domenica 20 gennaio 2019

INSIEME RACCONTIAMO 41

        INSIEME RACCONTIAMO 41




#insiemeraccontiamo
#fareblogging
#racconti 



Anno nuovo gioco vecchio :)

Eh, sì! Visto che ancora funziona, visto che ancora siete interessati… interessati? Direi molto di più visto la velocità con cui pubblicate i vostri finali! :)



Dicevo? Ah, sì! Visto che INSIEME RACCONTIAMO ha ancora molto seguito, eccoci alla prima puntata del 2019.

La numero 41! Mamma mia!!!! Quante! Eppure sembra ancora ancora un fanciullino… ahahahahhahaha



Ok, la smetto di blaterare e vi scrivo l’incipit di questo mese di gennaio 2019.

Naturalmente, passate le feste, le regole tornano ad essere regole, quindi…. 200/300 battute e/o parole da indicare qui nei commenti col finale completo o con il link al vostro post relativo al gioco e scadenza il 31 gennaio.



Ma ora via col giochetto!!!



Il mio incipit

Il baule



Avevano comperato la loro casetta. C’erano voluti anni e sacrifici ma ce l’avevano fatta. Non era una reggia però a loro era piaciuta subito. Immersa nel verde ma non lontano dalla città. Soprattutto indipendente su tutti e quattro i lati. Intorno un bel giardino ricco di fiori e piante rigogliose. Una in particolare. Una betulla argentea. Doveva essere vecchissima tanto era alta.

I venditori avevano lasciato la casa arredata. Non che i mobili fossero antichi o stupendi però qualcuno di buona fattura nel mezzo c’era. Una bella ripulita, una carteggiata e una mano di vernice e li avrebbero recuperati. I mobili non bastano mai. Specialmente quelle cassettiere.

Gli altri invece erano già ammuchiati in cortile pronti per la discarica. Prima però di chiamare gli addetti del comune avevano deciso di dare uno sguardo anche in soffitta.

Altri mobili, scaffali, scatoloni… in un angolo anche un vecchio baule. Non sapendo da che parte iniziare, la ragazza si inginocchiò proprio di fronte ad esso. Era chiuso a chiave ma le cerniere erano vecchie e con un leggero colpo di cacciavite saltarono. Una volta aperto….








Buon lavoro!!!!!

Patricia

34 commenti:

  1. ... Gettò un urlo da far rizzare i capelli. Sul fondo giaceva un corpo mummificato. Non riuscì a compiere nemmeno un movimento, ancora lì, inginocchiata davanti a quel baule aperto, solo l’urlo, lungo, inascoltato, inascoltato, inascoltato, finché si accorse che una mano la strapazzava. Aprì gli occhi. Era distesa a letto, accanto a lui, che con occhi chiusi e voce assonnata le ripeteva: “Tranquilla è solo un sogno... solo un sogno, dormi”. Lei, madida di sudore, si voltò dall’altra parte e si ripromise che quel baule sarebbe finito in mezzo al cortile.

    sinforosa

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    1. Un incubo terribile Sinforosa!
      E se fosse un avviso? NOn aprite quel baule!!!!!
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      Buona domenica

