martedì 13 marzo 2018

Zoccoli ( ricordi di quasi un secolo fa)


Dopo tutta la mattinata passata sul greto del fiume a lavare i panni dei signori nell’acqua gelata, stava cercando di sciogliere il freddo che sentiva dentro davanti alla stufa a legna sulla quale bolliva un pentolone d’acqua con qualche erba dentro. Niente di che ma in quei periodi era già tanto trovare bietole e cavoli e poterli comprare. Tempi grami! Quella bestia del marito al mulino, due figli… aria di guerra con tutti quei soldati in giro….
Alzò la testa quando vide entrare il figlio più piccolo. Paonazzo per il gelo. Il disgraziato invece di andare a scuola era stato sui bastioni a giocare.
Teneva uno zoccolo in mano. Gli guardò i piedi. Scalzi.
Mollò il pentolone e lo prese per le orecchie.
- Ven an sa ch’at mas desgrazià!!! (vieni qui che ti ammazzo, disgraziato) Dove sei stato? E gli zoccoli? Dove è l’altro zoccolo?
- Lass’mi stè ma! (lasciami stare mamma)
- Dove è l’altra socla (zoccolo)?
- A j’o perdi-la (l’ho persa)
- Il bucato di una settimana mi sono costate!!! Dove è l’altra socla?
- Lu so nen! (non lo so) An-rabijti nen! Aij n’a jè ancura u-na (Non arrabbiarti. Ce n’è ancora una!).

Racconto? No, verità.
Anno… di preciso non so ma all’incirca 1939 al massimo 1940.
La lavandaia era la mia nonna paterna e il bambino che aveva perso le scarpe mio papà, classe 1932. I bastioni di Lisondria (Alessandria) erano mura di cinta sui quali mio papà si divertiva a giocare perché a scuola si stufava. Se li volete vedere qui c’è un link


Ringrazio Vincenzo Iacoponi che qualche giorno fa con un messaggio mi ha fatto tornare in mente questo aneddoto.

Patricia

20 commenti:

  1. É sempre curioso immaginare i nostri genitori come bimbi. I miei mi hanno raccontato qualche aneddoto della loro infanzia, sicuramente sono racconti che ce li fanno sentire più amici che genitori (anche se poi, per fortuna, tornano a essere genitori e quello è il ruolo che devono mantenere ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. VEro che è curioso? Non ci sembra nemmeno possibile :) eppure anche loro sono stati bambini e anche loro hanno combinato guai come noi :)
      Poi, passa il tempo e le cose cambiano. Ora che stiamo. pardon, sto diventando vecchia io....

      Elimina
  2. Ci hai fatto anche a noi ritornare a un tempo in cui non esistevano.

    podi-.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, CArlos, noi non c'eravamo ancora ma i nostri genitori sì. Se mi ricordassi altro... sai, mio papà da bambino non era propriamente un angioletto ahahahahha scuola zero, non ne aveva voglia era meglio correre e giocare; fame tanta, botte lasciamo perdere con quella bestia di suo padre ne hanno prese lui e la nonna... ma tante davvero!

      Elimina
  3. Beh, io non avevo zoccoli, ma un meraviglioso vestito color crema che stava lì da almeno tre mesi ad aspettare me. il "vestitino di Pasqua". Aveva piovuto per tre giorni ed io tutto quel tempo ad infilare il naso nei vetri delle finestre per scrutare il cielo. Niente, solo acqua. La smise quel lunedì, ma non si poteva fare la scampagnata, ma almeno una passeggiata.
    "Enzo, mettiti in posa, che papà ti fa una foto col tuo bel vestito ed il cappello da vecchio lupo di mare"
    Posa con muso da paraculo, mani ai fianchi, sorriso sornione.
    Zac, fatta. Un secondo dopo già corro come inseguito da pantere. Tre secondi dopo le pantere frenano, ma io no e sto di pancia dentro una marana di acqua lercia, nera nera.
    Immaginate il vestito.
    Guardo la mia tribù: papà è sconsolato; mamma piange, tutti attoniti.
    Qualcuno mi afferra per la collottola e mi tira su grondante schifezze: è mia nonna Michelina, la mamma di mia mamma, che mi copre di insulti mentre di peso mi riporta a casa. Sento le amiche di nonna e di mamma che sghignazzano affacciate alle loro finestre, loro sanno osa sono capace di combinare io in una manciata di secondi, sono famigerato.
    "Sora Michelì, ndo l'avete anniscosto er nipotino vostro? E mo che ve state a riportà a casa, la monnezza?"
    "Signora, ma dove sta Enzo?"
    È la voce di Elena, il mio primo amore, e vorrei sprofondare.
    Pasquetta 1939. Avevo da poco compiuto cinque anni.
    Che bello, Pat.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vincenzino caro, è proprio perchè abbiamo parlato di questo che mi è tornato in mente l'aneddoto.... :)
      Ricordi.. tutto ciò he resta!
      BAcio giovanotto!

