lunedì 7 gennaio 2019

INSIEME RACCONTIAMO 40 RIEPILOGO


INSIEME RACCONTIAMO 40 RIEPILOGO





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#racconti
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Passato il Natale, finito l’anno vecchio e arrivato quello nuovo, passata anche l’Epifania, eccoci qui con il riepilogo di questa puntata natalizia.


Il mio incipit

Camminava tranquilla, senza fretta, immersa nei suoi pensieri. Guardava dritto di fronte a sé ma senza vedere nessuno fino a quando sussultò. Era lui! Quello sguardo, quell’espressione.. non c’erano dubbi. Era proprio…



I vostri finali


ARIANO GETA

.. Ma era impossibile, dai! Lui era morto da tanti anni!
"Una somiglianza incredibile" pensò.
Mentre lo incrociava alzò gli occhi un istante per fissarlo, li riabbassò subito e proseguì. Ma una voce la chiamò.
"Non mi saluti?"
Lei si voltò. Lui si era fermato, le si era rivolto in modo diretto. E pareva proprio...
"Mi scusi" sibilò lei con un velo di inquietudine. "Ci conosciamo? Forse lei è un parente di Guido?"
L'uomo sorrise bonariamente. "No, sono proprio Guido".
Lei trasalì. Le mani le tremarono.
"Non ti preoccupare" spiegò l'uomo. "All'inizio è normale essere sorpresi. É per questo che mandano sempre qualcuno che ci è già passato a fare da... accompagnatore, diciamo così. Uno che conosceva la persona".
Lei si guardò attorno. La nebbia mattutina all'improvviso le parve molto più densa e indefinita di quanto non le fosse sembrato mentre usciva di casa.
"Ma di cosa stai parlando?" domandò facendo fatica ad articolare le parole.
"Non ti agitare Giulia. Sei solo... morta. Lo sai che prima o poi succede a tutti, no?"
Lei si sentì come se stesse per svenire, tuttavia si accorse che il suo corpo (?) sembrava che si sostenesse in piedi da solo, come se fosse immerso nell'acqua. Tranne per il fatto che non c'era acqua.
"Hai appena lasciato la vita" ribadì Guido. "Quella che conoscevi sino a un istante fa intendo. Adesso ne inizierai una nuova".
"Io non..." Giulia non riuscì ad aggiungere altro. Era incredula, confusa.
"All'inizio è stato difficile anche per me, ma mi sono abituato subito. Vedrai che sarà lo stesso anche per te" continuò rassicurante Guido.
La prese sotto braccio e iniziò a camminare verso una luce in lontananza.
"Vieni, ti faccio vedere come è il 'dopo'. Offre nuove opportunità".
Tenendosi stretta al braccio del suo vecchio amico, Giulia si lasciò guidare verso la luce.

ARIANO GETA


SINFOROSA CASTORO

Era proprio suo fratello. Rimasero a guardarsi per una frazione di secondo e poi si gettarono l’uno nelle braccia dell’altra.
“Ma come mai sei qui, non potevi avvisarmi? Dopo tutti questi anni, neanche una visita, ormai il Brasile ti ha fagocitato”. Parlava a raffica, con tono agitato e da agitare. Lui sorrise, la prese sotto braccio e le sussurrò: “Pare che mi restino due mesi di vita e volevo viverli qui, a casa, con te, con voi”.
 
SINFOROSA


DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®   oppure QUI

Era proprio Jimmy l'orango, il suo vecchio compagno delle medie! Lo chiamavano così sia per la sua stazza che per il suo comportamento da macho, piuttosto ridicolo per la verità. Lei se lo ricordava bene, all'epoca in terza media, Jimmy le aveva fatto il filo, ma lei lo aveva respinto. Ora a vederselo lì davanti le sembrava di avere al suo cospetto, un'altra persona. Più che Jimmy l'orango, Jimmy il cerbiatto: sì, cerbiatto, sia perché molto più longilineo di un tempo sia per lo sguardo quasi spaurito, dolce, buono, da cerbiatto appunto. Si salutarono e la discussione non poté non vertere anche su quella sua radicale trasformazione:

. Jimmy, devo ammettere che sei davvero cambiato, ed in meglio!
- Eh Lucia, si cresce e soprattutto ci si accetta e rispetta per come si è. Da ragazzo recitavo una parte ed anche la stazza era figlia di un mio disagio. Poi sono cresciuto ed alle superiori ho preso coscienza della mia omosessualità e di come dovevo ed avevo il diritto di viverla e vivere secondo il mio sentire ed il mio essere. Quindi basta smargiassate, basta finti atteggiamenti macisti e basta far finta di correre dietro alle ragazze. Ora sono me stesso, sto bene e si vede, anche tu lo vedi.

- Jimmy sono felice per te sei una bella persona e mi spiace di non averti conosciuto per quello che sei veramente nell'animo all'epoca, spero che non ci perderemo più di vista e che diverremo amici. Mi piacerebbe raccontarti tanto della mia vita e sentire della tua.

- Certo Lucia, questo è il mio cellulare. Sentiamoci e magari beviamo qualcosa insieme una di queste volte e magari ti presento anche Carlo, il mio compagno.

- Sarebbe fantastico, io in tal caso verrei con la mia fidanzata, Giulia.

- Come anche tu..?

. Sì ma io per capirlo ci ho messo più tempo ed un matrimonio alle spalle finito male. Come si dice però meglio tardi che mai no?

- Certo, allora a presto Lucia!

- A presto Jimmy.

Lucia proseguì la sua strada verso la macchina e mentre metteva in moto le scappo un magnifico sorriso ripensando a come la vita sia e possa essere davvero curiosa.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®


LULU 1 


…lui!!! Non si sarebbe potuta sbagliare: ogni giorno da 25 anni vedeva quello stesso sguardo, negli stessi occhi, riflesso nello specchio.
Quella sua stessa espressione che ogni volta allo specchio osservava sul proprio volto circondato dai riccioli rossi, la vedeva ora sul viso di quel ragazzo biondo.
Gli rivolse un sorriso e lui si fermò e la guardò stupito.
“Ci conosciamo?” le chiese.
“Ehm, forse… Ma tu probabilmente non sai chi sono.”
“No, in effetti non ti conosco, ma hai l’aria familiare.”
“Già! Proprio quello che pensavo di te. Noi due ci assomigliamo moltissimo.”
“Sì, neanche fossimo fratelli!”
“Già… Io avevo un fratello, in effetti. Però è stato portato via da casa da piccolissimo: mio padre ha lasciato me e mia madre ed è sparito con mio fratello.”
Il volto di lui sbiancò. “Io vivevo solo con mio padre, ma è mancato lo scorso mese. Mi sono trasferito in città perché ho scoperto che mio padre era originario di queste parti e volevo rintracciare qualche parente. Tu, come ti chiami?”
“No, prima tu.”
“Ok, presentiamoci insieme… Al 3 mi dici il tuo cognome e nome e io farò lo stesso…”
“D’accordo” rispose lei, tremante.
“1, 2, 3…”

“MARTINI LaEuOrNArdo!”

 
  
Luca!!! Certo, un po’ più vecchio, un po’ meno muscoloso e con un accenno di pancetta… ma quella sua espressione e quegli occhi azzurri che le avevano fatto perdere la testa diversi anni prima, li avrebbe riconosciuti ovunque!
 Luca!”, lo chiamò.
Lui si voltò subito e si fermò davanti a lei… “Clara! Sei proprio tu?”
“Eh, già.”
“Non sei cambiata molto.”
Lei arrossì mentre gli rispondeva: “Nemmeno tu!”
“Non è vero, e lo sai anche tu. Arrossisci ancora quando dici le bugie!” e risero insieme.