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  2. ... vi trovarono delle tele arrotolate: dipinti che raffiguravano paesaggi, ritratti e, soprattutto, la dimora che avevano appena comperato. Qualche precedente proprietario della casa era dunque un pittore e aveva immortalato il suo piccolo paradiso domestico. Sul retro di ogni telaio vi era indicato l'anno di esecuzione: si spaziava dal 1922 al 1943, anno che lasciava purtroppo immaginare una fuga precipitosa a causa della guerra, o forse anche peggio...
    Non che avessero tutto questo gran tempo libero a disposizione, né d'altronde gli mancavano gli impegni, tuttavia decisero di fare qualche "indagine" domandando ai vicini di casa più anziani e consultando alcuni documenti al catasto.
    Scoprirono con certezza quasi assoluta l'identità di quel vecchio proprietario della casa, di cui purtroppo l'estratto anagrafico confermava che era deceduto proprio nel 1943. Ma a quanto pare aveva una figlia nata nel 1939 che - sempre in basa all'anagrafe - era ancora in corsa per festeggiare il suo ottantesimo compleanno.
    Bussarono alla porta e l'anziana donna, il viso rugoso, i capelli bianchi, li accolse con un certo scetticismo vedendo il borsone che portava lui e che li faceva sembrare due venditori porta a porta. Le dissero che erano i nuovi proprietari della casa in cui verosimilmente lei era nata, quella all'imbocco della strada provinciale...
    "Sì, mia madre me ne parlava ogni tanto. Alla fine della guerra l'aveva venduta a uno speculatore, un disgraziato lo chiamava lei. Ma aveva bisogno di soldi, non aveva più nulla".
    Le spiegarono del ritrovamento e le mostrarono le tele. Gli occhi della donna si illuminarono, le rughe del viso si distesero, sembrò persino che i capelli le si scurissero un po'. Rimase incantata soprattutto quando vide uno dei ritratti.
    "Mamma! Guarda come era giovane! Ma era rimasta identica pure da grande, l'avreste dovuta vedere!"
    Poi, come se un'incombenza materiale la risvegliasse da quel bellissimo sogno, quasi vergognandosi disse che purtroppo aveva pochi soldi, la pensione era bassa, quindi non poteva riacquistare quelle opere di suo padre. Ma li ringraziava sentitamente per avergliele mostrate.
    "C'è un equivoco" spiegò la moglie. "Non vogliamo vendergliele, vogliamo ridargliele. In fondo sono sue!"
    La figlia del pittore quasi si commosse.
    "Lo sapete che quest'anno compio ottanta anni? Mi avete fatto il più bel regalo che potessi ricevere!"

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    1. Checommozine Ariano!!!! Bellissimo e tenero dolce finale!

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  3. Cara èPatrizia, certi film o racconti non si dimenticano mai più e può succedere che tornino dei incubi!!!
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  4. Ci penso e vedo cosa mi riesce di tirar fuori :-)))

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    1. Fai con comodo Dani. ti concedo.... 12 minuti ahahhahaahahh
      Che velocità! :)

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  5. Uscì un'entità baffuta che si presentò subito come il genio del baule. Lei rise ma decise di metterlo alla prova. Numero di desideri illimitato ma con un solo limite: nessun desiderio malvagio. Da quel momento fu un tourbillon di cambiamenti. Prima desideri individuali poi più ampi (ebbene sì regalò la pace nel mondo e tolse la fame nel mondo con grande dolore delle aspiranti miss che dovettero ingegnarsi ad avere altre aspirazioni).

    Alla fine cambiato tutto il cambiabile si voltò verso suo marito e pensò che anche lì si poteva fare un interessante upgrade. E così fece.

    Poi una voce, "Cara"… lei si svegliò come da un torpore, il baule era sempre al suo posto ma dentro c'erano soltanto vecchi libri di fiabe arabe e non seppe mai cosa fu quella muffa polverosa che la fece cadere in trance forse per pochi istanti. Tornò da suo marito lo baciò e si mise tutto alle spalle. Ma dentro quel baule, ancora adesso qualcosa si muove...

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    1. L'ultimo upgrade non è riuscito. Caduta la connessione internet ahhahahahahah
      Fantastico! Per i lettori eh. Magari per la tua protagonista un po' meno ;)

