martedì 1 maggio 2018

INSIEME RACCONTIAMO 32 RIEPILOGO

    INSIEME RACCONTIAMO 32
               RIEPILOGO


#racconti
#fareblogging
#insiemeraccontiamo

Anche se oggi è il primo di maggio, festa nazionale e festa del lavoro, non potevo non presentarvi il riepilogo di questo gioco mensile che continua ad avere un grande successo. 
Se  non lo leggerete oggi, lo farete domani ma... leggetelo perchè i finalisti si sono sbizzarriti e sono stati eccelsi tutti quanti. 

Il mio incipit era


L'INCARICO

 



Seduto in studio, le mani giunte di fronte al naso, si stava lambiccando il cervello. Questa volta l’incarico era notevole. Redditizio sì ma decisamente complicato. Sarebbe riuscito a trovare una soluzione?

Decise di andare a prepararsi un caffè forte e nero. Magari gli avrebbe stimolato la fantasia.



          https://pixabay.com/en/man-thinking-thoughts-sculpture-2546791/


 I vostri finali




Doveva scrivere un articolo sulle donne! Siccome lui era il solo maschio di una famiglia di sette sorelle e la madre vedova.
Di chi avrebbe mai dovuto parlare?
Di Betty la primogenita detta Robocop? Oppure di Jenny la cleptomane? Lucy la ninfomane ormai conclamata? Di Roberta la vegana? Di Linda che diceva di fare la stilista invece vestiva e truccava cadaveri all'obitirio? Di Loredana e Morena le gemelle diverse? Una anoressica e l'altra obesa?
No! Avrebbe parlato di lui! Sì, si disse, mettendosi il rossetto.

ANNA PIEDISCALZI






Altro che fantasia, lì ci voleva un miracolo; rimettere in sesto i conti non era cosa da poco anche perché altrimenti avrebbe voluto dire LICENZIAMENTI. Studiò e studiò, contò e ricontò e a fine settimana ecco la soluzione, un po’ di ristrettezze si, migliori investimenti, maggiore cautela, ma nessuno avrebbe perso il suo posto di lavoro. Anche questa volta era riuscito a salvare una grande azienda, era pronto per ripartire.

SINFOROSA








…Certo lui era il migliore nel suo campo. Precisione e freddezza ed attenzione minuziosa ai dettagli lo avevano sempre contraddistinto e messo in evidenza facendolo risultare il migliore tra tutti i suoi "colleghi". Però questa volta il bersaglio era di quelli tosti. Doveva uccidere Mark Zuckerberg. Era stato contattato da un sedicente gruppo di rivoluzionari antisocial che lo avrebbe pagato molto bene e che vede in facebook il male assoluto. Non che non sia vero, ma in realtà il male sta nella gente imbecille che utilizza quello strumento per vomitare banalità e volgarità gratuite. Poi ci sarebbero anche altre questioni legate alla privacy ed alla gestione del colosso in relazione alla censura, ma anche questo è un problema che nasce nella notte dei tempi, La censura virtuale è solo la versione 2.0 di quella analogica di una volta.

Cmq John era combattuto. Da un lato l'eco sul caso sapeva che lo avrebbe costretto a sparire per molto tempo ma questo era un problema relativo visto che il denaro già per metà versato sul suo conto offshore gli permetteva tranquillamente di essere un fantasma per almeno più di trent'anni. Dall'altro si dibatteva in lui, sicario freddo e razionale, una questione etica. Accettare tutti quei soldi per un lavoro che avrebbe fatto anche gratis? Gli sembrava di rubare quei soldi. D'altronde visto il clamore che l'omicidio avrebbe causato, doveva coprirsi le spalle e quindi gli serviva molto denaro, oltre a quello messo da parte in decenni di carriera.


Fu una notte tumultuosa, il suo cervello era un turbinio di pensieri con le sinapsi impazzite.


