dirle il nome cognome e indirizzo di suo marito se voleva salvarsi la pelle ; Giulia tentò di tergiversare , ma la donna tolse la sicura dall'arma e non le restò che dire :" Stefano Mastrangeli via dei Pandolfini 51" . La delinquente sparò tre colpi precisi, poi buttò all'aria ciò che stava in un secretaire , tranne un migliaio di euro e alcuni gioielli che si mise in tasca. Uscì guardinga dalla casa ben nascosta in un bosco di querce senza incontrare anima viva, raggiunse l'auto e partì ripassando mentalmente ciò che avrebbe dovuto fare il giorno dopo.

Alle 13 del giorno seguente usando uno dei suoi famigerati cellulari 'usa e getta', chiamò il numero che le aveva fornito il 'cliente', immaginando che anche lui , visibile da molte persone, usasse uno strumento del genere, e gli disse : missione compiuta , ora aspetto il saldo della somma stabilita e, signor Stefano Mastrangeli di via Pandolfini, non pensi neanche per sogno di fregarmi". Riattaccò
CRISTIANA



TIZIANA BALESTRO



…si mise a piangere. Finalmente si sfogò con un pianto liberatorio. I bambini dormivano da un pezzo nella camera accanto e lei si sistemò nel suo letto dopo la fatica della giornata. Il piumone l’aveva avvolta coprendo quasi per intero il volto bagnato. Si asciugò le lacrime con il lenzuolo e, mentre singhiozzava ancora, con le mani esili si toccò il seno. Quel seno che aveva nutrito i suoi bambini, quel seno che aveva cullato l’uomo che dormiva accanto a lei durante le loro effusioni più intime. Quel pianto silenzioso era uno sfogo a metà: non voleva svegliare nessuno. Era sua premura non far stare male gli altri, lo aveva sempre fatto. Voleva prendersi cura della sua famiglia; anche ora che era lei ad aver bisogno di sostegno. S’appoggiò al letto per non cadere. Non chiese aiuto. Si tastò il seno di nuovo, quel nodulo era diventato grande e duro. Sospirò, nella speranza che fosse solo un brutto sogno, ma non stava dormendo e suoi occhi erano disperatamente aperti. Si alzò per andare a controllare se i bambini erano ancora svegli. Si dice che il sonno dei bambini rigenera i genitori. Anna si tranquilizzò e tornò nel letto. Dopo molte lacrime, s’addormentò esausta abbracciando suo marito che continuava il suo sonno, ignaro di tanta paura e dolore.
TIZIANA BALESTRO 





 

BARBARA FANELLI

 Toc, toc toc... qualcuno stava lanciando sassi contro la sua finestra. "Ma diamine", pensò, "giusto ora che mi ero finalemnte messa a letto" Chi potrà mai essere a quest'ora!"

Toc toc. "Ho capito mi alzo!". Accese la luce, si diresse verso la finestra, aprì con cautela le persiane, che l'ultima cosa che le mancava in quella giornata era di ricevere un sasso in testa, e gridò "Chi è, di grazia che fa tutto questo baccano?".

"Che ti ho svegliato, Pat?" Sai passavo di qui e avevo voglia di vederti".
"Ma tu lo sai, vero, che hanno inventato i citofoni, i telefoni, non devi mica sfondare le finestre per attirare la mia attenzione, basta anche solo un messaggio su whatsapp!"
"Sì lo so, non volevo disturbare!!"
"Ok dai sali!"

Così Peter salì in casa e si mise a raccontare il suo strano sogno...
La notte prima si era sognato che un gigante era venuto a bussare alla sua finestra, si era fatto aprire le imposte e si era messo a raccontare una storia...

"Ma dai Peter, ma che sogni fai! Ma hai mangiato pesante ieri sera?"
"Pat, non sembrava un sogno, te lo giuro, sembrava tutto vero!"
"Già, ora mi dirai che in giro per la città c'è un gigante che su diverte a bussare alle finestre e al quale piace raccontare le storie"
...
Toc. Toc toc...
BARBARA FANELLI



SCIARADA SCIARANTI

 Guardò la data fosforescente indicata dal calendario appoggiato sul comodino, balzò in piedi, prese la borsa e si precipitò fuori, salì in macchina e guidò fino alla biblioteca, si inerpicò di corsa su per le scale e raggiunse il salone centrale, trafelata lo percorse fino in fondo tra la gente seduta che aspettava. Aprì un foglio di carta piegato in quattro, lo posò sul leggio, riempì d'aria i polmoni, la rilasciò lentamente e iniziò a leggere:

Il lavoro rende liberi dicono,
liberi come fumo che sale,
come cenere che scende.
Liberi come alito di vento,
come refolo di speranza
che travalica muri e filo spinato.