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  6. Una volta aperto... le apparve una ordinata fila di quelli che parevano libri e invece, come scoprì, erano diari. La tentazione di leggerli la sfiorò solo per un momento ma ritirò rispettosamente la mano, chiuse il baule e si voltò verso suo marito che stava esaminando una vecchia bicicletta.
    La notte arrivò e lei, nel buio della vecchia casa che ancora abitavano, ripensò ai diari cercando di immaginare chi potesse averli scritti e conservati con tanta cura. Una donna? E se sì, come mai non li aveva portati con sè? Un uomo? No, un uomo non scrive così tanto... se non per professione.
    - Dormi pazzerella - si disse. Chiuse gli occhi, allungò la mano verso la schiena di suo marito addormentato e lo imitò.
    Resistette tutta la settimana alla curiosità ma il sabato corse alla soffitta, sedette su uno sgabello parzialmente sverniciato e, tacitato il senso di colpa, prese il primo diario in alto a sinistra e lo aprì.
    - Se mi stai leggendo, questo significa che non sono più fra voi... - cominciava chi scriveva.
    - Ehi, non si pranza oggi? Non dirmi che sei ancora in soffitta - disse suo marito molte ore dopo mentre saliva le scale.
    - Tutto bene? - chiese guardando la moglie pallida e immobile con il quarto diario in grembo e altri tre a terra.
    - Siedi qua e ascolta questa incredibile storia.
    Quel giorno non pranzarono e lessero tutti i diari presenti nel baule. Ogni tanto si guardavano scorgendo negli occhi dell'altro lo stesso sgomento e stupore.
    Prima che facesse buio, scesero dalla soffitta e mangiarono un panino fra i fiori del giardino che era proprio generoso. Mangiarono in silenzio, ognuno seguendo i propri pensieri, per poi condividerli... quasi contemporaneamente. Si dissero che quel che avevano letto, sbriciolata in otto diari, poteva essere l'opera di uno scrittore di fantascienza e si ripromisero di fare ricerche sul web per scoprirne l'autore. Sì, doveva essere così, non c'era altra spiegazione. Ma non trovarono nulla e gli abitanti della vecchia casa non furono loro d'aiuto perchè quella era la loro casa delle vacanze e non erano mai saliti in soffitta.
    Il trasloco fu impegnativo e distolse parzialmente l'attenzione dal baule in soffitta dove rimase chiuso per qualche mese.
    In un giorno di settembre, tornarono ad aprirlo per scoprire che i libri non erano più otto ma nove. Lessero l'ultimo avidamente, con mani tremanti, per scoprire che l'autore era un'autrice e diceva d'essere una vicina di casa... anche se la vicinanza era particolare. Era vissuta in quella casa, che ora era la loro, per un esperimento e ora era tornata nella sua dimensione, un luogo parallelo che pareva inaccessibile a chi non sapeva varcare certe porte ma che poteva essere a portata di mano. Pallidi e silenziosi, scesero in giardino, panacea per ogni male, e lì si abbracciarono per confortarsi, con occhi lucidi e tanta apprensione in cuore. Quella casa che pareva la realizzazione di un sogno aveva assunto un aspetto minaccioso... non erano soli e non lo sarebbero stati mai più.
    Su un ramo della vecchia betulla, una ragazzina li guardava pensosa... avrebbe dovuto dirlo al più presto che i diari erano opera sua, narratrice di fantascienza in erba. Altro che giardiniera, come avrebbe voluto il nonno che curava i giardini dei dintorni... da grande sarebbe divenuta una grnade scrittrice ed ora che aveva la prova dell'efficiacia della sua fantasia, poteva dirsene certa.

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    1. ahhahhhhhahaah Sari!!!!!
      Fino alle ultime righe mi sono chiesta di cosa parlassero quei diari e poi...
      ahhahahahaha favoloso!

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  7. Avviso a tutti!
    leggendo i vostri finali mi sono sentita veramente orgogliosa di "capitanare" una squadra così!
    Avete scritto dei finali notevoli, tutti quanti, nessuno escluso. Siete troppo bravi!
    A questo punto, non so se il mio sarà all'altezza :)
    BAcio grande a tutti e a tutti COMPLIMENTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    1. Ahahahah... ma va... tu sei bravissima.