Alla fine decise: prese l'incarico ma accettò solo la metà della somma offertagli.


il giorno dopo John completò il suo lavoro e ripulì il mondo


DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® 


ARIANO GETA


Non era un compito facile. Il suo committente - l'onnipotente CIA - non gli aveva dato alcun limite di budget: gli avrebbero messo a disposizione anche dieci milioni di dollari se necessario. Ma non volevano essere coinvolti in modo diretto in nessuna maniera: nessun referente con cui comunicare, nessuna relazione da redigere, nessun agente coinvolto. Se avesse avuto bisogno di spie, informatori, cecchini, sicari, seduttrici e corruttori, si scordasse di poter utilizzare uomini e donne al servizio della CIA: avrebbe dovuto procurarseli lui, estranei all'agenzia, pagandoli coi soldi che gli erano stati forniti. Praticamente doveva crearsi la propria squadra da solo.
Cominciò a leggere relazioni sulla nazione da colpire, dettagliati "who's who" sulle persone più influenti, raccolse informazioni basate su fonti attendibili.
Infine ipotizzò una prima bozza di progetto. Però doveva comunque parlarne con l'agenzia. La CIA voleva risultare non coinvolta, benissimo, però almeno un incontro preliminare - riservatissimo ovviamente - era necessario.
Il contatto dell'agenzia doveva essere un pezzo grosso, anche se si presentò nello squallido topless bar prescelto come meeting point indossando un completo unto e bisunto da commesso di McDonald in pausa.
"Mi esponga il progetto".
"Ho alcuni contatti in loco. Con un'adeguata potenza finanziaria - lei mi capisce - potrebbero utilizzare i social network locali per diffondere false notizie su conversioni forzate. In quel paese la religione è un fatto privato, tuttavia esiste una piccola minoranza di sunniti che non accetterebbe mai l'obbligo di convertirsi: per loro la versione sciita è un'eresia".
"Quindi se si diffondesse la notizia di rapimenti segreti di sunniti da parte delle forze di polizia locale e torture per spingerli a diventare sciiti, lei pensa che sarebbero pronti a sollevarsi con le armi?"
"Se gliele forniamo..."
"Perché parla al plurale?"
"Va bene: se gliele FORNISCO IO, do per certo che si solleveranno contro il governo per reagire a queste ipotetiche conversioni forzate".
"E l'opinione pubblica internazionale?"
"Ovviamente dovremo... DOVRO' corrompere un bel po' di giornalisti e opinionisti affinché ritengano vere e attendibili tutte le comunicazioni che invieranno questi ribelli sunniti tramite social networks".
"Proceda pure" lo autorizzò il commesso del McDonald. "Come chiamerà in codice l'operazione?" aggiunse per banale curiosità.
"Avevo pensato a 'operazione Siria', no?"
"Anche se riguarda solo lei, la prego di non usare riferimenti così espliciti".
"Va bene, allora: 'operazione pesche alla siriana', che ne dice?"
"Può andare".

ARIANO GETA




VINCENZO IACOPONI MALAVISI
1



Mia nipote si sposa i primi di luglio. A me ha dato un incarico che non mi pareva così rognoso: dipingere un quadro di tutti i membri della famiglia, mettendone in evidenza i pregi e i difetti.
Fare un quadro siffatto per me è facile tecnicamente. In fondo avessi un cane gli legherei un pennello alla coda e amen.
Ma chi stabilirebbe quali sono i pregi e i difetti di ciascuno? Dovrei essere io, o tu, o lui oppure lei?
Cambiamo il punto di osservazione e che ognuno parli e dica quel che vuole.

Anna Maria al centro, che guarda lo monno infame e che pensa tutta colpa mia che l'ho sposato. Pensa se sposavo Valerio facevo la signora riverita e rispettata. Invece fin dal primo anno lava e stira pannolini smerdati e sempre lavatrice piena delle sue camicie.

