mercoledì 1 luglio 2020

INSIEME RACCONTIAMO 58 RIEPILOGO

INSIEME RACCONTIAMO 58 RIEPILOGO


Questo mese abbiamo giocato con l'incipit di ARIANO GETA
Un  incipit veramente aperto ad ogni possibilità. Versatile e ad ampio raggio.
D'altronde, imparando a conoscere Ariano ci possiamo stupire? Sappiamo quanta dose di ironia e simpatia abbia, perciò... :)
Ma ecco i suo incipit e poi le vostre opere



"Era una notte buia e... serena (in fondo, chi l'ha detto che la notte buia debba pure essere tempestosa?) e il giorno dopo..."
ARIANO GETA



... e il giorno dopo il mondo non sarebbe stato più lo stesso.
Sì, perché quel giorno era venerdì 21 febbraio 2020 e la prima notizia appena aperto gli occhi fu di un caso di Covid-nella sua città. Com’era possibile?
Ma nel giro di un paio d’ore tutto sembrava confermare la notizia.
Lavoratori rimandati a casa da Milano con l’invito di non presentarsi in ufficio nei giorni a venire, negozi serrati, auto e bus spariti improvvisamente da vie e viali, bambini nelle scuole, mascherati per la festa di Carnevale, prelevati da genitori perplessi che ancora non sapevano che quello sarebbe stato il loro ultimo giorno di scuola dell’anno scolastico in corso e poi silenzio, un silenzio irreale, sospeso, un silenzio pesante come piombo calato sulla città, un clima surreale, da film di fantascienza, senza contare gli uomini della forza dell’ordine che cominciavano a presidiare in ogni dove e un’orda di giornalisti a ogni angolo di via.
Nessuno poteva immaginare che quel giorno, venerdì 21 febbraio 2020, avrebbe cambiato non solo le vite degli abitanti di quella sua città, ma le vite degli uomini, donne e bambini del mondo intero.
Era una notte buia e serena e il giorno dopo il mondo non era più lo stesso.
SINFOROSA


... sarebbe dovuto iniziare come di routine al sorgere del sole.
Sarebbe dovuto. Ma la notte - serena, per carità, ma pur sempre notte - non ne voleva sapere di cedere il passo. L'orologio segnava le dieci di mattina passate, eppure le tenebre continuavano a imperare.
Andrea Arcani spalancò la finestra cercando di scorgere una possibile causa: una nube particolarmente densa, una foschia capace di inghiottire la luce solare, un'eclissi solare. Ma il cielo era inoppugnabilmente sereno, terso e privo della benché minima nuvoletta. E al tempo stesso oscuro come solo la notte può essere.
Andrea Arcani venne preso dal panico. Forse stava per accadere la fine del mondo (come diceva uno dei versetti del libro dell'Apocalisse? "Saranno perenni le tenebre" o qualcosa del genere...)
Afferrò il cellulare e chiamò subito sua cugina. Con una grande agitazione nella voce esordì chiedendo: "Pronto? Dimmi, come è il cielo lì da te?"
"Scusa, abbi pazienza: mi telefoni e invece di salutarmi e di chiedermi come va, mi chiedi come è il cielo... Non mi sembra molto educato, eh!"
"No, è che qui da me è successa una cosa assurda: sono le dieci di mattina ed è ancora notte!"
"André, hai voluto fare stà cacchio di vacanza nella Norvegia settentrionale per vedere la notte polare, adesso che vuoi da me?"
Si sentì il cigolio che producevano i neuroni di Arcani mentre si attivavano. "Ah è vero, mi ero dimenticato che sto a Hammerfest... É che ieri sera la guida norvegese ci ha gentilmente offerto qualche shottino alcolico e... boh, forse ho esagerato. Vabbé, allora ciao e... poi ti mando delle foto. Però saranno tutte buie, eh!"
La ragazza sospirò. Suo cugino era un caso disperato, ma in fondo lei gli voleva bene.
ARIANO GETA

"Era una notte buia e... serena (in fondo, chi l'ha detto che la notte buia debba pure essere tempestosa?) e il giorno dopo..." ... aveva sonno, un sonno prepotente ed imperioso che lo obbligò a mantenere un controllo strettissimo sulla sua espressione, sul tono di voce, sui gesti. Bevve molti caffè, ma il sollievo era solo temporaneo e di durata sempre più breve con l'avanzare del giorno. Un'intera notte insonne era più di quanto potesse permettersi: era il suo corpo ora a ribellarsi alla sua volontà ed a reclamare quiescenza, il rilassamento delle membra, il calare della luce così vivida da ferire gli occhi. Non fu facile portare a termine la giornata di lavoro, ma in qualche modo e senza sapere neanche come, riuscì a cavarsela. Tornando a casa era completamente svuotato ed appena entrato cercò il primo giaciglio morbido in giro per la casa, vi si distese e dormì profondamente. Sognava, sognava tutte le storie ascoltate nelle ore diurne e straordinariamente riusciva nel suo sogno ad orientarle verso un esito felice, ma questo avveniva solo nelle notti serene.
SFINGE

GUS O.