Il lavoro rende liberi dicono,
liberi come numeri tatuati sulla pelle,
come triangoli e stelle su divise strisciate.
Liberi come corpo denutrito,
come mente errante che si rivolge
al silente perché.

Il lavoro rende liberi dicono,
e qui ... siamo liberi ...
se non esistiamo.

Campo di concentramento di Auschwitz 26 gennaio 1945

Abbassò gli occhi e persa nei ricordi guardò a terra per pochi secondi, tirò su la testa, diresse lo sguardo verso la platea e disse:- « Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwiz e liberarono mia nonna e altri 7000 detenuti ancora vivi. Li salvarono da quell'inferno in cui erano stati gettati in nome di quella razza pura che così aveva deciso. » ripiegò in quattro il suo foglio di carta e lasciò libero il leggio per le altre testimonianze.


ps
volevo solo precisare che il racconto su scritto compresa la poesia è una mia rappresentazione ispirata dallo sterminio avvenuto nella Seconda guerra Mondiale, ma non si riferisce a persone specifiche. 
SCIARADA SCIARANTI

SARI 


... quei bastardi chiamati anche "brutti ricordi" si avventarono su lei, come succedeva sempre quando era molto stanca e quindi priva di difese. Vigliacchi, disse loro a mezza voce, questa volta non avrete ragione di me e non mi angoscerete mai più perchè ho trovato un'arma potente contro la vostra meschinità.
Nel buio le parve di sentire ridere sommessamente ma non si spaventò e alla prima bordata del ricordo-dolore sguainò la spada del lungo bacio che aveva ricevuto dal suo amatissimo "lui".
Sentì un gemito e un tonfo: ecco, il primo colpo era andato a segno.
Subito arrivò un altro ricordo-dolore che lei atterrò con il giorno del suo diploma, quando tutti, anche la sua criticissima madre, le disse d'essere orgogliosa di lei.
Altro tonfo e altra vittoria.
E così via, fino all'ultimo attacco, il più duro, quello che più di tutti l'aveva fatta soffrire ma si scoraggiò solo per un istante e... dalla gola le uscì una risata potente, poderosa, che fece ballonzolare persino il letto.
Quando si calmò fu silenzio, un silenzio fatto di pace e di armonia... fece un lungo sbadiglio, sorrise, si coprì e, con un sospiro soddisfatto, si addormentò.  

SARI

LULU


non appena ebbe posato la testa sul cuscino, sui suoi occhi calò l’ agognato sonno ristoratore…
…Fu svegliata da un miagolio. Stupita, aprì immediatamente gli occhi e intravide la sagoma di un gatto che si infilava nella sua stanza attraverso la porta socchiusa. Allungò il braccio accanto a lei nel letto e, invece di sentire il calore rassicurante del marito che le dormiva a fianco, la mano trovò il vuoto…
Cercò tentoni nel buio di accendere la abat-jour sul comodino, ma colpì il muro con la mano.
Saltò in piedi e si diresse circospetta verso la porta socchiusa.



Trovato l’interruttore, accese la luce di quella che era la sua stanza matrimoniale e si trovò davanti un letto singolo, un tavolino che fungeva da comodino, un armadio e una scrivania con una sedia. Il gatto troneggiava sul suo letto. “Ma da quando ho un gatto?”, si domandò.
Aperta la porta, si trovò davanti un salone con una poltrona, un tavolo con due sedie e una grande libreria piena di talmente tanti libri che non le sarebbe bastata una vita intera per leggerli tutti!!! Si stropicciò gli occhi e si domandò: “Dove sono finita?” 





Poi scelse un libro dalla libreria, si accomodò sulla poltrona e si immerse nella lettura. Era quasi sera quando chiuse il libro sull’ultima pagina. Si alzò, si diresse verso un cucinino con un angolo cottura, un lavandino e un mini-frigo desolatamente vuoto, in cui campeggiava solo una confezione di yoghurt. Si accontentò di quello e tornò a gustarlo seduta in poltrona. Si era fatto tardi, ma tornare in quel letto vuoto le metteva malinconia, perciò riprese la lettura di un altro libro scelto a caso nella libreria… Le palpebre le si chiusero improvvisamente e si addormentò.

