martedì 4 dicembre 2018

Vecchie case


Son lì,
antiche sorelle
dai colori sbiaditi.
Spalla a spalla
si sostengono
a fermar il tempo.

Seguono il passar delle stagioni
incuranti.
Guardano il mondo scorrere e correre
davanti a loro.
Non ne rimpiangono la fretta.
Amano la propria costanza,
l’immobilità
che fa baluardo
contro l’oltre.

Chissà quante chiacchiere!
Quanti pettegolezzi
di cui nessuno saprà mai!
Segrete, omertose,
fino all’ultimo mattone
Patricia



18 commenti:

  1. Dire bella è dire poco. Bravissima Patricia, quelle case così sapienti. Buona giornata.
    sinforosa

    RispondiElimina
  2. Cara Patrizia, queste vecchie case, sono il passato, che noi tutti dobbiamo ricordare e conservare.
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
  3. Bello, mi sono proprio immaginata queste vecchie case!!

    RispondiElimina
  4. Vecchie case
    tartassate dal vento
    e dalla pioggia,
    case che sembrano case
    e sono invece
    ostelli di cimici trionfanti
    e di puzze scalpitanti,
    case che abbondano nei vicoli
    dove puoi pestare di tutto,
    dal cappottaccio vechio del barbone
    addormentato ubriaco
    che sogna la vezzosa
    ostessa in mutande che gli porta
    il suo buon vino,
    o anche le merde dei cani
    che ivi soggiornano,
    i cani e le merde,
    ad allietare di pulci autarchiche
    e fetore da esportazione
    l'intero vicolo.
    Ma tu cerca sull'antica planimetria
    del paesotto e vedrai
    che costrirono case qua e là
    alla cazzo di cane,
    e poi dopo, tanto dopo
    ci misero quel vicolo per assemblare
    il tutto armonicamente.
    Mi chiedi se fossero abusivi
    anche quei costruttori
    di qualce secolo addietro?
    Sí, certo, abusivi su questo mondo
    cge riempirono di feci
    e niente di più;
    pensa nascevano in un pisciatoio
    come questo e qui morivano
    di peste o di indigestione
    di cavolozzi fritti,
    fai tu e li lasciavano d'estate
    seccare l sole per rimangiarseli
    in inverno con una insalatina
    di barbabietole.

    VINCENZO IACOPONI MALAVISI

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Arravviato????????????
      Scherzi a parte te la sei avata alla stragrande. hai tirato fuori un po' di veleno ma ne abbiamo parecchio riguardo a questo scempio. Tra sporcizia e abbandono, incuria e menefreghismo le nostre ittà, i nostri paesi fanno una brutta fine

      Elimina
  5. Molto bella Patricia , quante cose conoscono quei muri...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Elena, grazie!
      PPoi, noi che siamo piemontesi, conosciamo bene queste costruzioni, tutte allineate una di fianco all'altra con la facciata pubblica. Quella privata, il cortile, i panni stesi, le sedie fuori sono nascoste dietro

      Elimina
  6. La migliore che tu abbia mai scritto finora.

    RispondiElimina
  7. Bello scorcio e bella poesia.
    Mi sono immaginato i vecchi palazzi che guardano lo scorrer del tempo come cosa naturale, senza odio, senza rimpianto, ammirando le bellezze che ci porta lo scorrere delle vita.

    Ciao Patriii

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Superiori a tutto. Alle cattiverie, alle invidie... purtroppo però anche alle gioie e allegrie.
      La foto onn è mia ma presa da pixabay, il mio ... pozzo di san Patrizio ahahahahahh
      Ciaooooooooooooo

      Elimina
  8. Resteranno lì a lungo a guardarci scuotendo la testa, ah le tegole😉😁
    Che bella Pat!

    RispondiElimina

Chi commenta su questo sito lo potrà fare solo loggandosi a Blogger o Google. Deve quindi essere consapevole che il suo username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile. Potrà portare al Profilo di Blogger o a quello di Google+ a seconda della impostazione che si è scelta.
Leggere qui la POLICY PRIVACY