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    2. puoi sempre fregare tutti e cambiarlo... ihihihihihiih

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    3. Sari... 😍

      Irene e chissà. Se trovo tempo e idee 😊

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  8. Eccoooooloooooooooooooooo... questo non me lo perdo ^_^... il 20 è data interiorizzata oramai *_*

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  9. "Oh!" esclamò "Ho fatto le scale, cercato due ore qualcosa per far saltare le cerniere, per poco non mi buco una mano e tu sei vuoto!"

    Morale: non tutte le ciambelle escono con il buco. Non c'entra nulla... forse.

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  10. Ciao, Pat!!! Ecco finalmente!! Sono alcuni giorni che prendo e riprendo la storia in mano e non riesco a finirla... Ecco finalmente il risultato sul mio blog:
    http://creattivamentelulu.altervista.org/blog/2019/01/insiemeraccontiamo-41/
    Grazie, grazie, grazie!!! Passo la prima metà del mese ad aspettare il fatidico giorno 20 per potermi cimentare nella scrittura del finale!!! :)
    A presto
    Lulù

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    1. Grazie a te Lulù!
      VEngo subito a leggere e copiare per il riepilogo. SE non trovi commenti sul tuo blog però sappi che è altervista che mi impedisce l'accesso :(
      Io ci provo di nuovo ma non garantisco nulla

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    2. Forse ce l'ho fatta!!!

      Bellissimo!!! La speranza non deve ai finire :)
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  11. Una volta aperto Dora si accorse che conteneva solo cartelle e raccoglitori. Aprì una cartella: un blocco di trecento fogli dattiloscritti. Al centro del primo foglio un titolo in grassetto: IL COLORE DELL'ACQUA. In calce all'ultimo foglio una nota dell'autore: scritto da Umberto Vittori nell'anno 1999.
    Dora si emozionò. Non aveva mai letto quel romanzo, ne era certa, pertanto si trattava di un inedito. L'ultimo, considerato che Umberto Vittori era morto nel 2004 e che negli ultimi anni di vita era ammalato di Alzheimer. Aveva tra le mani un autentico cimelio, se ne stava rendendo conto un po' alla volta e cominciava ad avere sudore freddo alla schiena.
    Continuò a tirare fuori cartelle, ma riguardavano solamente libri già scritti e pubblicati, testi corretti a penna e qualche volte a matita dall'autore stesso. Dora ne intuiva il valore economico, ma a lei interessava solo il valore letterario e sapeva già che mai avrebbe esibito quei manoscritti, men che meno venduti o consegnati alla famiglia oppure ai curatori della sua Casa Editrice. Mai ne avrebbe fatto menzione e che poi se li condendessero chi li voleva alla sua morte.
    Tirò fuori praticamente tutto, leggendo qua e là con un vero senso di immensità addosso.
    Improvvisamente si chiese come mai quei manoscritti stessero in quella soffitta. Tornò al piano di sotto e cercò la copia del contratto di vendita della casa. Lo sfogliò rapidamente, cercava dei nomi. Eccoli: coloro che avevano venduto lo stabile erano i signori Armando Carloni e signora, Maria Grazia Vittori in Carloni.
    La figlia del famoso scrittore, la sua erede spirituale.
    Adesso Dora si sentiva veramente in colpa. Un bel grattacapo. Tutto quel materiale apparteneva di diritto a Maria Grazia Vittori. Strano che se ne fosse dimenticata. Un pensiero feroce attraversò la mente di Dora: sta a vedere che lei soffre della stessa malattia che ha ucciso suo padre. Un attimo solo rimase interdetta. Posso tenermeli ancora per un po'. Nessuno mi obbligava a guardare dentro questo baule decrepito, si disse; se la figlia mi balza in casa all'improvviso a reclamare il baule faccio finta di nulla e glielo rendo. Era felice di avere trovato la soluzione, ma prima di richiudere il baule doveva ancora mettere il naso nel quaderno, che stava in fondo e aspettava solitario che lei lo aprisse.
    Era scritto a mano, senza cancellature ma con una calligrafia molto alterata come di chi avesse un forte tremito alla mano: una poesia.