      Elimina
  4. Bellissimo. Un fatto che sa davvero di altri tempi.
    Ma poi... perché andare in giro con gli zoccoli? :o

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Miki, semplicemente perchè le scarpe erano prerogativa dei ricchi. Mio nonno lavorava in un mulino e la nonna faceva la lavandaia sulle rive del fiume Tanaro. Soldi... sconosciuti :(
      Sai, mio papà era del 1932.... erano un po0 diverse le cose un tempo :)
      Bacio!

      Elimina
  5. Risposte
    1. Grazie Cleme!!!
      Sai cosa è davvero bello? L'ingenuità di un bambino. Che importava se aveva perso uno zoccolo. Uno ce l0aveva ancora ahahhaha
      Che tempi!

      Elimina
  6. Mio papà è del 33.
    E durante l'inverno del 43 dopo l'armistizio rischio di morire ucciso da un tedesco per avere voluto salvare a tutti i costi il suo cagnolino.
    Anche le mie due nonne andavano a lavare i panni al lavatoio del paese e pulivano tutto con la cenere.
    Che bello questo tuffo nel tempo.
    Un abbraccio e buona serata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero? Pensa che io a Valentano, paesotto del viterbese dove eravamo sfollati dopo i bombardamenti della mia città perché nonna Michelina era di quel paese e c'erano lì i nostri parenti, avevamo un cortile con un immensa quercia al centro. Su quella ci arrampicavamo io che avevo nove anni e Ninetto, il mio micio, trucidator di topi. Ero in quel cortile mentre un caccia americano sparava su tutto quel che si muoveva, e lì ci muovevamo solamente io e Ninetto...e mamma, che cercava disperatamente di sottrarmi alle raffiche. Ma io avevo visto che Ninetto se la faceva addosso e lo riparavo col mio corpo, pensa tu.
      Qualche tempo dopo una pattuglia di tedeschi buoni, non SS, ma ubriachi come camelli, avevano visto Ninetto nascosto tra i rami fitti della quercia e caricavano e sparavano da matti, sghignazzando, ma per fortuna troppo ubriachi per colpire un elefante. Io come il tuo papà ho fatto un capriolo, sono passato tra gli sparatori e mi sono arrampicato fino a Ninetto e me lo sono riportato giù. Te l'ho detto che erano ragazzi senza barba e mi hanno fatto passare. Cosa non si fa per il proprio gatto!

      Elimina
    2. Mariella erano decisamente brutti momenti quelli. Tanta miseria, tanta fame e lavoro quando c'era e cosa c'era. La mia nonna materna con gli anni ha poi sofferto di asma e di artrosi alle ginocchia, schiena, mani... per f orza! Estate e inverno a lavare a mano nel fiume con acqua gelata e cenere appunto...

      Elimina
    3. Ma che tenero il Vincenzino che rischia le pallottole per salvare il gattino!!!!
      Una domanda però. Chi ha salvato te dagli sganassoni di mamma??????

      Elimina
    4. Povera mamma! La volta con l'aereo americano rischiò la vita perché tra noi tre era lei il bersaglio più grosso. La seconda volta svenne perché era sicura che quel branco di ubriachi mi avrebbero sforacchiato come un calzino vecchio. Toccò a me e a nonna rianimarla ché mi sembrava stecchita. Era nonna il mio carabiniere collodiano: "sei il diavolo senza cuore e senza cervello venuto dall'infern in questa casa santa a rovinarci la vita a tutti quanti". Quella del diavolo venuto a tentare lei per farle guadagnare il paradiso era una delle sue migliori invettive.
      Povera nonna, camminava come i gamberi guardandosi dietro per vedere da dove spuntavo io. Mi trascinava in chiesa un giorno si e uno pure per santificarmi, e guarda cosa ne è uscito fuori: un ateo dichiarato e convinto. E pensare che c'ero solamente io a far la guardia ed a prendermi il suo ultimo respiro. Chissà se ha pensato che avevo assolto il mio compito di inviato speciale di Belzebù?

      Elimina
    5. ahahhhahahhahahha sei nato pestifero allora! ahhahaha
      Povera mamma sì ma immagino tua nonna. Avrà pensato che le si stava aprendo la porta dell0inferno davanti al naso ahahahha
      Scusa eh, ma mi hai proprio fatto ridere... resistente a qualsiasi tipo di benedizione :D)

      Elimina
  7. Ricordi bellissimi nella loro tristezza.......un abbraccio Patty

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Flo!
      Sì, tristezza perchè nella sua ingenuità, nel suo non essere abituato ad avere scarpe, non si era reso nemmeno conto che averne una era come non averne.
      Altri tempi!
      Bacio!

      Elimina

Chi commenta su questo sito lo potrà fare solo loggandosi a Blogger o Google. Deve quindi essere consapevole che il suo username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile. Potrà portare al Profilo di Blogger o a quello di Google+ a seconda della impostazione che si è scelta.
Leggere qui la POLICY PRIVACY