Iniziarono a parlare e lei gli chiese di raccontarle della sua vita dopo che si erano separati. In fondo, in fondo, lei nutriva ancora qualche rimpianto per la fine della loro storia… Aveva provato a lungo a tornare con lui, poi a dimenticarlo, a rifarsi una vita, ma non era proprio riuscita a cancellarselo del tutto dalla mente. Del resto, il primo amore non si scorda mai!
Lui le raccontò di aver finito a fatica l’Università, di essersi ribellato alle scelte cui i suoi genitori lo volevano obbligare e di essere partito per un viaggio in giro per l’Europa con lo zaino in spalla… Viaggiando, aveva fatto diversi lavoretti qua e là, imparato diverse lingue e conosciuto molte persone. Infine, una volta ritrovato se stesso, era tornato e aveva messo in piedi una piccola azienda che offriva servizi informatici.
Ora era abbastanza sereno, aveva recuperato il rapporto con i suoi genitori, viveva vicino a sua sorella e alla famiglia di lei e aveva una nuova compagna da qualche mese.
Poi le chiese se voleva prendere un caffè con lui, ma lei guardò l’orologio e vide che rischiava di fare tardi… Allora lui le chiese se aveva impegni per la sera e la invitò ad uscire con degli amici e ricominciò a raccontare di vari locali che abitualmente frequentava con la compagna e gli amici.
Mentre lui parlava, lei si rese lentamente conto di quanto le loro vite fossero differenti, di quanto la persona che ora si trovava davanti fosse diversa da quella che aveva amato così disperatamente con tutta l’ingenuità dei suoi 18 anni. Si rese conto di essere passata dall’altra parte, dalla parte degli adulti, mentre lui probabilmente continuava a vivere con il piede in due staffe: responsabilità lavorative di giorno e vita spensierata di sera. Pensò a suo marito, a quanto si erano divertiti a fare la vita da coppietta, in giro per locali, a prendere la macchina e partire all’avventura, a non avere orari e a quanto poi avevano desiderato creare una famiglia. Ora che finalmente i figli erano arrivati, non rimpiangeva quella vita se non a volte, per qualche frazione di secondo. Ma poi sua figlia le sorrideva oppure suo figlio la chiamava “mamma” e tutti i rimpianti sparivano.
“Mi dispiace, sai, non riesco a fermarmi. Per uscire una sera, devo vedere… Sai, ho una famiglia da organizzare prima di poter prendere impegni.”
“Davvero? Hai dei bambini? Non ti immagino proprio a fare la mamma! Io non sarei davvero pronto ad avere dei figli.”
“Beh, scusami ma devo scappare: è quasi l’ora dell’uscita da scuola e devo tornare a prendere la macchina. Lasciami il tuo numero che ci sentiamo!”
Luca le dettò il suo numero e mentre lei lo scriveva sul cellulare pensava “In fondo ho avuto molta fortuna, chissà a quest’ora cosa stavo facendo se fossimo rimasti insieme… Starei ancora aspettando che lui prendesse un impegno serio… E fino a quando??? Aspetta i 40 anni???”
Terminò frettolosamente di scrivere e poi lo salutò. “Ti richiamo sicuramente”
E arrossì…
  
LULU

VINCENZO IACOPONI MALAVISI

 
Accidenti! Erano più di settanta anni che non lo vedeva -da quando erano due bambocci- in teoria non avrebbe dovuto riconoscerlo, ma i dati corrispondevano tutti: età, indirizzo e data di nascita, oggi. E poi i suoi occhi, quel modo di ficcarteli dentro i tuoi. Tutto corrispondeva. Entrò e sedette in un angolo e notò che nessuno si prendeva cura di lei.
Solo lui sembrava essersene accorto.C'era un sacco di gente, ma lui col suo sguardo cercava solo lei.

