venerdì 1 giugno 2018

INSIEME RACCONTIAMO 33 RIEPILOGO

    INSIEME RACCONTIAMO 33                       RIEPILOGO

#insiemeraccontiamo
#racconti
#fareblogging


Grande puntata questa che ha visto la gradita partecipazione di molti blogger.
Nuovi, vecchi partecipanti che erano stati assenti per motivi personali... 

Insomma! Una grande partecipazione!
Come al solito ringrazio tutti e vi dico ancora auna volta quanto siete bravi!!!!! 

Ma partiamo col riepilogo.

Il mio incipit era questo:


Alzò gli occhi al cielo. Era diventato tutto nero d’improvviso. Quello che fino a pochi minuti prima era uno zaffiro trasparente e lucente ora pareva pece, come se qualcuno avesse rovesciato pittura nera.
Una giornata di gennaio con parecchi gradi sottozero era diventata notte di colpo.
Fu allora che….


e  questa la foto che avevo scelto



https://pixabay.com/it/eclissi-solare-eclissi-lunare-459078/


Ma ora i vostri finali

 
SINFOROSA CASTORO

... si udì una voce potente che risuonò in ogni dove: “Questo è l’inizio della fine” e il cielo si rovesciò. Senza riuscire a muovere un singolo muscolo rimase impietrito dinanzi all’apocalisse e tutto fu oblio.
SINFOROSA


DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®   oppure QUI

…si rese conto che ovunque voltasse il suo sguardo, c'era oscurità. Ovunque mirasse per guardare, la notte si impossessava di lui. Di colpo le serrande dei suoi occhi si erano chiuse. Aveva perso la vista. Il terrore lo colse, mentre tutto intorno a lui era amplificato nei suoni e nei profumi. Gli altri sensi iniziavano a supplire all'assenza di vista.

Preso atto dell'accaduto, non riuscì cmq ad accettarlo.

Ed allora catturò i suoi occhi spenti e li chiuse per sempre.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



VINCENZO IACOPONI MALAVISI

....fu allora che si ricordò di quello che durante gli ultimi anni di vita gli andava ripetendo suo nonno: "Se capitasse un eclisse di sole non perdere tempo perché avresti solamente due minuti, due minuti e mezzo di tempo. Scendi nella nostra cantina e aspetta che torni il primo raggio di sole. Ricordi la piramide di Cheofe e la scoperta dei suoi segreti? Il primo raggio per una trentina di secondi illumina un mattone della nostra cantina. Accenderai le luci e toglierai il mattone. Dentro il vuoto troverai il mio segreto."
Questo rcordava mentre scendeva a precipizio le scale per la vecchia cantina. Non dovette aspettare a lungo: attraverso una crepa minuscola sulla volta, che non aveva mai notato, un raggio come la punta di una spada perforò l'aria colpendo un mattoncino corroso e smunto.
Accese le luci, solo tenendo d'occhio quel mattoncino mentre l'ansia della scoperta gli mangiava il cuore. Aiutandosi con la punta del suo coltello a serramanico scalfì e scalfì quella parete intorno al mattone, che cominciava a cedere. Pochi minuti e lo estrasse. C'era solo una bustina, minuscola. Dentro una medaglietta per la prima comunione, che aveva fatto in parrocchia venti anni prima, ed un biglietto ripiegato in quattro, scritto con la calligrafia tremolante di suo nonno, che ben ricordava.
C'era scritto: "tu te la perdevi ogni volta. Adesso non lo farai più, perché questo regalo te lo lascia nonno. E non far finta di nascondere la lacrimuccia, babbeo"
.


VINCENZO IACOPONI MALAVISI

ANNA PIEDISCALZI

 Fu allora che si guardò per ultima volta nelle acque argentee della sua grotta e uscì fuori incontro al suo amato sole.
Lì, in una simbiotica e perfetta unione. Come quel primo giorno in cui i loro elementi si confusero. Ed ella lo vide e ed egli ascoltò ella.
Così, in perpetuo ciclo. Egli manda i raggi per confortarla, ella le stelle per sostenerlo. Attendendo quel mistico giorno di fusione. Quell'eclissi di amore, morte e passione.


 ANNA PIEDISCALZI


GIUSEPPE MARINO 

… Manuel prese consapevolezza della propria vita per la prima volta.