Enzo che sta girato a guardare fuori dalla finestra e pensa tutta colpa mia che mi dissi, mai una romana per più di una settimana. Pesco nel Friuli, dove sono tutte calme e riflessive. Alla faccia! Son tutte uguali, rompicoglioni e gelose fradicie dalle Alpi alla Sicilia e non scordate la Sardegna.

Se ognuno dicesse la sua avremmo un bel quadro, ma poi ci rimarrebbe male la sposa. Allora?
Allora mettiamo l'elmo alle femmine -che tanto sono loro le comandanti- e il gonnellino ai maschi; facce ridenti le femmine che hanno sempre qualcosa da festeggiare e nessun lineamento alle facce dei maschi -facce come culi- femmine in movimenti aggraziati, maschi immobili a gambe e braccia allargate, come li disegnano i bambini.

Conclusione: che ciascuno cerchi la sua, e che ci azzecchi o no chi se ne frega, tanto non c'è più dialettica in questo mondo ed ognuno rimae per sempre della sua idea, che ritiene la migliore.
Compito del pittore è farli fessi e contenti tutti quanti.
E allora facciamolo sto quadro.
Si sposeranno in Francia. Au revoir neveu et nièce!


VINCENZO IACOPONI MALAVISI


 VINCENZO IACOPONI MALAVISI
 2


#L'INCARICO
Glielo aveva dato suo suocero, quando era stato a pranzo a casa loro.
"Portala a fare una passeggiata in montagna. È diventata una vitella: non farla diventare una mucca"
Era un evidente invito. L'indomani sul presto lo eseguì.
La montagna l'avevano vicina. Afgar fece vestire sua moglie con scarpe adeguate e la spinse fuori dalla porta, sufficientemente riluttante.
Izmir non aveva mai camminato felice.
Alla prima erta già sfiatava come un'auto scassata. Diede un'occhiata al marito che la seguiva. Se non la trascino mi si pianta come un mulo, pensò Afgar e le prese una mano.
Ma quanto pesava! Tirò e tirò, poi pensò che l'avrebbe volentieri lasciata cadere. Ma non qui, pensò, troppo fangoso e lei ha il vestito buono.
Poco più in alto sporgeva in fuori uno scoglio aguzzo. Afgar ci salì sopra con sua moglie. Non era uno scoglio e sotto non c'era il mare: era una sporgeza rocciosa e sotto un dirupo abitato da abeti che si protendevano verso l'orizzonte.
Afgar mollò la mano della donna e le diede una dolce spinta. Lei precipitò senza un fiato. Passò indenne tra i più vicini abeti ma centrò un terzo e lì rimase, sdraiata sul tronco a faccia in giù.
Appena capì che non si sarebbe più mossa Afgar si allontanò rapidamente senza voltarsi più dietro.
Incarico eseguito. Missione compiuta, sempre che avesse chiaramente interpretato le parola del suocero. Solo un piccolo dubbio: c'erano i due punti tra la frase principale e la secondaria, oppure no?
"È diventata una vitella, due punti: non farla diventare una mucca".
Ordine chiaro e perentorio da uomo a uomo.
Oppure non c'erano i due punti? Mah!

Lo ritrovarono sei giorni dopo in un dirupo: aveva la gola tagliata.
No, non dovevano esserci stati i due punti.
La polizia cercava sua moglie, Izmir, certamente l'assassina perché di lei si erano perse le tracce.


VINCENZO IACOPONI MALAVISI.


IRENE REGINA Z.



- Se vuoi ti leggo il fondo…



Fece un balzo all'indietro. Il caffè gli si rovesciò sul parquet. Porcasfigaccia, sua moglie gli avrebbe fatto due palle così.


- Chi ha parlato? – bofonchiò correndo a strappare uno scottex per asciugare.


- Io, chi vuoi che abbia parlato?


- Io chi…?


- Io, la macchinetta. Sei proprio tarato…


Si avvicinò alla Nespresso automatica, nuova di zecca. In quale delle tante moderne diavolerie erano stati investiti questa volta i suoi soldi? Prima o poi avrebbe chiesto il divorzio.