"Era una notte buia e... serena (in fondo, chi l'ha detto che la notte buia debba pure essere tempestosa?) e il giorno dopo..." ,su di me, misero uomo, si scatenò un un uragano di fuoco. Lei mi disse: "Io non t'amo più".
Eppure, ieri tutti i miei guai sembravano lontanissimi.
Adesso sembrano quasi che stiano di casa qui.
Improvvisamente, non sono l'uomo che ero.
C'è un'ombra che sta sopra di me.
Perché lei se ne dovuta andare?
Non so, non l'ha voluto dire.
Ho detto qualcosa di sbagliato.
Ora bramo ieri.
Ieri, l'amore era una facile partita da giocare,
ora, ho bisogno di un posto dove nascondermi lontano da tutti.
Gus, disperato, si decide a compiere l'estremo gesto. Prende un'ampolla di velenosa acqua di serpe e raggiunge la chiesa di Saint Francis, che si trovava subito fuori dalle mura di Oxford, nella Citadel. Lì vi sono le tombe della famiglia.
Gus giunge a notte fonda al sepolcro degli Scarafaggi e aperta la tomba dei suoi avi, vi si chiude dentro bevendo il veleno che ha portato con se e la morte arrivò subitanea.
GUS O.


...si recò al lavoro nel suo nuovo ufficio. Aveva ottenuto una promozione ed era felicissimo.
Dopo pochi minuti aprì la finestra e si gettò nel vuoto.

Era l'11 settembre 2001.
SIMONA

...come tutti i giorni le prime luci dell’alba lo trovarono puntuale al solito posto.
Pronto a fare il suo dovere.
Salto’ solerte sopra la staccionata della fattoria , gonfio i polmoni della fresca aria mattutina ed esplose in un chicchirichì di due ottave maggiori che gli sarebbe sicuramente valso una nomination ai Grammy ..e tantissimi applausi dei fans.
Invece di rose sul palco gli arrivò dritto vicino alla sua testa la solita ciabata della moglie del contadino, che oramai aveva imparato benissimo a scansare.
Salto giù dalla staccionata con fare maestoso , senti dietro di se i soliti gridolini starnazzanti delle sue amate concubine provenire dall’alcova.
Spetta , spetta che adesso arrivo io a farvi cantare un po’ ...pensò avviandosi verso il pollaio con passo veloce e saltellante.
MAX

…Aveva la gara della vita. Finale a Wimbledon, lui un italiano, lui che soltanto un due anni fa era 150 del mondo ed ora è numero 4. Lui che battendo Djiokovic in finale arriverebbe ad essere il numero 2. La tensione è tanta, ma anche la consapevolezza che lui quell'impresa la può fare, che è assolutamente in grado di fermarlo ed entrare così nella leggenda

Lui che non dimentica cosa voleva dire essere 150 del mondo ed i sacrifici dei suoi per fargli prendere lezioni. Lui, che domani può vincere per se stesso, il suo pubblico e proprio per i suoi genitori. Lui che vincerà Lui che ha vinto. Domenica pomeriggio, un italiano bacia la coppa, 4 set combattuti e vinti da Luca. Luca ora è Storia, ma per lui tutto questo significa gioia per la vittoria, per essere ripagato dei suoi sacrifici e per quello che potrà fare per mamma e papà. 4-6, 7-6 7-5 7 6-3, e Luca è nella Storia.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®