Il Destino era stato sempre crudele e avverso con la sua vita. Troppo. Come quando all’età di dieci anni rimase orfano di madre, morta di tumore, e fu cresciuto da un’altra donna avara e senza cuore tanto da negargli anche il latte per colazione. Come quando all’età di venti anni non riusci a superare gli esami per poter essere ammesso all’università di Medicina. Come quando all’età di trentacinque anni gli fu annunciato dal primario dell’ospedale che il bambino che portava in grembo sua moglie era nato morto. Come quando quella volta in cui… Erano troppe quelle volte per poter essere ricordate. Ma Manuel, introverso qual era, le ricordava tutte. Dotato di una intelligenza vivace e di animo forte si rialzava sempre, pronto a dar battaglia al suo più fedele nemico che mai lo lasciava.

Ora quello stesso Destino che gioca con la vita degli uomini a proprio piacimento, facendoli rotolare come biglie verso mete incerte, sembrava ora come un vasaio che modella l’argilla migliore per trarne fuori il vaso più bello che l’umanità avesse mai visto sin dai tempi antichi. Sì, perché, finalmente, l’argilla era pronta per essere modellata. O, forse, perché il Destino, come un bambino capriccioso e per ragioni note a lui solo, aveva deciso diversamente. La vita di Manuel sarebbe cambiata.

La vita di Manuel era pronta per divenire opera d’arte.

Il buio che vide durò solo un istante. Il tempo esatto. E fu foriero di buone nuove.


GIUSEPPE MARINO
ARIANO GETA

... gli ritornò in mente quella volta in cui da ragazzo, con tutta la pazzia tipica dell'adolescenza, era uscito senza ombrello, sebbene il cielo fosse un'unica gigantesca nube che prometteva di riversare a breve il diluvio universale su chiunque avesse osato camminare sotto la sua minacciosa oscurità. Era tornato a casa fradicio e aveva ricevuto l'ineffabile sgridata di suo padre.
"Esco" risuonò improvvisa la voce di suo figlio.
"Ma con questo tempo che sta mettendo...!?"
"Papà, ho l'ombrello!" rispose Andrea come a voler sottolineare la barbosità da vecio di certe inutili raccomandazioni.
Dalla finestra vide il primo scroscio di pioggia e un ombrello che si apriva.
"In fondo il ragazzo è molto più responsabile di me" sorrise mentre lo guardava allontanarsi.


ARIANO GETA



MARINETTA

 ...in quell'oscurità avvertì una presenza e sentì come uno sbatter d'ali.
Silenzio! E poi ... Ancora quello sbatter d'ali.
Mio Dio , ma cos'era dunque!!?
Sentiva il respiro dell'essere che era lì , a pochi passi da lui , e avvertiva il suo sguardo in quella oscurità.
Voglia di urlare, ma la bocca non si apriva. Si sentiva come paralizzato.
Lentamente però , in quella grande oscurità , sembrava come aprirsi una piccola fessura di luce... il sole stava tornando a illuminare ogni cosa.
Sentì ancora quello sbatter d'ali , anzi gli sembrava di vederle ...
Sì, due grandi ali bianche , come quelle...
Che assurdità!
Eppure per un attimo gli era sembrato di aver visto un angelo.


MARINETTA 


IRENE REGINA Z. 


"Il Grande Fardello"



...entrò in funzione l’altoparlante. Erano in diretta. 


- Ragazziiiiiiiiiiiii... - La voce di Bartola Crusco si sparse nel catrame dell’aria e perforò ogni singolo timpano. - Ragaaaaazziiiiiiiiii, mi sentiteeee... ? 