In effetti non se lo riusciva a spiegare. Come poteva essere arrivata fin lì? Appena la festa fosse terminata glielo sarebbe andato a chiedere. "Speriamo che non se la squagli -pensò- sennò chissà come la riprendo?"
Dopo circa un paio d'ore se ne erano tutti andati via. Lei non c'era più. Contrariatissimo andò a chiudere tutte le finestre e allora la vide: distesa sul divano piccolo dormiva come una bambina di quattro anni. Dormiva come allora.
Lui la svegliò, chiamandola per nome: "Elena" con voce incerta perché stava barando, non era affatto sicuro che quella bambina fosse Elena V., che era morta quando lui aveva sei anni. Aveva tanto pianto al suo funerale, il funerale della sua fidanzatina.
"Vedo che mi hai riconosciuta" disse lei con la sua voce squillante, saltando su dal sofà.
Scusa sai, ma eravate noiosi e nessuno poteva vedermi, per cui mi sono addormentata."
"Dunque sei tu? Non mi ero sbagliato. Come mai sei qui, cioè in carne ed ossa?"
"Sicuro che io sia in carne ed ossa? Non si risuscita. Per questo potevi vedermi solamente tu."
"Come sarebbe a dire? Io sono vivo, tocca qui."
"Ancora un paio di minuti, rispose Elena, poi non più. Per questo sono qui, per darti una mano e non lasciarti da solo ad attendere la chiamata. A volte dura ore, specialmente adesso con tutte le guerre che ci sono in giro muore la gente come le mosche e gli angeli chiamatori ed i soccorritori non bastano mai. Così mandano le persone che furono care, soprattutto i bambini"
Elena tacque, concentratissima.
"È succeso Gianni, proprio in questo momento. Come ti senti?"
"Che è successo?"
"Tu eri. Adesso sei dei nostri"
"Vuoi dire che...sono morto?"
"Guarda là alla tua scrivania"
Gianni guardò e si vide con la testa reclinata su un braccio disteso, con un'espressione che non si era mai visto in faccia. Si stupì: tanto era attaccato alla vita, così adesso non si dispiaceva di non averla più, anzi era felissimo di constatare che durava ancora, con un'altra vita.
"Beh, parlami un po' di te, adesso. Cosa fai oltre che raccogliere vecchi amici appena morti?"
Elena gli rispose con una risata, che adesso Gianni ricordava benissimo e si accorse di conoscere già la risposta.
"Ma tu non sei un mio vecchio amico, tu sei il mio primo ed unico amore."

VINCENZO IACOPONI MALAVISI




CRISTIANA MARZOCCHI 

.....Era proprio…quell'essere ignobile che aveva distrutto la vita di sua sorella Giulia, colei che le aveva fatto da madre e le aveva permesso di prendere una laurea in medicina e un dottorato CCT in Inghilterra , colei che purtroppo si era innamorata perdutamente di un delinquente che ora la ricattava minacciandola di mostrare sui social i filmini intimi che lui aveva girato a sua insaputa. Per Giulia che godeva di un importante incarico al Ministero degli Esteri sarebbe stata la rovina Lei l'aveva visto soltanto in fotografia e in alcuni filmati realizzati ai tempi...felici. Solo durante l'ultima telefonata aveva capito quanto e come fosse degenerata la relazione di sua sorella con quell' Andres,
Aveva prenotato il primo volo per l'Italia, ma era arrivata tardi e ora le restava una lettera in cui Giulia le chiedeva di perdonarla , anche per aver dissipato tutta l'eredità dei genitori
D'istinto, decise d'entrare, escludendo che potesse riconoscerla : dalla tragedia erano passati otto anni e anche se l'avesse vista in fotografia ora , più matura e più bella era molto cambiata. SI accomodò anche lei al bancone e chiese un aperitivo mentre con la coda dell'occhio, vide che la guardava , intuendo cosa stesse pensando. Stette al gioco elaborando un piano nella mente e dopo dieci minuti erano grandi amici
Seppe che lui viveva a Madrid ed aveva un ufficio di consulenza economica , mentre lei gli disse di essere la titolare in una ditta di abbigliamento a Barcelona, nenuta a Madrid per un weekend da amici.
Dopo un paio d'ore di sguardi eloquenti e lievi contatti allusivi, con grande rammarico molto ben simulato , gli disse che doveva raggiungere gli ospiti e lui trasecolò, vedendo sfumare un'ottima occasione di passare una notte come quelle che piacevano a lui.
Le chiese ovviamente il numero del cellulare, ma gli disse che lo usava solo per lavoro, desiderando essere libera in ogni altra circostanza ; in compenso ottenne subito quello di lui e gli promise di chiamarlo il giorno dopo.
In realtà lei si trovava a Madrid perchè un suo paziente in vacanza , aveva avuto un infarto e aveva richiesto la presenza della sua cardiologa, la dottoressa Rebecca Rosati.
La mattina dopo si recò all' Hospital Universitario Miguel Servet e organizzò il rientro in Svizzera del suo assistito, con un volo privato la mattina successiva.
Poi si dedicò al farabutto , organizzandosi al meglio e accettando l'invito a cena a casa sua . L'ambiente era sobrio ed elegante, lo champagne in ghiaccio e il profumino delizioso di cochinillo al forno prometteva bene Quando lui si assentò brevemente, Rebecca gli versò nel bicchiere una dose di Roipnol e poi aspettò, chiacchierando allegramente che lui perdesse conoscenza , poi gli fece un'iniezione di Glicina, un anestetico a base di aminoacidi. Lo distese sul divano e gli fece un'orchiectomia bilaterale semplice, In mezzora aveva finito, pertanto radunò le sue cose e chiamò un taxi per raggiungere il suoi albergo.Il giorno dopo volò a Zurigo assieme al suo paziente ed aveva un unico rammarico : quello di non poter seguire i postumi mentali e fisici del piccolo intervento che aveva eseguito la sera prima. 