    Tutta la mia vita ho giocato
    con questa idea nefasta e distruttrice,
    perché nessuno sapesse in quale
    profondissimo buio fossi precipitato.

    Nessuno deve sapere che la mia malattia
    l'ho inventata io, per coprire un delitto
    atroce da me perpetrato:
    sono io che ho ucciso mia moglie

    che adoravo come casta sposa.
    E invece mi aveva sempre tradito,
    almeno gli ultimi quindici anni
    col mio amico migliore e questo seppi

    quando lui morì in quel brutto incidente.
    Lei pianse e pianse per tre giorni
    o quattro. Mi sembrò troppo anche per un grande
    amico, e quando alla mia stringente domanda

    lei nulla negò io decisi che l'avrei uccisa.
    Ma non volevo pagarla con la galera
    e m'inventai il peggioramento della mia
    malattia. Poi la riempii di veleno

    un po' per giorno, per mesi che sembrasse
    naturale e fui creduto. Lei morì col sangue marcio.
    Ma adesso che sono alla mia fine naturale
    non trovo giusto non pagare la sua morte

    e per questo ho preparato lo stesso veleno
    che usai per lei, ma dieci volte tanto
    e che tutti pensino quello che gli pare.
    Io ti lascio, mondo, e il bene e il male che c'è in te.

    Umberto Vittori, premio Nobel per la letteratura,
    poeta, scrittore, assassino e suicida.

    Dora rimase immobile, di vetro. Poi decise. Rimise il quaderno e tutti i manoscritti nel baule e lo richiuse. Non doveva riparare la serratura perché adesso sapeva che Maria Grazia Vittori non avrebbe mai reclamato il contenuto del baule.

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    1. Sono molto in ritardo Vincenzo ma capperi!!!!!
      Ci dobbiamo preoccupare??? Non è che sei Barbablù sotto mentite spoglie? ahhahahaha
      Bravissimo! Al solito... :)
      Buona domenica

      ps sorvolo sul numero di battute e/o psrole hahahhahaahha

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  12. ...vi trovò vecchi quaderni di scuola , bambole di pezza , disegni fatti da mani infantili consumati dal tempo, un vecchio cappello da fatina di color rosa con le stelline bianche con appiccicata sopra una foto sbiadita .
    Sembrava una vecchia polaroid che ritraeva una bimba di forse cinque , sei anni in braccio al padre.
    Conosceva quella scena molto bene.
    La bimba sembrava stesse fuggendo i baci del padre allontanandolo con le sue manine paffutelle, ma stringendo gli occhi e sorridendo dimostrava di volerne ancora di quei strani baci rumorosi.
    Pensò che alla vecchia padrona di casa non le importasse poi più di tanto di quell’ umile scrigno e dei ricordi che dentro custodiva .
    In questo, anche se non la conosceva poi così bene, si sentiva di somigliarle.
    Nella sua vita pensava troppo spesso al futuro, viveva il presente senza farsi troppe domande e per ultimo cercava veramente poco il passato.
    Era fatta così e non le dispiaceva.
    Tanto pensava che sarebbe sempre stato il passato a trovarla e proprio quando meno te lo aspetti , sempre!
    Come le stava succedendo ora con quella foto nelle mani.
    Il sole era alto la luce intensa entrava illuminando a mezzogiorno la soffitta ., si strinse al petto quella foto , sentiva entrare un po’ d’aria fresca dalla finestra .

    I cassetti della memoria si aprono proprio quando meno te l’aspetti .