- Allora, te lo leggo o no il fondo?


- Ma il fondo di che?


- Il fondo del caffè!


- No grazie, adesso ho da pensare. E poi come fai a parlare? È la prima volta che mi capita una roba simile…


La Nespresso produsse un suono di stizza, come di chicchi strangolati tra gli ingranaggi. – Io parlo da sempre, sei tu che non mi ascolti… Sarà forse che sono femmina? Ci stai un po’ sul maschilista, caro mio… Se continui così, la prossima volta ti sputo la purga nella tazzina…


- Oh, ma sentila. Chi diavolo credi di essere? Guarda che ti mando in assistenza, ti faccio resettare…


- Le tue minacce mi fanno ridere – gorgogliò la macchina. – Non hai ancora capito che sei un uomo al capolinea…


- Ma io… ma io… - si strozzò con la sua stessa saliva nel tentativo di reagire.


- Ti leggo il fondo. Avvicina la tazzina…


Si arrese. D’altronde, chi non si arrende alla tecnologia al giorno d’oggi?


La Nespresso lampeggiò per qualche istante, poi proferì con lo stesso tono di una veggente vissuta:


- Tu ti scervelli per cose da fare, ma una cosuccia ti sta ad aspettare, alla sera non giungerai, perché adesso tu morrai…


Si svegliò di soprassalto, il respiro corto, lo studio che gli vorticava intorno. Non respirava, no che non respirava. Si portò convulso le mani alla gola. Qualcosa di spesso, forse una corda, gli stritolava la pelle. Schizzò gli occhi fuori dalle orbite ed ebbe solo il tempo di scorgerne il viso. Sua moglie non mollava la presa. Con un ghigno strinse ancora più forte.


Ebbe solo il tempo di sentire la sua voce sibilare quasi meccanicamente:


- Così impari a devastarmi il parquet ogni volta che ti prepari uno di quei tuoi caffè orribili.


Poi, il nulla.
IRENE REGINA Z.




CRISTIANA MARZOCCHI 
 

Essì, doveva saperne di più, si disse, e chiamò il contatto che gli aveva proposto l'incarico.
Ok, si poteva fare, ma con una variante. Attivò la sua rete di collaboratori in Florida e partì per Miami.
In aereo lesse tutto ciò che trovò in rete a proposito della signora, constatando che le varie biografie
erano scarse di partcolari. Il fatto inconfutabile era che Colette Fourcrois era tra le più ricche
donne al mondo, avendo ereditato un impero di prodotti cosmetici, una collezione di quadri
e varie residenze nelle principali città ; aveva 56 anni, si era sposata giovanissima, ma il matrimonio
era durato poco anche se aveva avuto una figlia, con la quale aveva da tempo interrotto ogni contatto.
Della sua vita privata si sapeva poco e niente, se non che appariva di tanto in tanto a qualche party importante,
come quelli alla Casa Bianca , ad alcune aste e che, a meno che fosse estremamente disdicevole,
ovunque andasse era accompagnata da quelli che lei chiamava " i miei gemelli diversi ".
L'incarico ricevuto ,consisteva nel rapimento della signora e la richiesta
proveniva dalla figlia e dal marito di lei, due balordi che avevano il vizio del gioco.
E' noto che il fallimento di un un rapimento avrebbe provocato esiti drammatici,
come una condanna all'ergastolo, se non alla pena di morte
ma, apportando alcune modifiche, sarebbe diventato fattibile.
Affittò una casa sulla spiaggia di Boca Raton a due miglia di distanza da quella della signora
e il mattino dopo , appostatosi nelle vicinanze di Villa Fourcrois,
di lì a poco, vide un maggiolone cabrio uscire dal cancello con alla guida una donna;
augurandosi che fosse prorio Colette , la seguì fino Boca Country Club ove lei scese dall'auto
con i suoi gemelli diversi,due levrieri afgani, l'uno biondo e l'altro nero, Beau e Belle.
Sguinzagliò i suoi segugi e dopo tre giorni organizzarono il rapimento sostituendosi all'autista
del camioncino che prelevava i cani due volte al mese per la toelettatura.
Tutto si svolse perfettamente, quando , previa telefonata minacciosa sulla vita di Beau e Belle
la signora esguì gli ordini alla lettera : niente polizia , abitazione illuminata a giorno la notte stabilita e
sistemazine del trolley , con 6 milioni di dollari, sull'ultimo gradino che dalla casa portava alla spiiaggia.
Dopo una belle passeggiata lungo il bagnsciugaI assieme ai due levrieri, non gli restò che scambiarli
con lil trolley.
Soddisfatto e con sei milioni in tasca, dei quali uno era suo, il nostro se ne tornò a a N.Y.