CRISTIANA MARZOCCHI 


 Il mio finale

Era proprio lui, il suo domani. Quello che aspettava da quando era in grado di capire. Un domani anelato che aveva sempre tardato ad arrivare. Ora era lì, a pochi passi da lei
Finalmente sarebbe finita la solitudine. Finalmente rientrando dal lavoro avrebbe trovato qualcuno pronto a saltarle in braccio e a farle le feste.
Quegli occhi le dicevano prendimi, son qui per te. Ti aspettavo da tempo immemore.
Si chinò a guardare quell’ammasso di pulci e zecche che stava accucciato per terra. Solo pelo e ossa. Forse un po’ di rogna intorno al muso.
L’avrebbe portato dal veterinario e poi a casa… un momento! Li avrebbe portati perché.. perché c’era un gattino spuntava da sotto la pancia della gatta bianca e nera. No! Erano due.. tre…
Ok! D’ora in avanti parlerò di casa mia come del gattile si disse ridendo.
Tu, mamma, ti chiamerai Domani e loro… Futuro, Speranza, Compagnia...”

Aprì lo scatolone che avrebbe dovuto buttare nel bidone della carta e vi mise dentro mamma gatta e i gattini poi si diresse dal veterinario.
Patricia

22 commenti:

  1. Complimenti a tutti.
    Buon inizio di settimana.

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  2. Cara Mirtilla con l'anno nuovo arrivano anche i miei nuovi complimenti a tutti.
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  3. Complimenti a tutti i "giocatori" :-)

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  4. Il tuo è bellissimo.
    sinforosa

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  5. Il tuo finale è una vera e propria carezza all'anima.
    Complimenti a tutti i partecipanti!

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    1. Grazie SCiarada.
      Amo gli animali ma forse si capisce eh... comunque, anni fa era successo. Mamma e due micini che mi sono rimasti... attaccati alle dita ahahahahh
      GRazie a nome di tutti

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  6. Ti proclamo "GRAN GATTARA DELLA NAZIONE".

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    1. Mmiaooooooo!!!!
      FAtto realmente. Mamma rossa e due micini :)

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    2. Patri, il tuo finale è tenerissimo!

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    3. Da mamma gatta ahahhahahahah

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  7. Risposte
    1. Grazie Dani!
      Tutti belli davvero ma come sempre :)

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  8. Bello!! E belli tutti!! Siamo stati proprio bravi, eh?!
    Buon inizio del nuovo anno e... tanta creatività a tutti! ;)
    A presto
    Lulù

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    1. No! Bravissimi!!!!!!!
      Complimenti a tutti e.. preparatevi per il 20 gennaio!!!

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  9. Risposte
    1. Ciao LOrenza, grazie a nome di tutti!
      Buon anno a te!

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  10. Siete stati tutti bravissimi! Anche questa volta ho bigiato lo so...

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    Risposte
    1. Eh, e ne siamo accorti :) sarà per la prossima volta :)
      Grazie a nome di tutti
      Ciaooo

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