Un Sìii appassionato si levò dal coro di corpi dispersi nel buio del parco del cottage. Davanti allo schermo scuro i telespettatori rabbrividirono, si prospettava una puntata al fulmicotone. 
- Benvenuti alla penultima puntata del Grande Fardello – continuò la Bartola sbucando scintillosa in un quadrato in alto a destra della tv. – Stasera decideremo i finalisti di questa emozionante edizione. Come staaatee? 
E come stavano? Al buio, pensò. Ma non osò pronunciarlo. Aveva faticato tanto per arrivare alla semi finale, un passo falso e sarebbe finito tra i nominati. 
- La redazione del Grande Fardello è riuscita ad oscurare il cielo della città, per consentire l’ultima strabiliante prova che condurrà uno di voi alla vittoria. 
Un muggito di generale incredulità ed un grosso applauso accompagnarono le parole e lo stacco di coscia in cui la Bartola si era profusa per annunciare l’evento. 
- Ahó, ma com’hanno fatto a mettè buio dappertutto? Che strafighi che so questi, quanto semo fortunati… - La voce era quella di Antonellina, la ragazza madre di Velletri che s’era fatta trapiantare una tetta su una chiappa per affermare la propria femminilità. Le donne hanno il diritto d’averci le tette dove pare a loro, era stato il suo slogan, ed il suo coraggio era stato premiato da tanti consensi per forza e determinazione. Che poi la poveretta risultasse veramente un obbrobrio e fosse costretta a stare seduta in equilibrio su metà sedere, erano faccende completamente passate in secondo piano. 
- Ma che dici, che dici… Sarà un effetto ottico, ci avranno instillato delle gocce accecanti mentre dormivamo, come quando ci hanno purgato il pranzo per la prova di gestione del gabinetto – rispose Raffi, l’ex professore di matematica che per partecipare al programma aveva lasciato il posto di lavoro e s’era dichiarato gay convinto ma con una predisposizione univoca alle relazioni con uomini di razza eschimese. 
 - Zitti, che vi sentono, stiamo al buio, ma i microfoni funzionano. 
Erano rimasti in tre. E ce l’avrebbero messa tutta per scavallare anche quella serata. 
- Alloooraaa, ragazziiiii… - ricominciò la Bartola dallo studio televisivo. - Accanto ad ognuno di voi è stato appena lasciato un aggetto. Prendetelo e ditemi di cosa si tratta… 
Si mossero nel buio. – Io, io… - strillò l’Antonellina. – O’so io! 
- Bene, Antonellina, cos’è che hai mano? 
- E’… E'.. un coltello! Sì, sì, è un coltello cor manico e a’lama lunghi lunghi… 
- Braaavaaa, ma come hai fatto ad indovinare così in fretta? Braaavaaa… 
Uno scrosciante applauso del pubblico rese quell'istante ancora più prezioso. La presentatrice fece capire che necessitava di un momento di attenzione. 
- Signori e signore, tutti e tre i concorrenti sono stati muniti di coltello a doppia lama, funzionale e preciso. La prova, che, da quanto avete capito, si terrà al buio, consisterà nel cercare di dare più coltellate possibili ricevendone un numero inferiore nell'arco di dieci minuti. 
Calò un silenzio di tomba. I concorrenti non si mossero dalla loro postazione. 
- Ciascun concorrente può rifiutarsi di eseguire la prova, ma dovrà subito abbandonare il cottage del Grande Fardello. Avete capito, ragaaaazziii… ? Potete pensarci qualche minuto... 
Partì una musica suspense di sottofondo. I concorrenti non osarono muovere un muscolo. 
- Andiamocene – disse lui, in direzione di Antonellina e Raffi. 
I suoi compagni non risposero. 
– Andiamocene, finiremo per ammazzarci. Non ha senso tutto questo… 
- Tu dici così perché là fuori hai il baretto tuo con la tua mogliettina che ti aspettano – biascicò velenoso Raffi.





- C’ha ragione – intervenne Antonellina col fiato corto. Si sentiva che tremava, forse le stava tremando persino la tetta sulla chiappa. – C’ha ragione, io devo da pensà a mi’fijo… 



- Ma se finisci all’spedale o peggio al cimitero, tuo figlio rimane orfano… 



- Stai solo cercando di fare il doppio gioco, brutto stronzo. Io la prova l’accetto, eccome se l’accetto… 



- Pur’io… 

La Crusco li interruppe. – Concorrenti, accettate la prova? – sorrise maliziosa con la sua cartelletta rosso porpora in mano. 

Ci fu solo un istante di tentennamento, poi il solito Sìii corale spazzò via ogni dubbio. Gli applausi si centuplicarono, Bartola si passò più volte la lingua sulle labbra gonfie come pomodori e finalmente la prova dei coltelli ebbe inizio. Una prova che nessuno avrebbe mai dimenticato nella storia del Grande Fardello e che avrebbe di sicuro alzato lo share di decine e decine di punti.