    Era buio nella sua stanza sentiva il russare di suo padre dalla stanza accanto.
    C’era una fiocca luce che entrava dagli infissi della finestra e smorzava a intermittenza l’oscurità .
    Scese dal letto con i suoi piedini delicati , ed entrò nella stanza.
    Papà...! L’uomo steso sul letto sembrava non sentirla .
    Papà...papà!
    Ah....ehm..la figura cominciava a muoversi un po’ sotto le coperte.
    Posso stare qua con te?
    Smise di russare e le rispose con quello che le sembrava uno sbadiglio.
    Suo padre alzo le coperte e si spostò dall’altro lato quello della mamma , tanto lei tornava sempre tardi dal lavoro in ristorante.
    Vieni qua ..le disse con il tono di voce di chi ha solo voglia di tornare a dormire.
    Ora tra le sue braccia si sentiva più tranquilla.
    Sentiva le sue mani accarezzarle le spalle , scendere lungo i fianchi , tornare su e cercarle le mani.
    Lo senti’ baciarle la guancia , la fronte e poi di nuovo russare.
    La grande mano che stringeva la sua le doveva sembrare come un grande cuore che ne avvolgeva uno più piccolo.
    Suo padre aveva sempre le mani calde anche quell’ultima volta sul letto di dell’ ospedale da dove se ne era poi volato via.
    Le sembrò per un po’ di sentire ancora quel tepore sfiorarla.
    Mamma..l mamma! Vieni dai.
    La voce di sua figlia che la chiamava dalla scala di sotto basto’ a farle chiudere velocemente il cassetto della memoria.
    Vieni dai ...ho preparato io la tavola, la nonna mi ha aiutato a mettere i piatti.
    È arrivato anche papà..dai mamma vieni!
    Chiuse in fretta il baule ,lo avrebbe fatto portare via nel pomeriggio.
    Si dimenticò fuori la foto e scese di fretta le scale.
    Prese in braccio la piccola e si avviò in cucina.
    Non si accorse di quello che stava succedendo dietro di lei, un soffio di vento portava con se la foto , facendole fare divertenti capriole a mezz’aria .
    Sembrava che nella stanza si improvvisasse un ballo d’altri tempi.
    Una manina , troppo eterea per sembrare reale blocco’ quella strana danza .
    Qualunque cosa potesse essere strinse la foto a se come fosse il più prezioso dei tesori e si avvicinò al baule con passi che non facevano alcun rumore .
    Il coperchio dalla forma bombata si sollevò da solo...se qualcuno avesse assistito a quella scena giurerebbe di averci visto una bimba entrarci.
    Poi si chiuse.



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    1. Scusa il ritardo Max ma ho avuto dei contrattempi.
      Lo sai che mi hai fatto venire i brividi???? Struggente davvero! Complimenti!

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  13. Ti devo confessare che son orgoglioso di quello che ho scritto.
    Belli anche gli altri, complimenti a tutti.
    Non so se ci sto dentro con le 200 /300 battute ( ma conti anche gli articoli , le preposizioni ecc..?)
    Però andando a spanne ho pensato di averlo scritto più corto di quello di Vincenzo ..così son andato sul sicuro😀
    Buona domenica

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    1. Conto tutto!!!!!!
      Ma non importa! ahhahhaha anche perchè un verità non conto nulla. Vado a spanne anch'io ahhahh
      E'bello davvero! Struggente e malinconico. Ricordi di una infanzia serena, di amore e quella bambina che recupera la cartolina... beh, dimostra di esserlo stata :)
      Buona domenica a te!
      Spero solo la prossima settimana di essere più puntuale uffff

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  14. Altri mobili, scaffali, scatoloni… in un angolo anche un vecchio baule. Non sapendo da che parte iniziare, la ragazza si inginocchiò proprio di fronte ad esso. Era chiuso a chiave ma le cerniere erano vecchie e con un leggero colpo di cacciavite saltarono. Una volta aperto….