CRISTIANA MARZOCCHI

 

Il mio finale 


Organizzare un simile evento non era affatto semplice. Volevano qualcosa di particolare, di originale... uno stadio, no! Un edificio pubblico famoso, nemmeno! Una cattedrale... uhm....
Guardò la luce che si rifletteva sulle gocce di pioggia che adornavano i vetri. Arcobaleni in miniatura.
Trovato!!!! Non un evento solo ma mille piccoli eventi. Sì! 
Non  un’esplosione in un solo posto affollato ma mille sparse per ogni angolo della metropoli. Una dopo l'altra, ben sincronizzate. 
Altro che fuochi d'artificio! Mille bombe di piccole dimensioni messe agli incroci delle grandi arterie. Ognuna che sparava nel cielo fumogeni colorati.
Sì! Il famoso gruppo di hard rock sarebbe stato felice! Una entrata in scena da brivido!
Patricia

14 commenti:

  1. E vai, festeggiamo il primo maggio coi nostri racconti. Perché anche scrivere è un lavoro, no?
    ;-P

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    1. Certo, Ariano! Ed è un lavoro piacevole :)
      Buon primo maggio!

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  2. Cara Patrizia, vedo che si continua con grande successo! Complimenti cara amica.
    Ciao e buon prima maggio con un forte abbraccio e provo sorridere.
    Tomaso

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    1. DAvvero!!!! E non sai quanto ne sono felice!
      Buon primo maggio gioia!

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  3. Complimenti mia cara!Io mi riprometto sempre di scrivere e poi non mi organizzo e resto travolta dal tanto che mi circonda.
    Sono però soddisfatta,stamattina ho preparato per i miei scolari un bel lavoro sulla poesia e mi è piaciuto un sacco!
    Buon primo maggio!

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    1. Ah, Lorenza... se dovessimo riuscire a fare tutto ciò che programmiamo anche solo di sfuggita, dovremmo avere giornate di mille ore ahahahh

      Adesso però sono curiosa :) con la tua fantasia chissà che bel lavoro hai preparato:
      Buon primo maggio!

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  4. Bravi tutti stavolta, ci siamo proprio piaciuti, nicht war?

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    1. Ma siamo sempre tutti bravissimissimi, Vincenzo!!!!!
      Ciaooooooooo

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  5. Ottimo ed originale il tuo finale, Patty. Gli altri, bravi tutti. Sempre bello cimentarsi con io tuoi incipit.

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    1. Sono arrivata in extremis ahhahahahaha in genere scrvo il finale subito dopo l'incipit. Questa volta invece...
      Grazie!

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  6. Ma questo blog è pieno di creativi! Sono felice di averti/avervi incontrati. Bravi tutti e buon 1 maggio! Oggi qui si celebra la scrittura, anche questo è un lavoro, a tutti gli effetti

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    Risposte
    1. Siamo una squadra favolosa :D)
      Il piacere è tutto mio!
      Se ti interessa, il 20 di ogni mese si ricomincia :)
      Certo che la scrittura è un lavoro. Qualcuno ci mangia anche con la scrittura. Io... io per ora gioco! ahahahahh

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