IRENE REGINA Z.

BARBARA
 ...che si sentì un forte botto, un fragore! Era troppo buio, i suoi occhi ancora non si erano abituati all'assenza di luce e  non vedeva niente. Sentiva solo un forte odore di foglie bruciate e poi c'era tanta gente che urlava.
Non capiva cosa stesse succedendo, però non gli piaceva affatto. Aveva quella strana sensazione di curiosità mista a terrore.
Cercò, di istinto, di arrivare al comodino per prendere la torcia elettrica. Per fortuna ci riuscì al primo colpo!
Ma chissà cosa stava succedendo intorno a lui...
In un attimo, in un batter di ciglio, tornò la luce forte e accecante. Molto più forte del normale, in verità, come se ci fosse un grande faro a illuminare tutto.
Una enorme astronave era atterrata proprio davanti alla sua casa. Quasi gli veniva da ridere, a questo punto. Perchè? Perchè quello dell'astronave atterrata sul giardino di casa sua era il so sogno di bambino e quel giorno si stava avverando!
Improvvisamente scomparve la paura! La curiosità prese il sopravvento! Tante, troppe domande affollavano improvvisamente la sua testa... Cosa fare? L'astronave si aprì e ne uscì un buffo esserino dal lungo collo. Gli sembrò subito di riconoscerlo... Ma certo! Era E.T. che aveva trovato la strada per ritornare!!!

BARBARA



CRISTIANA MARZOCCHI

 accese i fari dell'auto e si fermò sulla corsia d'emergenza, rendendosi conto che non c'era nessuna altra macchina, nè in un senso nè nell'altro. La radio si era ammutolita.
Fece un'inversione di marcia per tornare a Milano e agguantato il cellulare cliccò sul nome di Ilaria : nulla , il telefono suonò lungamente a vuoto e allora chiamò suo fratello Stefano che viveva a Bologna , il quale gli rispose immediatamente e lo anticipoò dicendo " lo so è buio e non c'è in giro nessuno. Sono in ufficio e ora corro a casa, poi ti faccio sapere".
Giunto sotto casa di Ilaria entrò e imboccò le scale , ma quando aprì la porta dell'appartamento , si rese conto che non vi era nessuno.
Scendendo le scale , incontrò due bambini , seduti abbracciati su un gradino : piangevano terrorizzati invocando la mamma e , cercando di consolarli, li prese in braccio e li portò con sè,avvedendosi che erano due gemellini , maschio e femmina , sui 4/5 anni. Anche se costernato dal buio profondo e dall' assenza di anima viva , decise che l'unica possibilità per non perdere la testa era quella di andare a Bologna.La spia della benzina era ormai fissa sul rosso e decise di fermarsi in un'area di servizio e fu quando raggiunse una pompa, che intravide due persone sedute in un'auto; si avvicinò e notò due giovani seduti nell'abitacolo, immobili e attoniti , dei quali riuscì ad attirare l'attenzione dopo vari minuti.Quando scesero dalla macchina si rese conto che erano due gemelli, stranieri, probabilmente tedeschi.Li fece salire, ripartì e come d'accordo trovò il fratello in Piazza Maggiore, circondato da un capannello di persone, tutte coppie di gemelli come lui stesso e Stefano. Gli tornò in mente il bel sceneggiato della BBc, "I sopravvissuti " e pensò che anche loro dovevano organizzarsi in quel senso, diramare e captare messaggi , creare collegamenti e punti d'incontro. Il sole stava sorgendo ma i loro orologi segnavano le 21.09 della sera ; evidentemente c'erano 24 ore di differenza tra ...che cosa? Due mondi paralleli o il sovvertimento del tempo, anche quello atmosferico, infatti faceva un caldo torrido. Inevitabilmente, cominciò a porsi delle domande : perchè solo i gemelli erano stati risparmiati da quella sparizione di massa? Lui stesso si era laureato in biologia per studiare il fenomeno dei parti gemellari, e le caratteristiche di quegli esseri che nascono 'in compagnia' più o meno ravvicinata. ma non aveva mai letto che avessero peculuirità straordinarie.
Ebbe un sussulto quando ricordò ciò che aveva letto e proposito dei vangeli apocrifi che parlano spesso dei fratelli di Gesù e narrano che egli ne abbia avuti 4: Giacomo, Giuseppe, Giuda Tommaso e Simone, e si può ritenere che tra essi ci fosse un gemello. Questi potrebbe essere Giuda Tommaso detto Didimo? In greco “didimo” sta proprio per fratello gemello (si pensi al fatto semplice e banale che didimo è il “testicolo”, che non va mai solo). La tradizione gnostica del primo secolo ritiene che era fisicamente identico al Messia. Inoltre “Tommaso” non è un nome, ma un soprannome che significa “gemello” in aramaico. Nel vangelo Giovanni Tommaso appare come l’apostolo dubbioso, chiamato appunto anche Didimo. In questa posizione di “fratello” appare in altri vangeli apocrifi.
Poteva essere una spigazione , poteva essere che Didimo fosse venuto come Messia di un nuvo mondo.
Mah pensò, chi vivrà vedrà, e si mise al pc per iniziare una rete di unione, perchè era basilare gemellarsi con più luoghi possibile.
CRISTIANA MARZOCCHI