LULU

i raggi del sole gli ferirono gli occhi in modo insolito. Lentamente li aprì e cercò di mettere a fuoco il paesaggio che lo circondava. Non si trovava in camera sua, nel suo letto, ma era circondato da foglie e alberi. Il sole filtrava tra le fronde e, creandosi un varco tra rami e foglie, gli colpiva dritto dritto il viso, costringendolo a strizzare gli occhi. Spostò la testa di qualche centimetro, in modo da ripararsi dalla luce diretta all’ombra di un ramo e lentamente si tirò a sedere sul terreno umido. Sentiva il sangue martellargli le tempie e la testa gli doleva. Si guardò intorno, tenendosi il capo tra le mani. Poi il suo sguardo si spostò sui propri vestiti e notò che erano tutti strappati e sporchi. Accanto a lui giaceva il suo cellulare, lo prese e con suo grosso disappunto notò che la batteria era agli sgoccioli. Sullo schermo erano in evidenza 15 chiamate di sua madre, tutte tra le 23 e le 6 del mattino. Lentamente e in modo confuso, gli tornarono in mente gli eventi della sera prima… il falò nella radura, la musica, poi la birra e l’alcol a fiumi, gli amici che festeggiavano il diploma, la ragazza cui andava dietro dagli inizi delle superiori che si sbaciucchiava con un altro…
La realtà lo colpì come un pugno: lui non era stato promosso e i genitori lo avevano saputo dalla scuola prima che lui potesse prepararli; la ragazza che gli piaceva lo aveva respinto per un altro; i suoi lo avevano messo in punizione, ma lui era andato di nascosto alla festa e, dopo essersi riempito d’alcol, non aveva avuto il coraggio di rientrare a casa ed aveva vagato per il bosco…
Ora, però, doveva affrontare la situazione e prendersi le sue responsabilità. Non era ora di piangersi addosso! Anche se non aveva preso un diploma di maturità, il primo passo per dimostrare che era maturo era quello di tornare a casa.
Si alzò in piedi nonostante la testa che gli pulsava e si incamminò… verso casa, verso il futuro.”

LULU


Il mio finale
Il giorno dopo sarebbe stato pesante per lui.
Il mattino successivo avrebbe dovuto partecipare ad un incontro sull'11 settembre. I corpi che volevano dal grattacielo, i morti e quel testamento spirituale lasciato dall'amico di Simona.
E che poteva dire luii? Mica c'era in America quel giorno? E detto tra sè e sè menomale! Mica aveva voglia di morire lui! Naaaaaaaaaaaaa! Troppo giovane ancora.
Già si era rinchiuso in casa dal 21 febbraio a causa di quei cojoni che avevano diffuso il coronavirus. Ma dimmi tu se si può?  Ma tu, cinese, ce l'hai con quello col gatto morto in testa? E sputagli addosso! Che c'entrano gli altri?
Per fortuna, che con la compagnia aerea norvegese si era rifatto. Se avesse dovuto pagare i pasti gli sarebbero costati più del biglietto.  Solo che ad un certo punto, le hostess non gli erano più passate accanto e gli  era rimasto un buchino lì, nello stomaco....
Adesso, c'era pure il problema del buio che non se ne andava. Come avrebbe fatto a trovare la strada per il luogo del meeting?
Ma forse con un taxi... Non aveva chiesto a sua cugina se questa del taxi era una buona idea... Ma tanto quella non capisce niente!
Si era pure offesa quando lui aveva aperto l'agenzia di investigazioni e non l'aveva presa come segretaria.  E pensare che l'aveva fregata a Gus... che sbaglio!!!
Ah! Lasciamo perdere pensò. Accendo la tivù e mi riguardo la performance di Luca, l'amico di DAniele e suo, quello che aveva stracciato quel tennista famoso... Gioc... Dioc... ma qualcosa del genere.
E fu così che Andrea Arcani, atteso per discutere del vile attacco di terrorismo di vent'anni prima, si addormentò davanti alla tivù la bocca piena di salmone norvegese mentre Luca rendeva onore all'Italia.
Tanto il gallo di Max era finito in pentola, finalmente!
Patricia

10 commenti:

  1. Molto originale ed interessante il tuo finale. Bravi a tutti gli altri, merito anche dell'incipit di Ariano che ha saputo stimolare questi finali.

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    1. Ho cercato di mettervi tutti nel calderone ahhaahahahahh
      Ariano ci ha dato un incipit che più aperto di così!

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  2. Molto creativo il tuo finale.
    Complimenti a tutti.
    Ciao Patricia:)
    sinforosa

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  3. Grazie a tutti per aver valorizzato il mio incipit :-)

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    1. Grazie a te!
      E grazie ad Andrea Arcani per essersi prestato così ahahhhahahh

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  4. ma che bella iniziativa !!!!!!!!!!!!!! Dovrò starci più attento alle tue iniziative, perchè mi piace parteciparvi. Complimenti a tutti !

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    1. Ciao STefano!
      Grazie! La prossima puntata inizierà il 20 luglio con l'incipit di..non mi ricordo, aspetta che vado a vedere... Sinforosa!

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  5. Complimenti a tutti.
    Però anche te Patricia , far fare una così brutta fine a un simpatico galletto...-:)

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    1. ahahahahahahahahah
      Il galletto sarà simpatico ma quando si mettono in tre a cantare.... una volta o l'altra i vicini lo cuociono ahhahaahahh

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