    ...le arrivò un effluvio dolciastro di tuberosa infatti, al primo sguardo, le apparve un sacchetto colmo di fiori secchi,
    e poi vari oggetti da collezione, come una serie di porta uova e , in una grossa scatola , molti sassi sui quali,
    con una vernice rossa, era stata scritta la località , Spotorno, anni '50 . C'era anche una decina di centrini fatti a crochet,
    e un carillon con ballerina. .
    La sua attenzione fu colta da un pacchetto di cartoline , con accanto una decina di lettere legate da un nastro blu..
    Le sfogliò ad una ad una e vide che riguardavano un periodo compreso fra il tra il 1950/60, diradandosi poi fino all'ultima del 2006,
    firmate dalla stessa persona, Nanda.
    Dalla prima lettera, capi che Nanda era la cognata della destinataria , poichè parlava del trasferimento in Toscana di Nanda con il marito.
    e proseguivano descrivendo la vita matrimoniale , la carriera in banca del marito e anche del rammarico di non potere avere dei figli.
    La lettura dell'ultima lettera, le provocò una gamma di sentimenti contrastati che dall'emozione iniziale le causò dolore e anche indignazione.
    Lesse : " Cara Mariuccia, poco dopo il funerale di Claudio , mi sono trasferita in un piccolo centro , forse mi avrai cercata, ma io ho scelto
    di vivere isolata , con la sola compagnia del mio dolore e dei miei rimorsi . Ora penso di essere ammalata gravemente , ma prima di andarmene ,
    devo dirti qualcosa che ho confessato solo al Parroco.Ricorderai anche tu che, quando le nostre famiglie sfollarono in quel paese vicino alla Svizzera , nel 1943,,
    ci parve che la guerra ci fosse estranea e passammo un piacevole periodo , studiando e facendo nuove amicizie.
    Già allora amavo tuo fratello Claudio, con tutta me stessa e mi sembrava che anche lui si interessasse a me; poi conobbe la tata di un'altra famiglia di sfollati ,
    Sara, e se ne innamorò perdutamente . Tu stessa , saputolo da tuo fratello, mi confidasti che era una ragazza ebrea ospitata coraggiosamente
    da quella famiglia.e, In un momento di angosciosa confusione mentale, scrissi anonimamente al Podestà e la denunciai. Non cerco certo delle scusanti,
    ma è vero che allora pochi erano a conoscenza dell'atrocità che venivano commesse nei lager nazisti.
    Tu stessa ricorderai la disperazione di Claudio quando , a guerra finita, venne a sapere che Sara
    era stata dichiarata deceduta nel campo di concentramento di Dachau e inoltre, ricorderai che fu la mia costante ed amorevole vicinanza a risollevare
    Claudio da quella profonda depressione in cui era caduto e a permettergli di continuare a studiare e a laurearsi, A quel punto tutti voi davate per scontato
    che ci saremmo sposati e così avvenne.Mi sembrò di toccare il cielo con un dito, una sensazione che svanì assai presto,
    perchè Claudio si rivelò un automa premuroso con tutti, ma totalmente privo di sentimenti, tanto meno di amore e passione.
    Penserai , a ragione , che chi è causa del suo mal...e che merito il più atroce dei castighi divini : hai ragione.
    Nanda

    RispondiElimina
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    1. Proprio in tema con la giornata di ieri, Vris.
      Struggente! Certo che verrebbe voglia di prendere Nanda e stropicciarla ben bene, di dirle che ha avuto la giusta punizione..
      Storia terribile ma struggente!
      Ciaooo

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  15. Pattiiiiiiiiiiiiiiii, ecco il mio finale:

    https://dadirriblog.blogspot.com/2019/01/insieme-raccontiamo-41-by-myrtillas.html

    Non so però cosa succede oggi a Blogger, credo ci siano problemi, a tratti il post sparisce... booooooooooooooooooooooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. anzi, mi sono accorta proprio adesso che oggi mi fa commentare solo qui da te... chissà se sarà un mio problema o è generico... chissà... santa tecnologia!

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    2. Ciao bella!!!!!
      MA che finale!!!! ahahhahahahahahahaha fortissimo!!!!
      Grazie!!!!!

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