…Fu svegliata all’improvviso dal pianto di un neonato, qualcuno russava rumorosamente sul cuscino accanto al suo… Non accese nemmeno la luce, ma si alzò come ogni notte e raggiunse la stanza dei suoi bambini. Si sporse sul lettino dell’ultimo nato e lo prese tra le braccia, raccolse il ciuccio alla sorellina, coprì con le lenzuola i fratelli e li accarezzò nel sonno.
Poi tornò nel lettone con il piccolo e, sdraiata accanto a suo marito, sospirò nel buio, mentre un sorriso le si allargava sulle labbra. Non avrebbe scambiato la sua famiglia con un po’ di sonno!
LULU



MIO FINALE

…. che sentì un fruscio provenire dai cespugli. Poco dopo spuntò un muso nero, gli occhi sbarrati, gialli. Sporco. Macilento.
“Un randagio come me” pensò guardando quell’esserino dal pelo arruffato e le ossa sporgenti.
-Ehi, bello,  vieni… vieni qua - gli disse e dal tascapane sporco che teneva appeso al collo tirò fuori una pagnotta mezzo ammuffita. Ne ruppe un pezzo e lo porse al cane che senza esitazione lo sgranocchiò voracemente. Finito, la guardò nuovamente con occhi supplicanti. Un lamento che veniva dal profondo.
La vagabonda pensò che quel pane era la sua cena… che sarebbe stata la sua cena… Forse,  però, c’era chi aveva più fame di lei. Ne avrebbe trovato dell’altro per placare i brontolii del suo stomaco.
Ne ruppe un pezzo che mise in bocca e diede il resto al randagio.
- Ora vieni qui. Vicino a me. Il divano è sfondato e puzzolente ma noi non siamo messi meglio, vero? C’è una molla che dà fastidio alla schiena ma ci stiamo in due. E così ci scaldiamo pure, amico mio.
E battè sul vecchio divano rotto. Il cane si accoccolò vicino a lei e le leccò il viso.
Patricia   

16 commenti:

  1. Particolarmente originale il tuo finale. E' bello poi vedere che aumentano le persone che si cimentano in questa prova.

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  2. Sono contento che la mia momentanea assenza non incida sulla quantità di finali proposti. E' che in questo periodo mi sento molto in modalità saggistica e pochissimo in quella narrativa. Vedremo cosa riserverà il futuro, intanto mi sono goduto la lettura di questi finali :-)

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    1. Ciao Ivano. Confesso che i tuoi finali sono un po' mancati e non credo solo a me. Metti sempre quel qualcosa di particolare.. comuqnue tu sai che qui non c'è obbligo di timbrare il cartellino. Quando se ne ha voglia e tempo si partecipa. Ci mancherebbe ancora. Non deve essere un impegno gravoso ma un gioco.

      Parlando di gioco, ho capito la saggistica ma cimentarti con la poesia???????? :)

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  3. Fa piacere essere in tanti a scrivere.Adesso bisognerebbe però che fossero in tanti a leggere. Parlo in generale, non della nostra particolare iniziativa inaugurata ed instaurata da te, bella donna.

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  4. E non lasciò mai più!
    Che bello Pat, sai che vado a nozze quando si parla di cani.

    Cri

    PS. "credo" che il blog sia finalmente a posto. Puoi controllare appena puoi? Grazie.

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  5. Lo so Cris!
    Ora non ho tempo ma dpmani lo faccio senz'altro.
    Ciao!

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  6. Tutti belli i finali, ma stavolta il tuo mi è piaciuto particolarmente, Pat. Chissà come mai 😂
    Un abbraccio e buona giornata

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    1. mah.. non saprei! Una che studia da veterinaria... ma li ama proprio gli animali? ahahahahahahahah
      Bacio!

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  7. Tutti quanti dei bellissimi finali!

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  8. sono davvero tutti bellissimi e unici, scrittori bravissimi ....complimenti di cuore ...c'è da intimidirsi nel cimentarsi ... Anche il tuo Pat bellissimo.. proprio tuo!!! ti riconosco ...Applausi ragazzi ... ragazzi... beh qualcuno lo è!!!! ;)
    ciaooooooo

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  9. E anche stavolta è stato un bel divertimento creativo per tutti :-)

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