IVANO LANDI



          L'immagine di apertura del post è: Sunset. Providence, RI by Tenchiro
 


…capì di essere morto.
Ma tutto quel che si racconta su ciò che succede dopo? Dov’era il tunnel di luce? E i milioni di farfalle colorate? E la suprema beatitudine? 
Faceva ancora freddo, invece. Perfino più di prima. E lo circondava sempre una tenebra assoluta. 
Almeno finché non cominciarono a spuntare le stelle, sopra e intorno a lui. Dapprima poche e isolate, si riunirono pian piano in tracciati di costellazioni che gli erano solo in parte familiari. Avrebbe così detto di trovarsi a una grande altezza, come ebbe la conferma subito dopo, quando si accorse di essere trasportato in volo da una creatura ai suoi occhi invisibile ma il cui battito d’ali membranose incrinava il silenzio per il resto assoluto.
Qualunque cosa fosse, la sua cavalcatura sembrava comunque dirigersi senza esitazioni verso una particolare fonte luminosa, di cui lui poteva solo dire con certezza che non era una stella, poiché le sue proporzioni aumentavano a ogni istante. La paragonava piuttosto alla luce di un faro che splendesse giallastra lontano nella notte.
Ma ben presto cominciò anche a delinearglisi davanti il nero profilo di una possente costruzione: una torre sul cui contorno cilindrico si rifletteva l'argento delle costellazioni. Era quasi dalla sua sommità che si originava la luce misteriosa, incastonata nella parete di basalto come un occhio sulla fronte di uno smisurato ciclope. 
Si trattava, in realtà, di una finestra dalle forme sghembe, attraverso il cui intaglio risplendeva la luce di un fuoco che ardeva in una stanza. Ma questo dettaglio lui lo afferrò vagamente solo quando si trovò a varcarla insieme alla sua cavalcatura invisibile.
Trovò ad accoglierlo, all'interno del locale, un’alta figura avvolta in una tunica gialla dai rossi ricami, sul cui volto era posata una maschera di seta, sempre di colore giallo. Fu con voce stentorea che si rivolse al visitatore:
“Bentornato, Carter, nella tua nuova, eterna dimora. Mica avrai creduto di poterci eludere per sempre con quel tuo sogno infantile della Città del tramonto?”.
Al che l’ometto, che non aveva capito un bel niente di quel che gli era stato appena detto, si guardò intorno perplesso per alcuni istanti, prima di decidersi a replicare alla figura mascherata:
“Stanislao Moulinsky, presumo… in uno dei tuoi consueti travestimenti. Davvero, non mi aspettavo che ti avrei avuto tra le scatole anche dopo morto!”.

* * *

Nota esplicativa: Come alcuni di voi si saranno certo accorti, questo mio scherzetto prende le mosse dal romanzo breve di Howard Phillips Lovecraft, La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, di cui ho utilizzato in totale libertà alcuni elementi narrativi. Il suo protagonista, Randolph Carter, appare anche in altri quattro racconti del Ciclo dei Sogni, ciclo che si diversifica dal resto della produzione dello scrittore americano per l'accentuato lirismo di almeno parte delle descrizioni. Non posso ovviamente sapere se il solitario di Providence avrebbe o no apprezzato un simile stravolgimento dei suoi temi e delle sue atmosfere, ma non sarei neanche pronto a giurare che in fondo in fondo, sotto la spessa scorza del pessimista cosmico, non si nascondesse in realtà un gran burlone.
Mentre "l'altro Carter", ossia il Carter del mio intervento, è, naturalmente, l'inossidabile Nick Carter, principale protagonista della memorabile trasmissione televisiva del 1972 Gulp! i fumetti in TV.
IVANO LANDI

Il mio finale

le tornò in mente cosa aveva letto a proposito di un reperto inca, di quando Notte sarebbe precipitata su Terra avvolgendola in un freddo abbraccio mortale.

Dai suoi conti, quella era proprio la data giusta. Non ci aveva mai creduto però. Anche i Maya avevano sbagliato e…

Un boato spaventoso e tutto finì.

Patricia

ahahahahahahhaahhahahahahahahahahahah
 

22 commenti:

  1. Sei come il pifferaio magico.... Buon giorno

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    1. Sono proprio una piffera più che altro... ahhahahahaha hai visto che pasticcio coi banner? Boia faus, ieri sera funzionavano bene!
      Comuqnue se hai tepo e voglia, il 20 giugno ripartamo :)

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  2. Insieme raccontiamo sempre con piacere :-)

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    1. E sai che piacere per me!!!!! ahhahah

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  3. Però! Di questi finali me ne sono piaciuti diversi, ma sul podio metto, nell'ordine: Cristiana, Regina e Giuseppe.

    P.S. Patricia, che hai combinato con i nuovi banner? Si vede tutto l'HTML.

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    1. Sì, decisamente sono belli e decisamente siamo bravi!

      ps se non fossi una signora ti rispondere e che cacchio ne so? Ma siccome sono una signora te lo rispondo lo stesso. Ieri sera funzionava bene e stamattina... io vedo bene tutti e due i banner ma quando clicchi su ok non capsco perchè compare il codice. Che... sfere!!!!!!

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    2. Grazie Ivano, NON puoi immaginare il piacere che mi ha dato questo tuo commento.

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    3. Hai scelto un tema difficile ma molto suggestivo, Cristiana. Del resto certe fonti "non autorizzate" fanno un po' di luce su punti altrimenti oscuri delle fonti "ufficiali". Per esempio, perché nei Vangeli canonici si parli di "fratelli di Gesù" in senso chiaramente carnale.

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    4. @Patricia
      Vedo che hai risolto il problema :-)

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    5. Scusa Ivano ma mi ero persa il t uo commento.
      La testa è attaccata al collo ma la mente... tipo aquilone. Presente? :)
      Sì, ho risolto :) Certo ahhahhahah Ho risolto... la mia bambina ahahhahaha
      Dopo avermi detto mamma MSM, acronimo di ma s ari mongola, si è fatta dare il pc .
      Niente di che il problema n codice messo due volte e naturalmente una nel posto sbagliato :D)

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  4. E' stato bellissimo partecipare ...Grazie Pat : )
    Complimenti a tutti!!
    Bellissimo post
    Ciao Pat un abbraccio

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    1. GRazie stella! Sono contenta che il gioco ti sia piaciuto.
      Il venti giugno si riparte!
      BAcio!

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  5. Forte il tuo finale e lo scongiuro ad esso connesso. Mi ero perso il finale di Cristiana che mi è piaciuto molto. Cmq siete davvero tutti molto bravi.

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    1. In questo momento le corna le farei a blogger e ai suoi modelli del cavolo!
      Mi fa impazzire con sto banner grrrrrrrrrrrrr
      I finali sono tutti belli e degni di applauso,
      Siamo decisamente bravi!

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  6. Che piacere leggere, con grande curiosità, la "vena" narrativa di alcuni "amici" blogger... e scoprirne altri.
    Bellissima esperienza del "fare insieme", con tante personalità che s'intrecciano.

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    1. Ciao Santa, e farlo in armonia è ancora più piacevole anche se strano di questi tempi. :)
      GRazie e se vuoi partecipare... :) Sul divano c'è posto!

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  7. L'ultima volta che manco, mannaggia a me.

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    1. Maaaaaaaaaaaaaaaax!
      Dietro la lavagna in ginocchio sui ceci ahahhaahhahaahahah
      Sarà per la prossima! Ciaoooo

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